Salvate il soldato Maserati, appena 7.800 auto vendute nel 2025

Maserati affronta un drammatico calo di vendite e produzione, una perdita finanziaria e la cancellazione di investimenti. Jean‑Philippe Imparato chiamato a rilanciare il marchio con possibili sinergie e nuova strategia prodotto

Salvate il soldato Maserati, appena 7.800 auto vendute nel 2025
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Giorgio Colari
Pubblicato il 23 feb 2026

Il 2025 si sta rivelando un anno nero per Maserati, il celebre marchio modenese che si trova ora al centro di una delle crisi più profonde della sua storia recente. I numeri parlano chiaro: le vendite sono precipitate ai livelli più bassi degli ultimi quindici anni, con una domanda globale in forte contrazione e una produzione ridotta al minimo storico. Questa situazione ha spinto il gruppo Stellantis a congelare investimenti cruciali e a ripensare radicalmente il futuro del brand, lasciando un’incognita pesante sulla sopravvivenza stessa della Casa del Tridente.

Un crollo enorme

Nel dettaglio, il quarto trimestre del 2025 ha visto Maserati consegnare appena 1.900 vetture, chiudendo l’anno con un totale di sole 7.800 unità prodotte. Un dato che rappresenta un crollo di oltre il 66% rispetto a due anni prima, e che riporta il marchio ai volumi dei primi anni 2010. Il calo non è circoscritto a un singolo mercato: negli Stati Uniti, tradizionale roccaforte del Tridente, le consegne si sono fermate a 2.838 auto, segnando un -41%. In Europa e Asia la situazione è altrettanto critica, con l’Italia a -23%, il Giappone a -31% e il Regno Unito a -21%. I dati più drammatici emergono da Austria e Svizzera, dove le immatricolazioni sono crollate rispettivamente del 52% e del 46%. Questo tracollo delle vendite mette in luce una crisi strutturale che coinvolge sia la domanda sia la capacità di attrazione del marchio nel segmento premium.

Non meno preoccupante è la situazione degli stabilimenti produttivi. Il sito di Modena, cuore storico e simbolico di Maserati, ha assemblato appena 45 automobili nella prima metà del 2025, rimanendo operativo per soli 11 giorni lavorativi in sei mesi. Per scongiurare licenziamenti di massa, l’azienda ha optato per una drastica riduzione dell’orario di lavoro, ma questa misura tampone evidenzia lo stato di sofferenza della produzione. Il rallentamento non solo penalizza l’indotto locale, ma mette a rischio la competitività del marchio sul mercato globale.

Perdite ingenti

Il quadro economico-finanziario è altrettanto allarmante. Il 2024 si è chiuso con perdite per 260 milioni di euro, un dato che ribalta completamente il risultato positivo dell’anno precedente, quando il brand aveva registrato un utile di 141 milioni. Questa inversione di tendenza sottolinea la gravità della crisi in atto e la necessità di interventi urgenti e strutturali. In questo contesto, Stellantis ha deciso di affidare la guida del rilancio a Imparato, nominato nuovo amministratore delegato nell’ottobre 2025, con il compito di definire una strategia di rigenerazione che sia in grado di riportare Maserati su un sentiero di crescita sostenibile.

Tra le opzioni strategiche al vaglio, spicca la possibilità di rafforzare le sinergie con Alfa Romeo, altro marchio premium del gruppo, attraverso la condivisione di piattaforme e tecnologie. Questa soluzione, pur permettendo di contenere i costi di sviluppo, pone però il delicato tema della tutela dell’identità distintiva di Maserati. Una sovrapposizione eccessiva rischierebbe infatti di diluire il valore percepito dal cliente, minando ulteriormente la posizione del marchio nel segmento del lusso.

Un crisi evidente anche nei paragoni

La crisi di Maserati appare ancora più evidente se confrontata con le performance dei principali concorrenti. Ferrari continua a mantenere un’aura di esclusività intatta, mentre Lamborghini ha raggiunto il record di 10.000 consegne annue nel 2025. In questo scenario, il Tridente fatica a proporre una gamma realmente competitiva e a definire una strategia coerente, soprattutto sul fronte dell’elettrificazione. I ritardi nel lancio di modelli come la MC20 Folgore elettrica hanno pesato in modo determinante, accentuando la percezione di un brand poco reattivo rispetto alle evoluzioni del mercato e alle aspettative di una clientela sempre più attenta alle nuove tecnologie.

Gli analisti individuano tra le cause della crisi una serie di fattori concomitanti: dalla scarsa differenziazione all’interno del portafoglio Stellantis, alle incoerenze gestionali degli ultimi anni, fino alle difficoltà macroeconomiche che hanno depresso la domanda di lusso in molte aree geografiche. Per uscire da questa spirale negativa, il piano di rilancio prevede il ritorno di modelli iconici, una strategia elettrica credibile e chiaramente comunicata, oltre a una profonda rivitalizzazione della rete commerciale internazionale.

Il 2026 si prospetta come un anno decisivo per il futuro di Maserati. Le scelte che verranno compiute da Imparato e dalla leadership di Stellantis dovranno essere rapide, coraggiose e coerenti, puntando su una gamma capace di coniugare sportività e lusso e su un’offerta elettrica finalmente all’altezza delle aspettative. Solo così il marchio potrà evitare di essere progressivamente assorbito e oscurato all’interno del portafoglio del gruppo, preservando la propria identità e il valore che rappresenta per gli appassionati di tutto il mondo.

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