Tesla scappa da Wall Street?

Elon Musk twitta l'annuncio e manda una lettera ai dipendenti: vuole ricomprare l'azienda a 420 dollari per azione, ma la SEC indaga.


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Elon Musk sta pensando di rendere privata Tesla, la sua azienda che produce auto elettriche di alta gamma, attualmente quotata in borsa a Wall Street. E, come è sua abitudine, dopo averlo pensato lo ha anche twittato.

Con un tweet lanciato in rete tra mezzogiorno e l'una del 7 agosto, a mercati finanziari aperti, Musk ha annunciato: "Sto pensando di rendere Tesla privata a 420 dollari per azione. Finanziamenti garantiti.".



Poche ore dopo Musk lancia un altro tweet con un link a un comunicato stampa ufficiale di Tesla, in cui si riporta la lettera inviata da Musk ai dipendenti (che sono anche azionisti). La lettera contiene maggiori dettagli sull'idea del CEO. Ne riportiamo gli stralci più significativi:

Innanzitutto, non è stata ancora presa una decisione definitiva, ma lo scopo di tutto ciò è la creazione di un ambiente in cui Tesla funzioni al meglio. Come azienda pubblica, siamo soggetti a oscillazioni selvagge del prezzo delle nostre azioni che può essere una grande distrazione per tutti coloro che lavorano in Tesla, che sono tutti anche azionisti dell'azienda. Essere quotati in borsa ci sottopone anche al ciclo dei profitti trimestrali che esercita su Tesla una enorme pressione a prendere decisioni che potrebbero essere giuste per un dato trimestre, ma non necessariamente giuste per il lungo termine.

Poi la lettera continua:

Innanzitutto, vorrei fare in modo che tutti gli azionisti possano scegliere. O rimangono investitori in una Tesla privata o vendono le loro azioni a 420 dollari l'una, che è un premio del 20% rispetto al prezzo delle azioni alla chiusura del secondo trimestre (che erano già cresciute di prezzo del 16%). La mia speranza è che tutti gli azionisti restino, ma se preferiscono vendere, ciò sarebbe possibile un bel premio.

In secondo luogo, la mia intenzione è che tutti i dipendenti Tesla restino azionisti della società, proprio come accade in SpaceX. Se dovessimo diventare privati, i dipendenti sarebbero comunque in grado di vendere periodicamente le loro azioni e esercitare le loro opzioni.


Infine, Musk precisa che la decisione deve comunque passare da una votazione degli azionisti. Questo perché Musk detiene solo il 20% delle azioni di Tesla.

L'attuale CEO dell'azienda aggiunge anche di non pensare ad una uscita da Wall Street per scalare la società e che non esclude che, in futuro, quando i conti saranno a posto e i guadagni più stabili Tesla possa ritornare in borsa.

Come al solito l'utilizzo di Twitter da parte di Elon Musk per dare annunci così importanti per i mercati non è stato ben visto né dagli investitori né dalle autorità che vigilano sulla borsa di New York.

Pochi minuti dopo il primo Tweet, infatti, i volumi di scambio delle azioni Tesla hanno subito un picco notevolissimo: se mediamente nelle settimane precedenti si registrava a Wall Street un volume di acquisti e vendite medio di circa 9-10 milioni di operazioni al giorno, dopo il tweet si sono sfiorati i 30 milioni di scambi.

Ciò ha spinto la Security and Exchange Commission americana (equivalente alla nostra Consob, che vigila sulla correttezza delle operazioni in borsa) ad aprire una prima indagine informale su Tesla.

Tutto questo anche perché, è bene ricordarlo, Tesla ha debiti verso banche, fondi di investimento e privati investitori per oltre 10 miliardi di dollari. Un debito che rende quanto meno misteriosa l'affermazione contenuta nel primo tweet di Musk: "Finanziamenti garantiti".

Per togliere da Wall Street Tesla a 420 dollari per azione, infatti, servono una montagna di soldi: circa 70 miliardi di dollari. Chi ce li mette? Chi li garantisce?

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