IKA Torino, l'auto argentina disegnata da Pininfarina torna a casa dopo 60 anni

La leggendaria IKA Torino torna in Piemonte per i suoi 60 anni: nata in Argentina su base americana, fu ridisegnata da Pininfarina e corse al Nürburgring

IKA Torino, l'auto argentina disegnata da Pininfarina torna a casa dopo 60 anni
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Renato Terlisi
Pubblicato il 28 set 2026

Ha un nome piemontese, una carrozzeria firmata Pininfarina, una base tecnica americana e un posto speciale nella storia dell’automobile argentina. Sessant’anni dopo il debutto, la IKA Torino ha compiuto un viaggio dal forte valore simbolico, tornando proprio nella città che le ha dato il nome.

Una decina di esemplari riuniti dal Club de Clásicos Argentinos en Europa hanno raggiunto il Piemonte per un appuntamento tra Cambiano e il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Un ritorno alle origini che ha richiamato appassionati e personalità del settore, tra cui Horacio Pagani, per celebrare un modello ormai ricercato dai collezionisti e capace di collegare due culture automobilistiche apparentemente lontanissime.

Un’americana ridisegnata da Pininfarina

La storia comincia nel 1955 con la nascita di Industrias Kaiser Argentina, meglio conosciuta come IKA. L’azienda avviò la produzione nello stabilimento di Santa Isabel, a Córdoba, ma aveva bisogno di un’automobile capace di diventare il proprio modello simbolo e confrontarsi con rivali affermate come la Ford Falcon.

Il punto di partenza fu la Rambler American del 1964. La vettura venne però profondamente modificata, intervenendo anche sull’assetto e sul retrotreno per adattarla alle difficili condizioni delle strade argentine.

Per lo stile entrò invece in scena Pininfarina. La carrozzeria italiana ridisegnò il frontale, la parte posteriore e l’abitacolo, dando alla vettura un’identità molto più personale. Anche il nome rappresentava un omaggio esplicito alla città piemontese e al suo simbolo.

La Torino debuttò nel 1966 a Buenos Aires. Sotto il cofano trovò posto inizialmente il sei cilindri Tornado, mentre le successive evoluzioni più prestazionali adottarono anche una configurazione con tre carburatori Weber, permettendo alle coupé di avvicinarsi ai 200 km/h.

L’impresa alla 84 Ore del Nürburgring

La consacrazione arrivò tre anni più tardi grazie a un’avventura destinata a entrare nella cultura automobilistica argentina. Nel 1969 la cosiddetta Misión Argentina, legata a Juan Manuel Fangio e al tecnico Oreste Berta, portò tre Torino alla 84 Ore del Nürburgring.

La vettura numero 3 concluse la durissima competizione al quarto posto assoluto. Quel risultato contribuì a trasformare definitivamente la Torino da automobile di successIo a simbolo nazionale, dimostrando le proprie qualità su uno dei circuiti più impegnativi del mondo.

La carriera continuò negli anni Settanta, mentre IKA passava progressivamente sotto il controllo Renault. La Torino ricevette ulteriori evoluzioni e, secondo i dati riportati, arrivò a sviluppare 215 CV nella versione GS. Comparvero inoltre dotazioni come aria condizionata e tetto apribile, allora tutt’altro che scontate.

Quasi 100.000 esemplari prima dell’addio

La storia industriale terminò il 14 dicembre 1981. I consumi elevati e un mercato argentino trasformato dalla liberalizzazione delle importazioni contribuirono alla fine di un modello che, nell’arco della sua lunga carriera, arrivò a sfiorare i 100.000 esemplari prodotti.

Oggi le IKA Torino superstiti sono diventate automobili da collezione, soprattutto nelle configurazioni più rare. E il ritorno di una decina di esemplari tra Cambiano e il Mauto assume un significato particolare.

Dopo sessant’anni, l’auto costruita dall’altra parte dell’Atlantico è tornata così nel luogo che contribuì a darle un volto e persino un nome. Argentina nella meccanica e nell’identità, italiana nello stile: probabilmente è proprio questa doppia anima ad aver reso la Torino un’automobile irripetibile.

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