Questa Ford Galaxie del 1967 sembra rovinata apposta, ma la verità è un’altra

Questa Ford Galaxie del 1967 sembra volutamente invecchiata, ma la sua patina è autentica. Ecco cosa è successo alla carrozzeria

Questa Ford Galaxie del 1967 sembra rovinata apposta, ma la verità è un’altra
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Renato Terlisi
Pubblicato il 14 ago 2026

Una Ford Galaxie del 1967 con una carrozzeria che sembra essere stata carteggiata apposta per ottenere il classico effetto “ratlook”. A prima vista sarebbe facile pensarlo, tanto che proprio questa era stata l’ipotesi iniziale dopo l’avvistamento della grande americana. La realtà, però, è decisamente più interessante.

A chiarire il mistero è stato direttamente il proprietario: quella patina è autentica e si è formata nel corso degli anni. Nessun trattamento realizzato artificialmente per far sembrare l’auto più vecchia di quanto sia. Le particolari striature visibili sulla carrozzeria hanno un’altra spiegazione. E dietro quell’aspetto vissuto si nasconde una delle grandi berline americane degli anni Sessanta, lunga oltre cinque metri e naturalmente equipaggiata con un grosso motore V8.

Sembra carteggiata, ma la Ford Galaxie è davvero così

L’aspetto di questa Galaxie aveva inizialmente portato a una conclusione piuttosto semplice: qualcuno avrebbe lavorato sulla vernice con della carta abrasiva per creare deliberatamente una carrozzeria consumata. Una scelta che non sarebbe nemmeno così insolita. Nel mondo delle auto d’epoca esiste infatti una corrente di appassionati che preferisce conservare, o addirittura ricreare, un aspetto vissuto anziché procedere con un restauro completo.

In questo caso, però, la spiegazione è diversa. Il proprietario ha precisato che sulla carrozzeria non è stata utilizzata carta vetrata. La patina si sarebbe formata naturalmente nei Paesi Bassi, emergendo sotto un sottile strato di vernice, forse quello originale.

Per rallentare ulteriormente il deterioramento, la carrozzeria è stata successivamente trattata con olio di lino cotto. Ed è proprio questo intervento ad aver contribuito all’aspetto particolare dell’auto. Durante l’applicazione sono infatti rimasti visibili i segni del panno, insieme a polvere e sporco finiti sulla superficie. Dettagli che possono facilmente essere scambiati per i segni lasciati da una carteggiatura.

Non si tratta quindi di una patina creata artificialmente in officina, ma del risultato dell’invecchiamento della carrozzeria e del successivo tentativo di conservarla.

Una gigantesca americana lunga 5,41 metri

Al di là delle condizioni della vernice, questa Ford Galaxie merita attenzione anche per ciò che rappresenta. Per diversi anni il modello occupò una posizione di primo piano nella gamma americana di Ford e, come accadeva frequentemente negli Stati Uniti dell’epoca, veniva aggiornato molto rapidamente. Bastavano pochi interventi a frontale, fiancate e dettagli della carrozzeria per distinguere un’annata dalla precedente.

L’esemplare protagonista della storia risale al 1967. Rispetto alle Galaxie della stessa generazione lanciate nel 1965, presenta un frontale differente e una fiancata modificata, con la linea che sale maggiormente verso il montante posteriore. Le dimensioni raccontano bene quanto fossero differenti le automobili americane dell’epoca rispetto alle europee. La vettura raggiunge infatti 5,41 metri di lunghezza, una misura che ancora oggi appartiene alle grandi berline di lusso.

E naturalmente sotto il cofano non poteva esserci un piccolo quattro cilindri.

Sotto il cofano c’è un V8 da 4,7 litri

Questa Galaxie monta il V8 conosciuto negli Stati Uniti come “289”, denominazione legata alla cilindrata espressa in pollici cubici. Tradotto nelle misure più familiari agli automobilisti europei, parliamo di circa 4,7 litri. E non era neppure il propulsore più grande disponibile sulla Galaxie: nella stessa famiglia si poteva arrivare fino a un enorme V8 da 7 litri.

Il 289 resta comunque uno dei motori Ford americani più conosciuti del periodo. Una sua evoluzione trovò spazio anche su vetture decisamente più sportive, compresa la Shelby GT-350. Su questo particolare esemplare il V8 può funzionare sia a benzina sia a GPL, caratteristica tutt’altro che secondaria considerando cilindrata, dimensioni e presumibili consumi della vettura.

La Galaxie è stata importata nei Paesi Bassi nel 1999 e l’attuale proprietario la possiede ormai da circa quindici anni. Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante della storia. Davanti a una carrozzeria così segnata dal tempo, qualcuno potrebbe essere tentato di riportarla immediatamente alle condizioni di fabbrica. Il proprietario ha scelto invece una strada differente: conservare la patina e rallentarne il deterioramento.

Il risultato non sarà perfetto secondo i criteri di un restauro tradizionale, ma racconta apertamente gli anni trascorsi da questa enorme americana. E soprattutto chiarisce un dettaglio fondamentale: quell’aspetto da “ratlook” che sembra studiato a tavolino, questa volta, non è affatto una finzione.

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