Bruxelles spinge l’elettrico, ma i Commissari UE si lamentano dei viaggi

La Commissione Europea spinge verso la mobilità elettrica ma la flotta istituzionale incontra ostacoli: soste di ricarica, disparità infrastrutturali e necessità di raddoppiare i punti di ricarica entro cinque anni per garantire viaggi efficienti e sicuri

Bruxelles spinge l’elettrico, ma i Commissari UE si lamentano dei viaggi
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Giorgio Colari
Pubblicato il 29 mag 2026

Mentre l’Unione Europea continua a promuovere la transizione verso la mobilità elettrica, da Bruxelles emerge una vicenda che rischia di alimentare nuove polemiche. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dagli ambienti della Commissione Europea, diversi funzionari e membri dei gabinetti dei Commissari avrebbero espresso perplessità sull’utilizzo delle auto elettriche per gli spostamenti istituzionali tra Bruxelles e Strasburgo.

Il motivo non sarebbe ideologico né politico, ma strettamente pratico. I circa 440 chilometri che separano le due sedi principali delle istituzioni europee richiederebbero, in molti casi, una sosta intermedia per la ricarica delle batterie. Una situazione che, secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, starebbe generando malumori all’interno della macchina amministrativa europea.

Il viaggio Bruxelles-Strasburgo finisce sotto osservazione

La tratta tra Bruxelles e Strasburgo rappresenta uno degli spostamenti più frequenti per molti rappresentanti delle istituzioni comunitarie. Si tratta di un percorso che, con un’auto tradizionale alimentata a benzina o diesel, può essere completato in circa cinque ore.

Con alcune vetture elettriche, invece, il viaggio richiederebbe una pianificazione più accurata. Secondo le indiscrezioni, diversi conducenti sarebbero costretti a fermarsi in Lussemburgo per effettuare una ricarica intermedia e affrontare senza problemi l’ultima parte del tragitto.

La pausa necessaria per il rifornimento energetico durerebbe mediamente tra i 20 e i 30 minuti, ma potrebbe risultare più lunga in determinate condizioni operative o in caso di colonnine occupate. Un aspetto che alcuni funzionari considererebbero poco compatibile con agende particolarmente fitte e trasferimenti effettuati anche in orari serali o notturni.

Una flotta sempre più elettrica

Il caso assume particolare rilevanza perché riguarda proprio una delle istituzioni che più hanno sostenuto la diffusione delle auto a zero emissioni. Attualmente circa l’80% delle vetture assegnate ai Commissari europei sarebbe già composto da modelli elettrici. L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a una flotta completamente elettrificata entro il 2027.

La strategia rientra nel più ampio percorso di decarbonizzazione promosso dall’Unione Europea e rappresenta anche un segnale simbolico verso cittadini, aziende e amministrazioni pubbliche. Proprio per questo motivo le indiscrezioni sulle difficoltà riscontrate nei trasferimenti hanno attirato particolare attenzione. Da un lato c’è l’impegno politico a favore dell’elettrificazione, dall’altro emergono alcune criticità operative che molti automobilisti privati conoscono già da tempo.

Le possibili soluzioni sul tavolo

Secondo le ricostruzioni emerse, il tema sarebbe stato discusso anche all’interno del Collegio dei Commissari durante i primi mesi del 2026. Tra le ipotesi valutate figurerebbe quella di adottare una velocità di crociera più contenuta per ridurre i consumi energetici e aumentare l’autonomia. Una soluzione che però comporterebbe tempi di percorrenza ancora più lunghi.

Un’altra possibilità sarebbe quella di utilizzare maggiormente il treno per i trasferimenti tra le due città. Tuttavia questa opzione non convincerebbe tutti i membri delle istituzioni europee, soprattutto per ragioni organizzative e per la necessità di gestire documenti e comunicazioni riservate durante gli spostamenti.

Va inoltre sottolineato che il tema non riguarderebbe la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, il cui veicolo continuerebbe a essere equipaggiato con una motorizzazione tradizionale per esigenze legate alla sicurezza.

Un dibattito che va oltre Bruxelles

Al di là del caso specifico, la vicenda riporta al centro una questione che accompagna da anni lo sviluppo della mobilità elettrica: il rapporto tra autonomia, infrastrutture di ricarica e utilizzo reale dei veicoli.

Le auto elettriche moderne hanno compiuto enormi passi avanti in termini di percorrenza e velocità di ricarica. Tuttavia, quando si affrontano tragitti particolarmente lunghi o trasferimenti frequenti, la pianificazione resta spesso un elemento da considerare.

È proprio per questo motivo che molte istituzioni europee e numerosi governi nazionali continuano a investire nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica rapida, considerate uno degli elementi chiave per accelerare l’adozione delle vetture elettriche.

Il nodo resta la praticità quotidiana

Al momento non esistono dichiarazioni ufficiali da parte della Commissione Europea che confermino o smentiscano le indiscrezioni circolate nelle ultime ore. Tuttavia, il dibattito evidenzia una realtà che riguarda milioni di automobilisti.

La transizione elettrica non dipende soltanto dalle tecnologie disponibili o dagli incentivi economici, ma anche dalla percezione della praticità nell’utilizzo quotidiano. Un viaggio di oltre 400 chilometri può essere affrontato senza particolari problemi da molte auto elettriche moderne, ma richiede ancora un livello di pianificazione superiore rispetto a quello richiesto da un veicolo tradizionale.

Ed è proprio questo aspetto che la vicenda di Bruxelles sembra aver riportato sotto i riflettori: la sfida della mobilità elettrica non riguarda più soltanto le prestazioni o l’autonomia dichiarata, ma la capacità di adattarsi senza compromessi alle esigenze reali di chi utilizza l’auto ogni giorno.

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