Benzina e diesel, prezzi verso nuovi rincari: pesa la crisi di Hormuz

Benzina e diesel potrebbero rincarare nei prossimi mesi: la crisi dello Stretto di Hormuz spinge il petrolio e aumenta i rischi per l'inverno

Benzina e diesel, prezzi verso nuovi rincari: pesa la crisi di Hormuz
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Renato Terlisi
Pubblicato il 12 ago 2026

Fare il pieno potrebbe diventare sensibilmente più costoso nei prossimi mesi. L’allarme arriva dalla banca svedese SEB, secondo cui il protrarsi della crisi energetica provocata dal conflitto in Medio Oriente rischia di trasferirsi direttamente sui prezzi di benzina e diesel pagati dagli automobilisti.

Il nodo principale è lo Stretto di Hormuz. Secondo l’analista delle materie prime Bjarne Schieldrop, le prospettive di un rapido ritorno alla normale circolazione attraverso questo passaggio strategico restano limitate. Una situazione che sta aumentando la pressione sul mercato petrolifero e, soprattutto, sui prodotti raffinati.

Non si tratta ancora di una previsione precisa su quanto aumenteranno i prezzi alla pompa. La direzione indicata dagli analisti, però, è chiara: se le difficoltà nei flussi energetici continueranno, l’inverno potrebbe diventare più caro per i consumatori.

Perché benzina e diesel rischiano di aumentare

Lo Stretto di Hormuz rappresenta un passaggio fondamentale per i flussi energetici internazionali. Una chiusura prolungata o forti limitazioni alla navigazione possono quindi avere conseguenze che vanno ben oltre l’area direttamente coinvolta nel conflitto.

Secondo l’analisi di SEB, uno dei problemi principali riguarda proprio i prodotti petroliferi e il gas fossile. Benzina e diesel dipendono dalla disponibilità di greggio, dalla capacità di raffinazione e dalla possibilità di trasportare regolarmente i prodotti sui mercati internazionali.

La situazione è complicata dallo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Schieldrop descrive il processo come lento e difficoltoso e ritiene poco probabile una rapida riapertura dello Stretto alla normale navigazione. Più a lungo durerà l’incertezza, maggiore sarà il rischio che la tensione venga incorporata nelle quotazioni energetiche.

Questo non significa che un aumento del petrolio venga trasferito automaticamente e nella stessa misura sul prezzo alla pompa. Il costo finale di benzina e diesel dipende anche da altri elementi, tra cui raffinazione, distribuzione, fiscalità e andamento dei cambi. Una crescita persistente delle quotazioni del greggio resta comunque un fattore di pressione.

Petrolio in rialzo: Brent vicino a 89 dollari

I mercati hanno già iniziato a reagire alle difficoltà diplomatiche e alla situazione in Medio Oriente. Nei dati riportati il Brent è salito dell’1,20% raggiungendo 88,83 dollari al barile, mentre il WTI americano ha guadagnato l’1,37%, arrivando a 83,37 dollari al barile.

Movimenti giornalieri di questa entità non bastano, da soli, a determinare cosa accadrà ai distributori nelle prossime settimane. Il problema è piuttosto la possibilità che il petrolio rimanga su livelli elevati o continui a salire se la crisi dovesse protrarsi.

Per gli automobilisti europei diventerebbe allora importante osservare soprattutto l’evoluzione dei prezzi dei carburanti raffinati. È infatti su benzina e gasolio pronti per il mercato che eventuali difficoltà di approvvigionamento possono diventare particolarmente visibili. SEB mette l’accento proprio su questo punto, avvertendo che i prodotti petroliferi potrebbero rappresentare uno dei problemi maggiori con l’avvicinarsi dell’inverno.

Cosa può cambiare per chi usa l’auto

Al momento non è possibile indicare di quanti centesimi potrebbero aumentare benzina e diesel, né quando un eventuale rincaro raggiungerà i distributori. Dipenderà soprattutto dalla durata della crisi e dall’evoluzione dei flussi attraverso Hormuz.

Per chi percorre molti chilometri, però, anche variazioni relativamente contenute possono avere un impatto significativo. Un aumento di 10 centesimi al litro, per esempio, significa 5 euro in più per un rifornimento da 50 litri. Il rischio principale è quindi quello di una fase prolungata di prezzi energetici elevati, più che di un singolo aumento improvviso.

Molto dipenderà dalle prossime mosse diplomatiche. Una normalizzazione della navigazione potrebbe ridurre parte della pressione sui mercati, mentre il protrarsi dello stallo potrebbe mantenere alte le quotazioni. Per ora l’indicazione proveniente dagli analisti resta una previsione e non una certezza sui futuri prezzi alla pompa. Ma con Brent e WTI nuovamente in rialzo e una soluzione rapida alla crisi di Hormuz considerata poco probabile, benzina e diesel tornano tra le voci da tenere d’occhio nei prossimi mesi.

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