Pininfarina verso l’addio alla Borsa dopo 40 anni: Mahindra offre 1 euro per azione

Mahindra punta al delisting di Pininfarina dopo 40 anni a Piazza Affari: OPA sul 21,177% del capitale ancora sul mercato a 1 euro per azione, con un premio del 20%

Pininfarina verso l’addio alla Borsa dopo 40 anni: Mahindra offre 1 euro per azione
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Renato Terlisi
Pubblicato il 18 set 2026

Dopo quarant’anni potrebbe chiudersi uno dei capitoli finanziari più lunghi dell’industria automobilistica italiana. Pininfarina si prepara a lasciare Piazza Affari, dove è quotata dal 1986. Pf Holdings, società controllata dal gruppo indiano Mahindra, ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni che ancora non controlla, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al delisting da Euronext Milan.

L’operazione interessa fino a 16.660.587 azioni, equivalenti al 21,177% del capitale sociale. Pf Holdings possiede già, direttamente e indirettamente, il restante 78,823%, pari a poco più di 62 milioni di azioni.

Un euro per azione per lasciare Piazza Affari

L’offerta prevede un corrispettivo in contanti di 1 euro per azione, con un premio del 20% rispetto al prezzo ufficiale registrato alla chiusura del 15 settembre 2026. Rispetto alle medie ponderate precedenti, il premio indicato raggiunge il 19,7% sul mese, il 22% sui tre mesi, il 26,9% sui sei mesi e il 22,3% sui dodici mesi.

La reazione del mercato è stata immediata: dopo l’annuncio il titolo Pininfarina è arrivato a guadagnare circa il 18%, avvicinandosi quindi al valore proposto nell’OPA. L’efficacia dell’operazione è legata al raggiungimento del 90% del capitale. Se il delisting non dovesse essere ottenuto direttamente attraverso l’offerta, Pf Holdings contempla anche la possibilità di procedere tramite fusione per incorporazione di Pininfarina in una società non quotata.

Una storia in Borsa iniziata nel 1986

L’eventuale uscita arriverebbe esattamente quarant’anni dopo l’ingresso sul mercato azionario. Nel frattempo è cambiata profondamente anche la struttura proprietaria dell’azienda. Il passaggio decisivo risale al 2015, quando Mahindra acquisì il controllo della società, chiudendo di fatto l’epoca del controllo diretto della famiglia fondatrice.

L’operazione arrivò dopo anni finanziariamente difficili, culminati nella crisi del 2008, quando l’indebitamento complessivo aveva raggiunto 598 milioni di euro. Oggi il gruppo indiano punta quindi a completare un percorso iniziato oltre un decennio fa, portando sotto il proprio controllo anche la quota ancora detenuta dal mercato.

Da Battista Farina alle Ferrari più celebri

La storia di Pininfarina è però molto più antica della sua presenza in Borsa. L’azienda nasce a Torino nel 1930 per iniziativa di Battista “Pinin” Farina e diventa rapidamente uno dei nomi più importanti della carrozzeria italiana.

Negli anni Trenta lavora con marchi come Lancia, Alfa Romeo, Fiat, Isotta-Fraschini, Cadillac e Rolls-Royce. Nel dopoguerra arriva la Cisitalia 202, uno dei progetti che contribuiscono maggiormente ad affermare il nome Pinin Farina a livello internazionale.

Nel 1961 viene autorizzato ufficialmente il cambio del cognome e della denominazione aziendale in Pininfarina.

Il rapporto storico con Ferrari

Tra le collaborazioni più importanti resta quella con Ferrari, iniziata nel 1951 dopo l’incontro tra Battista Farina ed Enzo Ferrari. Per decenni Pininfarina firma alcune delle vetture più riconoscibili di Maranello, costruendo un rapporto diventato quasi indissolubile nell’immaginario degli appassionati.

Nel corso della sua storia l’azienda collabora anche con numerosi costruttori internazionali, da General Motors a Volvo, Mitsubishi e Nash-Kelvinator. La sua attività si espande progressivamente dal semplice disegno delle carrozzerie alla progettazione, all’ingegneria e alla produzione.

Pininfarina guarda oltre l’automobile

L’OPA arriva mentre Pininfarina sta ulteriormente ampliando il proprio raggio d’azione. La società opera oggi non soltanto nel design automobilistico, ma anche nei settori dell’architettura, dell’ingegneria e della valorizzazione dei marchi, mantenendo attività in Italia, Germania, Stati Uniti e Cina.

Il quartier generale resta a Cambiano, vicino Torino, uno dei luoghi simbolo del design automobilistico italiano. Se l’operazione di Mahindra raggiungerà il risultato previsto, Pininfarina continuerà la propria trasformazione lontano da Piazza Affari, chiudendo una parentesi iniziata nel 1986 proprio nell’anno del suo quarantesimo anniversario.

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