Porsche voleva rottamare la 911: così sono nate le sportive che oggi fanno impazzire gli appassionati
Porsche aveva pensato a nuove sportive per mandare in pensione la 911: 924, 944 e 928 hanno seguito una strada diversa, diventando icone
C’è stato un momento in cui Porsche pensò davvero che la 911 fosse arrivata al capolinea. Era l’inizio degli anni Settanta e nella casa tedesca cresceva la convinzione che la particolare architettura della sportiva con motore posteriore fosse destinata a diventare sempre più difficile da gestire con l’aumento delle potenze.
La risposta arrivò con una nuova famiglia di modelli a motore anteriore, le cosiddette PMA, Porsche mit Frontmotor. Da quella scelta nacquero 924, 944, 968 e 928, automobili molto diverse dalla 911 ma capaci di ritagliarsi un posto importante nella storia del marchio.
La rivoluzione del motore anteriore
A guidare Porsche dal 1972 fu Ernst Fuhrmann, convinto che il motore posteriore della 911, con la maggior parte delle masse concentrate sull’asse posteriore, avrebbe rappresentato un limite con l’aumento delle prestazioni.
La soluzione fu spostare il motore davanti e collocare cambio e differenziale al posteriore, adottando l’architettura Transaxle. In questo modo Porsche puntava a ottenere una distribuzione dei pesi più equilibrata.
La prima a debuttare fu la 924, presentata alla fine del 1975 e sviluppata inizialmente insieme a Volkswagen come erede della 914. Il progetto utilizzava diverse componenti condivise con altri modelli del gruppo, compreso il motore di origine Audi, ma venne poi rilevato interamente da Porsche dopo il ritiro di Volkswagen.
Più ambiziosa era la 928, presentata nel 1977. Aveva un V8 sviluppato da Porsche e un sofisticato retrotreno Weissach. La stampa accolse con entusiasmo la nuova GT, tanto che nel 1978 arrivò anche il titolo di Auto dell’Anno, prima vettura della categoria a ottenere il riconoscimento.
944 e 968 completano la famiglia
La 928, però, non riuscì a conquistare il pubblico che Porsche sperava. Il prezzo elevato, il peso e un carattere molto diverso da quello della 911 limitarono il suo successo.
Nel frattempo arrivò la 944, evoluzione della 924 presentata nel 1981. La nuova sportiva adottava un motore a quattro cilindri derivato dal V8 della 928 e una carrozzeria più muscolosa. Nel 1991 sarebbe stata ulteriormente sviluppata nella 968, ultima evoluzione di questa famiglia.
La 968 rappresentò il punto più maturo della filosofia Transaxle. La versione Clubsport, più essenziale e orientata alla guida, montava un 3.0 quattro cilindri da 240 CV e puntava soprattutto su equilibrio e comportamento stradale.
La produzione delle 968 terminò nel 1995, mentre nello stesso anno uscì di scena anche la 928. Si chiudeva così una parabola durata circa vent’anni.
Modelli diversi dalla 911, ma ancora Porsche
Le PMA non riuscirono quindi a sostituire la 911 come immaginato negli anni Settanta. La sportiva con motore posteriore rimase in produzione e continuò a evolversi, diventando uno dei pilastri della gamma Porsche.
Questo non significa però che 924, 944, 968 e 928 siano state semplicemente un errore industriale. La loro architettura, il design e le soluzioni tecniche contribuirono a costruire una parte significativa della storia del marchio.
La loro eredità sarebbe rimasta anche negli anni successivi, quando Porsche avrebbe trovato altre strade per ampliare la propria gamma. Il Boxster e la 996 furono fondamentali per il rilancio della casa negli anni Novanta, mentre nel 2002 arrivò il Cayenne, il modello che avrebbe trasformato definitivamente gli equilibri economici dell’azienda.
La lezione delle Porsche a motore anteriore rimane però particolare: nacquero con l’obiettivo di superare la 911, ma finirono per diventare youngtimer ricercate e apprezzate dagli appassionati. Una storia iniziata come alternativa alla sportiva simbolo di Porsche e conclusa con la trasformazione di quelle stesse vetture in una parte irrinunciabile del passato della casa di Zuffenhausen.