Renault ha trovato qualcosa che i cinesi non possono copiare: il suo passato
Renault usa R5, R4 e Twingo per distinguersi in un mercato sempre più uniforme: secondo il design director Alexandre Malval, il passato non può essere copiato
C’è una cosa che un nuovo concorrente può difficilmente comprare, progettare o replicare: 128 anni di storia. Renault sembra intenzionata a trasformare proprio questo patrimonio in un’arma competitiva, sfruttando modelli e stilemi del passato per costruire automobili immediatamente riconoscibili in un mercato che rischia invece di diventare sempre più uniforme.
A spiegare la strategia è Alexandre Malval, direttore del design Renault da gennaio 2026, intervenuto in occasione della presentazione del concept Renault 8 Gordini, atteso al Salone dell’Auto di Parigi dal 12 al 18 ottobre.
Secondo Malval, l’elettrico offre ai progettisti una grande libertà nella definizione delle silhouette. Allo stesso tempo, però, aerodinamica, ricerche di mercato ed esigenze tecniche possono spingere costruttori differenti verso forme simili. È qui che il passato torna improvvisamente utile.
R5, R4 e Twingo diventano una difesa
Renault distingue oggi i propri modelli tra due grandi famiglie stilistiche. Da una parte ci sono le “Classic Icons”, automobili che reinterpretano nomi e caratteristiche appartenenti alla storia del marchio: Renault 5, Renault 4, Twingo e, almeno sotto forma di concept, R8 Gordini.
Dall’altra compaiono le “Future Icons”, come Rafale, Scénic e Mégane, chiamate invece a costruire un’identità destinata eventualmente a diventare il patrimonio Renault di domani. Il rétro-futurismo non viene quindi considerato soltanto un’operazione nostalgica. Malval lo interpreta come uno strumento di differenziazione particolarmente efficace proprio con l’arrivo di numerosi nuovi concorrenti.
«L’approccio rétro è semplicemente un’opportunità per far vivere il marchio. E soprattutto non può essere copiato», ha spiegato il designer. Un concorrente che riproducesse apertamente una delle icone Renault, secondo Malval, finirebbe infatti per richiamare automaticamente l’originale anziché costruire una propria identità.
Anche gli schermi possono diventare tutti uguali
La stessa ricerca di riconoscibilità arriva nell’abitacolo della R8 Gordini. Il concept abbandona la corsa ai display sempre più grandi e utilizza una plancia estremamente essenziale, caratterizzata da una fascia in alluminio spazzolato, piccoli strumenti digitali circolari e un’impostazione definita “Café Racer”.
È quasi l’opposto di quanto avviene su molte automobili contemporanee, dove buona parte dell’esperienza di bordo viene concentrata su grandi superfici touchscreen.
Portare una soluzione così radicale su un modello di grande serie, tuttavia, sarebbe complicato. Malval riconosce che sono gli stessi clienti a chiedere connettività, mirroring dello smartphone, applicazioni e funzioni multimediali da utilizzare quando l’auto è ferma. Per questo i modelli destinati alle famiglie continueranno ad avere display importanti.
Una Renault senza maxi display?
La porta, però, non è completamente chiusa. Il responsabile del design immagina la possibilità di utilizzare in futuro un’impostazione molto più essenziale su un prodotto differente, probabilmente più sportivo e meno orientato alla famiglia.
In quel caso l’informazione potrebbe essere ridotta allo stretto necessario, lasciando maggiore spazio alla guida e ai comandi fisici. Questi ultimi, del resto, continueranno ad avere un ruolo nell’ergonomia dei modelli Renault.
La R8 Gordini diventa così qualcosa di più di un esercizio dedicato alla memoria. Mostra il principio sul quale Renault vuole costruire parte della propria identità: utilizzare la tecnologia senza permetterle di cancellare ciò che rende riconoscibile un’automobile.
Perché piattaforme, batterie e schermi possono essere replicati. Una storia lunga 128 anni, invece, appartiene soltanto a chi l’ha vissuta.