Seat, conti in rosso per 116 milioni: cresce l'incertezza sul futuro del marchio
Seat perde 116 milioni nel terzo trimestre 2026 nonostante la fine dei dazi sulla Cupra Tavascan. Calano vendite e ricavi, mentre aumentano i dubbi sul futuro
Il 2026 doveva essere l’anno della ripresa per Seat e Cupra, dopo le difficoltà provocate dai dazi europei sulla Tavascan prodotta in Cina. Invece, i risultati del terzo trimestre raccontano una situazione decisamente più complicata. La casa spagnola ha registrato 116 milioni di euro di perdite operative tra luglio e settembre, oltre cinque volte i 22 milioni persi nello stesso periodo del 2025.
Il peggioramento arriva nonostante l’accordo raggiunto a febbraio per superare il problema delle tariffe applicate alla Cupra Tavascan. Una circostanza che sposta l’attenzione sulle difficoltà commerciali e sulla redditività dei modelli.
I dati diffusi dal Gruppo Volkswagen mostrano un’azienda ancora in utile nei primi nove mesi dell’anno, ma con margini ormai ridottissimi. E tornano ad alimentare gli interrogativi sul destino dello storico marchio Seat.
Seat perde 116 milioni nel trimestre: vendite e fatturato in calo
Il risultato operativo dei primi nove mesi del 2026 si ferma a 6 milioni di euro, contro i 16 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. A compromettere il bilancio è stato soprattutto il terzo trimestre, caratterizzato da un forte peggioramento delle performance commerciali.
Tra luglio e settembre le consegne sono scese da 159.000 a 139.000 veicoli, mentre il fatturato è passato da 3,642 a 3,414 miliardi di euro. La flessione ha cancellato buona parte dei progressi ottenuti nella prima metà dell’anno.
Considerando l’intero periodo gennaio-settembre, Seat e Cupra hanno consegnato 433.379 automobili, rispetto alle 439.495 del 2025. I ricavi complessivi sono diminuiti da 11,241 a 11,109 miliardi di euro. Il confronto evidenzia una difficoltà particolare sul fronte della redditività: all’interno del Gruppo Volkswagen, la società spagnola registra il peggioramento più marcato del risultato operativo rispetto all’anno precedente.
Perché Seat continua a perdere nonostante la fine dei dazi
La rimozione dell’ostacolo tariffario sulla Cupra Tavascan non è bastata a riportare i conti su livelli soddisfacenti. Volkswagen attribuisce il peggioramento soprattutto alla maggiore pressione competitiva, che ha richiesto incentivi commerciali più consistenti, e alla riduzione dei volumi.
A incidere è stato anche l’aumento delle vendite di automobili elettriche, generalmente caratterizzate da margini inferiori rispetto ai modelli a combustione. Nemmeno la buona domanda della Seat Ibiza e l’interesse raccolto dalla nuova Cupra Raval sono riusciti a compensare questi fattori.
Il problema principale rimane la distanza dagli obiettivi economici fissati dal gruppo tedesco. Volkswagen punta infatti a portare la redditività operativa della società al 6%, mentre nei primi nove mesi del 2026 il margine si attesta appena allo 0,1%.
Per migliorare l’efficienza sono già state centralizzate alcune attività presso la casa madre e ridimensionata parte della struttura dirigenziale. I benefici, almeno per il momento, non emergono dai risultati.
Il futuro di Seat dopo il 2029 torna in discussione
Le difficoltà economiche riaccendono il dibattito sul futuro del marchio Seat, distinto da Cupra ma appartenente alla stessa società. Il Gruppo Volkswagen ha già ammesso che la sopravvivenza della storica insegna spagnola oltre il 2029 non può essere considerata scontata.
Uno degli ostacoli principali riguarda il costo dell’elettrificazione, particolarmente difficile da sostenere per un marchio che opera nelle fasce di prezzo più accessibili. I modelli Cupra, soprattutto quelli a combustione, garantiscono generalmente margini superiori rispetto alle equivalenti proposte Seat.
Anche le normative europee sulle emissioni di CO₂ incidono sulle scelte industriali, rendendo meno conveniente mantenere in gamma vetture termiche con redditività limitata. Il CEO Markus Haupt ha riconosciuto l’esistenza di uno scenario che potrebbe portare alla scomparsa del marchio.
Non si tratta però di una decisione già presa. Il futuro dipenderà dall’evoluzione delle regole europee, dai costi industriali e dalla capacità di riportare i conti su livelli sostenibili.