Bugatti EB110, 35 anni fa il sogno di Romano Artioli diventava realtà
Trentacinque anni fa Romano Artioli riportava in vita Bugatti con una supercar rivoluzionaria: V12 quadriturbo, trazione integrale e 351 km/h
Il 14 settembre 1991 Parigi si fermò davanti a una Bugatti che sembrava arrivare direttamente dal futuro. In Place de la Défense, davanti a un pubblico internazionale e a personaggi come Alain Delon, Romano Artioli presentava la EB110 GT, la vettura scelta per riportare in vita un marchio che aveva smesso di produrre automobili nel 1963.
Era una supercar fuori dagli schemi, nata nella Motor Valley ma con ambizioni internazionali. Un progetto costosissimo, affidato ad alcuni dei nomi più importanti dell’ingegneria e del design italiano. La sua parabola sarebbe durata appena pochi anni, ma avrebbe lasciato un segno profondo nella storia dell’automobile.
Un sogno nato in Italia
Dietro la rinascita della Bugatti c’era Romano Artioli, imprenditore mantovano cresciuto a Bolzano e diventato uno dei più importanti concessionari Ferrari, oltre che importatore ufficiale Suzuki per l’Italia. La sua vera passione, però, era il marchio fondato da Ettore Bugatti.
Artioli rilevò il marchio e presentò al governo francese un progetto per riportarlo alla produzione. Per costruire la nuova Bugatti scelse Campogalliano, nel cuore della provincia di Modena. Qui sorse quella che sarebbe diventata la celebre Fabbrica Blu, uno stabilimento avveniristico inaugurato nel 1990 con uffici, reparto motori, linee produttive e pista di collaudo.
Il progetto riunì personalità di primo piano: Paolo Stanzani, Marcello Gandini, Nicola Materazzi, Giampaolo Benedini e, successivamente, Maurizio Reggiani. L’obiettivo era ambizioso: creare una Bugatti moderna senza tradire il prestigio del marchio.
Quattro turbo per sfidare Ferrari e Lamborghini
Il risultato fu una delle supercar più sofisticate della sua epoca. Il telaio era in fibra di carbonio, la carrozzeria in alluminio e la trazione integrale utilizzava tre differenziali. Ma era soprattutto il motore a lasciare senza parole.
Dietro l’abitacolo lavorava un V12 di 3,5 litri, con cinque valvole per cilindro e quattro turbocompressori IHI. Nella configurazione della EB110 GT sviluppava 553 CV a 8.000 giri e 590 Nm di coppia, numeri che permettevano di raggiungere 340 km/h e accelerare da 0 a 100 km/h in 3,6 secondi.
Era più potente della Lamborghini Diablo e della Ferrari F40, le due rivali naturali di quel periodo. La Bugatti aggiungeva però alla prestazione una dotazione sorprendentemente completa, con climatizzatore, servosterzo, impianto audio e interni rivestiti in pelle.
La EB110 SS e il sogno di Schumacher
Nel 1992 arrivò la EB110 Super Sport, ancora più estrema. Il V12 saliva a 612 CV e 650 Nm, mentre il peso scendeva di circa 150 kg grazie all’impiego di carbonio e kevlar. L’aerodinamica veniva modificata con una grande ala posteriore fissa e nuove prese d’aria.
La velocità massima arrivava a 351 km/h e lo 0-100 km/h scendeva a 3,3 secondi. Tra i suoi estimatori ci fu anche Michael Schumacher, che nel 1994 acquistò proprio una EB110 SS gialla con interni blu.
Una storia troppo breve
Il problema non fu la tecnologia, ma la sostenibilità economica dell’operazione. Gli investimenti necessari per sviluppare la vettura e costruire la Fabbrica Blu furono enormi, mentre la recessione dei primi anni Novanta ridusse il mercato delle supercar.
Nel 1995 arrivò il fallimento. La produzione si fermò dopo 121 EB110, comprese GT, SS e vetture da competizione. La fabbrica chiuse insieme all’azienda, trasformandosi negli anni in uno dei simboli più malinconici della Motor Valley.
La EB110 ebbe anche una parentesi agonistica, partecipando alla 24 Ore di Le Mans del 1994 con la EB110 LM. La vettura si ritirò dopo oltre 23 ore di gara per un incidente provocato dal cedimento di uno pneumatico.
L’eredità della EB110
La storia, però, non finì a Campogalliano. Alcune scocche rimaste incompiute furono trasformate nelle Dauer EB110, mentre nel 1998 il gruppo Volkswagen acquisì il marchio Bugatti.
La nuova era avrebbe portato la casa verso hypercar ancora più estreme, ma il legame con la creatura di Artioli non sarebbe mai scomparso. Nel 2019 arrivò la Bugatti Centodieci, prodotta in soli dieci esemplari e ispirata proprio alla EB110.
Trentacinque anni dopo quella serata parigina, la Bugatti di Artioli resta una storia particolare: una supercar tecnicamente avanzatissima, nata da un investimento enorme e da un gruppo di uomini straordinari. Durò poco, ma abbastanza per dimostrare che anche un marchio rimasto fermo per quasi trent’anni poteva tornare a sognare in grande.