Airbag Takata, quali auto sono a rischio e come controllare
Audi, BMW, Citroën, Honda, Toyota e molti altri marchi hanno richiamato modelli con airbag Takata. L’elenco aiuta a individuare le auto potenzialmente coinvolte
Il richiamo degli airbag Takata continua a riguardare milioni di automobili costruite da marchi differenti. Nell’elenco dei veicoli potenzialmente coinvolti compaiono utilitarie, berline, SUV, sportive e mezzi commerciali prodotti soprattutto tra la fine degli anni Novanta e il 2019. La presenza del proprio modello nella lista, tuttavia, non significa automaticamente che l’auto monti un dispositivo difettoso.
La verifica realmente affidabile deve essere effettuata attraverso il numero di telaio, conosciuto anche come VIN. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti invita i proprietari a consultare i portali ufficiali dei costruttori o gli strumenti dedicati ai richiami. L’eventuale sostituzione del componente è gratuita.
Nel luglio 2026 è stato inoltre emanato un provvedimento operativo per rafforzare e completare le campagne di richiamo. La questione, quindi, non riguarda soltanto vecchie comunicazioni inviate anni fa: interessa ancora numerose vetture presenti nel parco circolante italiano.
Perché gli airbag Takata possono essere pericolosi
Il problema riguarda il dispositivo che genera il gas necessario a gonfiare l’airbag. Con il passare degli anni, soprattutto in presenza di temperature elevate e forte umidità, il propellente può deteriorarsi. In caso di attivazione, l’aumento anomalo della pressione può provocare la rottura dell’involucro metallico del gonfiatore. L’airbag rischia così di proiettare frammenti nell’abitacolo, esponendo conducente e passeggeri a lesioni gravi anziché proteggerli.
Non è quindi corretto attribuire il difetto alla semplice formazione di muffa. Il rischio è collegato al deterioramento chimico del propellente e alle conseguenze che questo può avere durante l’apertura del dispositivo. Le segnalazioni europee descrivono proprio la possibile dispersione di frammenti provenienti dal gonfiatore.
L’esposizione prolungata a climi caldi e umidi può accelerare il fenomeno. L’età del veicolo rappresenta un altro fattore importante, motivo per cui le campagne interessano spesso automobili con molti anni di circolazione.
Quali marche e modelli possono essere coinvolti
L’elenco è particolarmente esteso. Tra i marchi interessati figurano Audi, BMW, Cadillac, Chevrolet, Chrysler, Citroën, Dodge, DS, Ferrari, Ford, Honda, Jaguar, Jeep, Lancia, Land Rover, Lexus, Mazda, Mercedes, Mitsubishi, Nissan, Opel, Peugeot, Saab, Seat, Skoda, Subaru, Suzuki, Tesla, Toyota e Volkswagen.
Tra i modelli più diffusi in Italia compaiono:
- Audi A3, A4, A5, A6, Q5 e TT;
- numerose BMW Serie 1, Serie 2, Serie 3, Serie 4 e Serie 5, oltre a diversi SUV della famiglia X;
- Citroën C3, C4 e C-Zero;
- DS 3, DS 4 e DS 5;
- Ford Mondeo, S-Max, Galaxy, Mustang e Ranger;
- Honda Civic, Accord, Jazz e CR-V;
- Mercedes Classe A, Classe C, Classe E, GLK, Vito e Sprinter;
- Nissan Note, X-Trail, Almera, Patrol e Navara;
- Opel Astra, Mokka, Meriva e Zafira;
- Toyota Yaris, Corolla, Auris, Avensis, Hilux e RAV4;
- Volkswagen Golf, Polo, Passat, Tiguan, Sharan, Up! e Transporter.
L’anno di produzione è essenziale, ma non è sufficiente. Due automobili dello stesso modello e dello stesso anno potrebbero avere dotazioni differenti oppure essere state costruite in stabilimenti diversi. Una potrebbe rientrare nel richiamo e l’altra no.
Inoltre, alcuni esemplari potrebbero avere già ricevuto il nuovo componente. Per questo una lista generale non può sostituire il controllo puntuale tramite VIN.
Come controllare gratuitamente il numero di telaio
Il VIN è un codice composto da 17 caratteri. Si trova normalmente sulla carta di circolazione, nell’area dedicata al numero di identificazione del veicolo. Può essere visibile anche alla base del parabrezza, sul montante della portiera o nel vano motore, a seconda del modello.
Una volta recuperato il codice, bisogna inserirlo nel portale richiami della casa automobilistica. Diversi costruttori hanno predisposto pagine specifiche per gli airbag Takata. La verifica BMW, per esempio, utilizza proprio il VIN di 17 caratteri, mentre Citroën permette di controllare online se il singolo veicolo è coinvolto e di prenotare la riparazione gratuita.
In alternativa è possibile rivolgersi a una concessionaria o a un’officina autorizzata, comunicando il numero di telaio. È consigliabile effettuare il controllo anche quando l’auto è stata acquistata usata: la lettera di richiamo potrebbe essere stata inviata al precedente proprietario oppure a un indirizzo non più aggiornato.
Bisogna smettere subito di guidare l’auto?
Non tutti i richiami Takata comportano automaticamente un ordine di arresto del veicolo. Alcune campagne prevedono la sostituzione programmata del componente, mentre altre sono accompagnate da un avviso “stop drive”, che invita a non utilizzare l’auto fino alla riparazione.
La decisione dipende dal modello, dal tipo di gonfiatore, dall’età del dispositivo e dalla valutazione del costruttore. Per questo non è prudente basarsi soltanto sull’elenco generale.
Quando il portale ufficiale o la comunicazione ricevuta impongono il blocco, l’auto non deve essere guidata. Occorre contattare immediatamente la rete di assistenza e seguire le indicazioni per il trasporto o l’intervento. Il Ministero aveva già richiamato l’attenzione sulla particolare urgenza di alcune Citroën C3 e DS 3, interessate dal rischio di apertura incontrollata dell’airbag.
La sostituzione dell’airbag è gratuita
Gli interventi effettuati nell’ambito di una campagna ufficiale di sicurezza non sono a carico del proprietario. La casa automobilistica deve sostituire il componente interessato senza richiedere il pagamento del ricambio o della manodopera.
Non bisogna rinviare il controllo perché l’auto è vecchia, ha molti chilometri oppure è fuori garanzia. Il richiamo resta collegato al numero di telaio e non alla durata della garanzia commerciale.
Chi possiede uno dei modelli indicati dovrebbe quindi recuperare il VIN e controllarlo sui canali ufficiali. Bastano pochi minuti per capire se la riparazione è già stata eseguita, se deve essere prenotata oppure se il veicolo è soggetto a un ordine di arresto. Nel caso degli airbag Takata, ignorare il richiamo significa continuare a utilizzare un dispositivo di sicurezza che, nel momento decisivo, potrebbe trasformarsi in un grave pericolo.