Olanda contro benzina e diesel: tassa dell’1% al mese sulle flotte

La Pseudo-eindheffing olandese impone l'1% mensile sul listino delle auto aziendali a combustione. Entrata in vigore 1/1/2027, retroattiva dal 17/9/2030, solleva dubbi su costi e infrastrutture

Olanda contro benzina e diesel: tassa dell’1% al mese sulle flotte
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Giorgio Colari
Pubblicato il 29 mag 2026

L’Olanda compie un nuovo passo nella sua strategia di riduzione delle emissioni e di promozione della mobilità elettrica. Dopo il divieto di pubblicità per le auto a combustione introdotto ad Amsterdam, il governo olandese ha deciso di intervenire direttamente sulle flotte aziendali, introducendo una nuova imposta destinata a colpire le vetture alimentate a benzina, diesel e, in parte, anche le ibride.

La misura entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027 e potrebbe avere conseguenze significative sulle scelte delle imprese. Il provvedimento prevede infatti una tassa mensile pari all’1% del prezzo di listino del veicolo, applicata alle nuove auto aziendali non completamente elettriche.

Come funziona la nuova tassa sulle flotte

La nuova imposta, denominata Pseudo-eindheffing, riguarda i contratti di noleggio e le vetture aziendali assegnate ai dipendenti. In pratica, per ogni nuova auto a benzina o ibrida inserita nella flotta, l’azienda dovrà versare allo Stato una somma pari all’1% del valore ufficiale del veicolo ogni mese. Si tratta di un costo aggiuntivo che non potrà essere trasferito ai lavoratori.

Facendo un esempio concreto, un’automobile dal prezzo di listino di 30.000 euro comporterà un esborso aggiuntivo di 300 euro al mese per l’azienda. Su base annua si tratta di 3.600 euro, una cifra che può diventare molto rilevante soprattutto per chi gestisce flotte numerose. L’obiettivo dichiarato del governo è quello di rendere economicamente meno conveniente l’acquisto di veicoli termici e favorire il passaggio verso modelli completamente elettrici.

Le aziende contestano la misura

La decisione ha già provocato reazioni critiche da parte delle associazioni che rappresentano il settore del noleggio e delle flotte aziendali. Secondo gli operatori, il problema non riguarda la transizione energetica in sé, che viene generalmente condivisa, ma il metodo scelto per accelerarla. Le imprese denunciano infatti un aumento significativo dei costi operativi e temono che la nuova tassa possa generare distorsioni nel mercato.

Particolarmente preoccupate sono le piccole e medie imprese. Le grandi aziende hanno spesso già avviato programmi di elettrificazione delle flotte, mentre molte PMI continuano a utilizzare veicoli termici per ragioni economiche o operative. Per queste realtà la nuova imposta rischia di trasformarsi in un ulteriore aggravio finanziario in una fase già complessa per il mercato europeo.

Il paradosso della rete elettrica

Uno degli aspetti più discussi riguarda la situazione delle infrastrutture nei Paesi Bassi. L’Olanda è uno dei Paesi europei più avanzati nella diffusione delle auto elettriche, ma sta affrontando un crescente problema di saturazione della rete elettrica.

Molte aziende segnalano infatti difficoltà nell’ottenere nuovi allacciamenti o nell’aumentare la potenza disponibile per installare ulteriori punti di ricarica. In alcuni casi i tempi di attesa per adeguare le infrastrutture possono essere particolarmente lunghi. Questo crea una situazione paradossale: da un lato le imprese vengono spinte ad acquistare più auto elettriche, dall’altro non sempre dispongono delle condizioni necessarie per gestire efficacemente la ricarica dei nuovi veicoli.

La retroattività preoccupa il mercato

A rendere ancora più controversa la misura è un elemento che ha allarmato molte aziende. La normativa prevede infatti una forma di retroattività. Dal 17 settembre 2030, la tassa verrà applicata anche ai contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della norma.

In pratica, chi sottoscrive oggi un contratto di noleggio a lungo termine per una vettura termica potrebbe comunque trovarsi a pagare l’imposta negli anni successivi. Questa prospettiva sta già influenzando il mercato. Diverse aziende stanno iniziando a preferire contratti più brevi, della durata di tre anni, rispetto ai tradizionali cinque anni che caratterizzano il noleggio a lungo termine.

Un segnale per tutta l’Europa

La scelta del governo olandese potrebbe rappresentare un importante precedente per altri Paesi europei. Le flotte aziendali vengono infatti considerate da molti governi uno degli strumenti più efficaci per accelerare la diffusione delle auto elettriche. Ogni anno milioni di veicoli aziendali entrano nel mercato dell’usato dopo pochi anni di utilizzo, contribuendo a rinnovare il parco circolante.

Proprio per questo motivo Bruxelles osserva con attenzione le politiche adottate dai singoli Stati membri. L’iniziativa olandese potrebbe diventare un modello per future misure simili in altri mercati europei. Resta però aperto il dibattito sull’equilibrio tra incentivi e imposizioni. Se da una parte la transizione verso la mobilità elettrica continua a essere una priorità politica, dall’altra molte imprese chiedono che il cambiamento avvenga tenendo conto delle reali condizioni operative, delle infrastrutture disponibili e della sostenibilità economica per aziende e lavoratori.

La nuova tassa olandese rappresenta quindi molto più di una semplice misura fiscale: è un test concreto per capire fino a che punto i governi europei sono disposti a spingersi per accelerare l’abbandono delle auto a combustione interna.

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