Le auto elettriche riscoprono il cambio: perché i costruttori stanno creando marce “finte”

Hyundai, Porsche e BMW puntano sui cambi virtuali per le sportive elettriche: le marce simulate servono a rendere la guida più coinvolgente

Le auto elettriche riscoprono il cambio: perché i costruttori stanno creando marce “finte”
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Giulia Darante
Pubblicato il 4 set 2026

Le auto elettriche hanno praticamente eliminato uno degli elementi che per decenni ha caratterizzato la guida sportiva: il cambio di marcia. La coppia immediatamente disponibile e l’erogazione continua dei motori elettrici consentono accelerazioni impressionanti senza bisogno della tradizionale successione di rapporti. Eppure proprio alcuni dei costruttori più attenti alle prestazioni stanno cercando di riportare le marce sulle EV.

Non attraverso complicate trasmissioni meccaniche, ma grazie al software. Hyundai ha aperto la strada con la Ioniq 5 N e il sistema N e-Shift, mentre Porsche ha sviluppato l’E-Shift per rendere più coinvolgente la Taycan. Anche BMW seguirà una strada simile sulla M3 elettrica, attesa nel 2027. La ragione è apparentemente contraddittoria: ciò che rende il motore elettrico tecnicamente superiore in accelerazione può togliere parte del coinvolgimento percepito dal guidatore.

Perché simulare qualcosa che non serve?

Un motore elettrico può fornire una spinta praticamente continua, eliminando quelle interruzioni che caratterizzano un’auto con cambio tradizionale. Dal punto di vista dell’efficacia è un vantaggio, ma nella guida sportiva proprio quelle pause possono contribuire a costruire l’esperienza.

Una cambiata comporta un’attesa, una variazione del suono e una nuova accelerazione. Il guidatore percepisce quindi una successione di eventi anziché una spinta uniforme. I sistemi virtuali cercano di ricreare queste sensazioni attraverso software, paddle al volante e variazioni controllate nell’erogazione. Non si tratta quindi di aggiungere rapporti meccanici dove non servono, ma di introdurre deliberatamente una componente di interazione con l’auto.

Dal manuale ai paddle al volante

Per capire questa scelta bisogna guardare all’evoluzione dei cambi sportivi. Per decenni il manuale è stato parte integrante del carattere di un’auto: precisione degli innesti, corsa della leva, rapidità e consistenza della frizione potevano modificare profondamente il giudizio su un modello.

Alla fine degli anni Ottanta Ferrari introdusse in Formula 1 il cambio semiautomatico, tecnologia che arrivò sulle stradali con la F355 F1 nel 1997. Nel frattempo BMW aveva presentato nel 1996 il suo SMG sulla M3 E36, mentre successivamente Alfa Romeo propose il Selespeed.

Erano essenzialmente cambi manuali robotizzati a singola frizione. Durante la cambiata interrompevano la trasmissione della coppia, spesso in maniera evidente, mentre la velocità degli innesti rimaneva condizionata dalla presenza dei sincronizzatori.

Il doppia frizione sembrava la soluzione definitiva

Il passo successivo fu rappresentato dalle trasmissioni a doppia frizione. Automotive Products aveva elaborato il concetto Hot Shift già nel 1980, mentre Porsche sperimentò il PDK nelle competizioni durante gli anni Ottanta. Il principio è ormai conosciuto: due frizioni consentono di preselezionare il rapporto successivo.

Mentre una viene aperta, l’altra si chiude, riducendo drasticamente l’interruzione della coppia. Da questa architettura sono nati sistemi diventati celebri come PDK e DSG. L’obiettivo era rendere la cambiata sempre più rapida e continua. Poi è arrivato il motore elettrico e ha praticamente eliminato il problema alla radice.

Le EV tornano indietro per essere più divertenti

Il paradosso è proprio questo. Dopo decenni trascorsi a eliminare qualsiasi interruzione dell’accelerazione, oggi alcuni costruttori la stanno reintroducendo artificialmente. La Hyundai Ioniq 5 N ha dimostrato che una trasmissione virtuale può trasformarsi in uno strumento per coinvolgere maggiormente il guidatore, pur senza essere necessaria al funzionamento dell’auto.

Porsche e BMW stanno seguendo la stessa filosofia. La prestazione pura non basta più: sulle elettriche sportive diventa necessario costruire anche una sensazione di progressione, offrendo al guidatore qualcosa da fare e anticipare. Le marce “finte” rappresentano quindi un curioso ritorno alle origini. Non servono a far andare più forte un’elettrica: servono a fare in modo che andare forte sembri nuovamente un’esperienza.

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