Jensen Interceptor GTX, il mito rinasce con un V8 da 960 CV: può arrivare a 1.200 CV

Jensen International presenta la Interceptor GTX, prototipo da pista con V8 6.8 sovralimentato da 960 CV, cambio sequenziale e oltre 350 kg di carico aerodinamico

Jensen Interceptor GTX, il mito rinasce con un V8 da 960 CV: può arrivare a 1.200 CV
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Giulia Darante
Pubblicato il 7 set 2026

La Jensen Interceptor cambia completamente pelle. Dopo anni dedicati ai restomod della celebre gran turismo nata nel 1966, Jensen International Automotive ha presentato la Interceptor GTX, un prototipo sviluppato da zero e destinato esclusivamente alla pista. È il primo passo di un programma che dovrebbe successivamente portare alla nascita di altre due vetture, comprese versioni omologate per la strada.

La ricetta ricorda per certi aspetti quella della Ford Mustang GTD: motore V8 sovralimentato anteriore, trazione posteriore, cofano molto lungo e un’impostazione studiata principalmente per ottenere prestazioni elevate in circuito. Ma sotto la carrozzeria britannica si nascondono numeri ancora più estremi.

Il V8 arriva a 960 CV

Il cuore della Interceptor GTX è un V8 6.8 sovralimentato sviluppato e costruito negli Stati Uniti dalla Late Model Engines di Houston. Nonostante l’origine americana, meno del 20% dei suoi componenti deriva da parti GM.

Sul prototipo il propulsore è stato configurato per erogare 960 CV. Lo stesso motore, però, a seconda dell’applicazione e della messa a punto, è in grado di raggiungere 1.200 CV e superare 1.100 lb-ft di coppia, equivalenti a circa 1.490 Nm.

Il V8 è collegato a un transaxle sequenziale Samsonas Motorsport a sei rapporti montato posteriormente, con innesti frontali e dentatura dritta. Il pilota può cambiare utilizzando la leva sul tunnel centrale oppure i paddle montati sul piantone dello sterzo.

Oltre 350 kg di deportanza

La carrozzeria è stata progettata insieme ad Avant Design. Coventry Metalcraft realizza a mano i pannelli in alluminio, mentre Artiglio Automotive Studio si occupa degli elementi aerodinamici in fibra di carbonio.

Tra questi spicca l’enorme alettone posteriore regolabile su due piani. Jensen dichiara che il pacchetto può generare oltre 350 kg di carico aerodinamico. Il risultato è una vettura che conserva alcuni richiami alle proporzioni della storica Interceptor, reinterpretandoli però secondo le esigenze di una moderna auto da pista.

La meccanica comprende sospensioni a doppi triangoli in alluminio sui due assi, ammortizzatori Nitron regolabili su tre vie, differenziale Wavetrac e un albero di trasmissione specifico in fibra di carbonio. I cerchi Vossen forgiati monoblocco misurano 20 pollici e montano pneumatici Michelin Pilot Sport.

Un abitacolo da competizione

All’interno non ci sono dubbi sulla destinazione della GTX. Troviamo roll cage omologato FIA, sedili da competizione Tillett in carbonio, cinture a sei punti e impianto antincendio Lifeline.

Il display digitale MoTeC è configurabile e permette di controllare temperature, pressioni, marcia inserita e parametri del motore. Jensen non ha comunque eliminato completamente le finiture più ricercate: nell’abitacolo rimangono Alcantara, imbottiture e cuciture arancioni.

La GTX è soltanto l’inizio

Per ora la Interceptor GTX rimane un prototipo in sviluppo e Jensen non ha comunicato un prezzo. Il progetto servirà però come base per la futura Interceptor GTR, che dovrebbe essere omologata per l’utilizzo stradale, seguita successivamente da una GT maggiormente orientata al lusso.

Circa l’80% delle forme esterne della GTX dovrebbe essere mantenuto sui futuri modelli stradali. Se il programma arriverà alla produzione, Jensen non si limiterà quindi a riportare in vita un nome storico: proverà a trasformare l’Interceptor in una vera famiglia di sportive, partendo da una versione da circuito con 960 CV e potenzialità meccaniche ancora superiori.

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