Il primo cinque cilindri Audi a superare i 300 km/h: era il 1989

Nel 1989 Audi portò a Nardò una 200 Turbo Quattro da 650 CV: cinque cilindri, 25 valvole e velocità superiori a 300 km/h

Il primo cinque cilindri Audi a superare i 300 km/h: era il 1989
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Renato Terlisi
Pubblicato il 12 ago 2026

Alla fine degli anni ’80, vedere una berlina viaggiare stabilmente a oltre 300 km/h era qualcosa di decisamente fuori dall’ordinario. Audi ci provò con una vettura dall’aspetto relativamente discreto, ma con una meccanica estrema: la Audi 200 Turbo Quattro preparata per le prove ad alta velocità di Nardò.

Sotto il cofano c’era un cinque cilindri turbo da 2,2 litri capace di sviluppare 650 CV (478 kW). Ma la potenza era soltanto una parte della storia. Il vero laboratorio tecnologico era nella testata, dove Audi sperimentava una soluzione all’epoca decisamente insolita: cinque valvole per cilindro, per un totale di 25.

Non si trattava semplicemente di costruire una Audi 200 velocissima. L’obiettivo era mettere sotto stress nuove tecnologie in condizioni difficilmente replicabili su strada. E a Nardò significava una cosa molto semplice: percorrere chilometri e chilometri a gas spalancato.

Il cinque cilindri Audi da 650 CV aveva 25 valvole

Il cuore della Audi 200 Turbo Quattro era il cinque cilindri turbo di 2,2 litri. Ogni cilindro utilizzava tre valvole di aspirazione e due di scarico, una configurazione pensata per migliorare il passaggio dei gas e aumentare le prestazioni.

Secondo i dati raccolti all’epoca dai tecnici Audi, rispetto alle migliori configurazioni a quattro valvole la soluzione a cinque valvole poteva offrire un incremento della coppia compreso tra il 5 e il 10% nell’intero arco di erogazione. C’era anche un possibile vantaggio sul fronte dell’efficienza. Valvole più piccole significavano masse in movimento inferiori e la maggiore capacità di far respirare il motore poteva contribuire alla riduzione delle perdite.

A Nardò, però, i consumi non erano certo la priorità. Il motore doveva dimostrare di resistere a un utilizzo estremo e prolungato. Per questo la vettura veniva controllata attraverso un sistema di telemetria. Dalla zona box era possibile tenere sotto osservazione parametri come regime del motore, pressione del turbo, temperatura dei gas di scarico e del liquido di raffreddamento, pressione dell’olio e temperature di motore, cambio e asse posteriore. Persino il livello del carburante veniva monitorato durante la marcia.

A 3 bar di pressione arrivava a circa 345 km/h

I numeri aiutano a capire quanto fosse estrema questa Audi. La velocità poteva essere regolata intervenendo anche sulla pressione di sovralimentazione. Con 2,4 bar di pressione assoluta e il cinque cilindri a circa 5.500 giri/min, la vettura viaggiava intorno ai 310 km/h.

Portando la pressione a 3,0 bar e il regime a circa 6.100 giri/min, si arrivava invece a circa 345 km/h. La velocità massima teorica veniva indicata addirittura in 400 km/h, anche se questo dato non corrisponde a una velocità effettivamente raggiunta durante le prove descritte.

A quelle andature il problema non era soltanto avere abbastanza cavalli. Bisognava soprattutto mantenere la macchina stabile. Anche la leggera curvatura dell’anello di Nardò diventava importante quando si viaggiava vicino ai 350 km/h. Ed è qui che entravano in gioco aerodinamica, telaio e trazione integrale.

Aerodinamica e Quattro: così Audi gestiva 650 CV

Esteticamente la vettura da record non sembrava una macchina da competizione tradizionale. Le modifiche erano funzionali: piccolo spoiler anteriore, appendice posteriore, minigonne laterali e un fondo più regolare. Il lavoro aerodinamico permise di portare il coefficiente di resistenza da 0,30 a 0,27, nonostante le grandi necessità di raffreddamento della meccanica.

Persino le aperture normalmente destinate ai fari venivano sfruttate per convogliare aria. Ancora più importante era il controllo della portanza. Superati i 300 km/h, infatti, non basta ridurre la resistenza all’avanzamento: bisogna evitare che l’aria alleggerisca eccessivamente la vettura rendendola instabile.

Anche il telaio venne adattato. All’anteriore erano presenti un triangolo inferiore e uno schema McPherson, mentre il sistema Quattro continuava a distribuire la coppia sulle quattro ruote. La trasmissione, tuttavia, non era quella della normale Audi 200: la necessità di montare ingranaggi rinforzati portò a modifiche importanti, compresa l’eliminazione del differenziale centrale nella configurazione utilizzata.

Curioso anche il posizionamento di alcuni componenti. Dietro l’asse posteriore trovavano spazio il serbatoio dell’olio della lubrificazione a carter secco e un enorme serbatoio carburante da 340 litri. Nell’abitacolo posteriore venivano invece trasportati pezzi di ricambio fissati direttamente alla struttura. Non era un dettaglio: nelle prove da record determinati componenti potevano essere sostituiti soltanto se erano stati trasportati a bordo della vettura.

Pit stop da 25 secondi e 340 litri di carburante

La velocità non riguardava solamente ciò che accadeva in pista. Anche ai box Audi aveva organizzato un’operazione estremamente rapida. In appena 25 secondi potevano essere effettuati il cambio del pilota, degli pneumatici e dell’olio motore, oltre al rifornimento dei 340 litri di benzina senza piombo.

La Audi 200 utilizzata a Nardò serviva inoltre come banco di prova per un nuovo catalizzatore con supporto metallico. Il progetto, quindi, metteva insieme prestazioni pure e sperimentazione di tecnologie potenzialmente destinate alla produzione.

Non era nemmeno la prima esperienza Audi nel campo dei record ad altissima velocità. Nel 1986 un’altra berlina turbo a cinque cilindri, sviluppata per Talladega e guidata da Bobby Unser, aveva ottenuto una velocità media di 332,88 km/h.

La vettura di Nardò portava quel concetto ancora più avanti, soprattutto dal punto di vista del motore. Il destino della tecnologia a cinque valvole, però, sarebbe stato più complesso di quanto lasciassero immaginare quelle prove. La soluzione rappresentava in quel momento una delle strade tecniche su cui Audi stava lavorando, ma il cinque cilindri a 25 valvole non arrivò poi nella produzione di serie.

Resta una macchina particolarmente significativa per capire quanto fossero ambiziosi gli esperimenti Audi alla fine degli anni ’80: 650 CV, trazione integrale, telemetria e oltre 300 km/h, il tutto partendo dalla sagoma di una grande berlina. Una combinazione che, ancora oggi, rende quella Audi 200 Turbo Quattro molto più di una semplice auto da record.

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