Singer e Louis Vuitton trasformano due Porsche 911 in opere uniche

Singer e Louis Vuitton reinterpretano due Porsche 911 con dettagli esclusivi, orologio removibile, bagagli su misura e finiture mai viste prima

Singer e Louis Vuitton trasformano due Porsche 911 in opere uniche
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Renato Terlisi
Pubblicato il 13 ago 2026

Quando Singer incontra Louis Vuitton, una Porsche 911 può diventare qualcosa di molto diverso dalla già esclusiva reinterpretazione a cui ci ha abituato lo specialista californiano. La collaborazione tra le due realtà ha infatti dato vita a due Porsche 911 profondamente personalizzate, nelle quali meccanica, moda e artigianato di lusso finiscono per sovrapporsi.

Non si tratta semplicemente di applicare loghi o colori speciali alla carrozzeria. Louis Vuitton è intervenuta su strumenti, rivestimenti, comandi, accessori e bagagli. Persino l’orologio della plancia è stato ripensato: può essere estratto dall’auto e utilizzato come orologio da tavolo.

Il progetto comprende due vetture molto diverse tra loro. La prima è una Singer Classic coupé con motore aspirato, mentre la seconda è una Classic Turbo Cabriolet. Entrambe partono dalla filosofia Singer applicata alla Porsche 911 della generazione 964, ma ricevono una quantità di dettagli sviluppati appositamente per questa collaborazione.

Singer e Louis Vuitton, tutto parte dall’orologio

Uno degli elementi più curiosi dell’intero progetto è proprio l’orologio. Il suo sviluppo avrebbe richiesto circa un anno e, anziché rappresentare un semplice accessorio, avrebbe finito per influenzare il resto dell’abitacolo. La strumentazione utilizza grafiche ispirate alla collezione Tambour, con quadranti blu cobalto e indicazioni arancioni. Il lavoro si estende poi ai piccoli comandi e alle finiture, con l’obiettivo di far convivere l’impostazione tipicamente analogica delle Singer con elementi riconducibili al mondo Louis Vuitton.

Per il marchio francese si tratta inoltre di un progetto particolare: viene indicato come la prima realizzazione di un articolo sviluppato in co-branding. La personalizzazione raggiunge livelli difficili da trovare anche nel segmento delle auto di lusso. Non riguarda infatti soltanto ciò che rimane montato sulla vettura, ma comprende anche il modo in cui l’auto viene utilizzata e gli oggetti che il proprietario può portare con sé.

La prima Porsche ha anche sci e tavola da surf

La prima delle due vetture è una Singer Classic coupé, immediatamente riconoscibile per la combinazione cromatica tra giallo zafferano e blu cobalto. Le tonalità sono state scelte richiamando sia la tradizione Louis Vuitton sia alcune delle prime commissioni Singer in Bahama Yellow.

Sul tetto compare inoltre un portapacchi sviluppato appositamente. Può ospitare un baule dedicato, un paio di sci oppure la tavola da surf coordinata mostrata insieme alla vettura. Sotto la carrozzeria in fibra di carbonio rimane invece una configurazione decisamente più vicina alla tradizione Porsche. Il motore è un boxer sei cilindri aspirato da 4,0 litri raffreddato ad aria, abbinato a un cambio manuale a sei rapporti e alla trazione posteriore. L’impianto frenante utilizza dischi carboceramici.

Ancora più particolare è l’abitacolo. Singer e Louis Vuitton hanno scelto pelle dalla tonalità naturale, cuciture gialle e comandi metallici rifiniti a mano. Persino i piccoli fori dedicati alla ventilazione dei sedili incorporano dettagli che richiamano i celebri fiori Monogram. Non manca un set di bagagli su misura, realizzato per sfruttare lo spazio del vano anteriore. Il corredo comprende anche casco, guanti da guida, scarpe e giacca coordinati.

La seconda Singer cambia completamente carattere

Se la coupé punta su colori accesi e accessori da viaggio, la seconda vettura segue una strada differente. Si tratta di una Classic Turbo Cabriolet, sviluppata con il contributo di Nicolas Ghesquière, direttore creativo delle collezioni donna Louis Vuitton.

La carrozzeria adotta una particolare tonalità bianca denominata Calcaire Lutétien e l’aspetto complessivo è accompagnato da numerosi elementi in legno. Il riferimento, in questo caso, arriva dalle classiche imbarcazioni runabout. Il materiale viene utilizzato sui paraurti, sulla parte posteriore della carrozzeria, nell’abitacolo e persino nel vano destinato ai bagagli.

Dietro trova posto un 3.8 litri biturbo a sei cilindri contrapposti, abbinato anche in questo caso a un cambio manuale. Al posteriore spicca invece il grande spoiler in stile whale tail, uno degli elementi più immediatamente riconoscibili della vettura. Il risultato è quasi l’opposto della prima 911: stessa ricerca esasperata del dettaglio, ma un’identità visiva completamente differente.

Quanto costano queste Porsche?

È probabilmente la domanda più immediata, ma per il momento non c’è una risposta. Il prezzo non è stato comunicato e non è stato specificato neppure se le due vetture siano effettivamente disponibili per l’acquisto.

Del resto, considerando il livello di personalizzazione, parlare di un normale listino avrebbe poco senso. Singer realizza già vetture profondamente modificate partendo dalla Porsche 911 della serie 964; aggiungere un progetto sviluppato insieme a Louis Vuitton porta il concetto di personalizzazione ancora più lontano.

Queste due auto servono soprattutto a mostrare fin dove può arrivare una commissione quando quasi ogni elemento viene trattato come un oggetto indipendente. Dalla strumentazione ai bagagli, dal portapacchi ai rivestimenti, fino a un orologio estraibile dalla plancia.

Due Porsche 911 che rimangono automobili da guidare, con motori boxer e cambio manuale, ma che allo stesso tempo diventano pezzi di artigianato realizzati praticamente attorno al loro proprietario.

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