FAP intasato, attenzione alla spia: ignorarla può costare migliaia di euro
La spia del FAP può anticipare problemi costosi sul diesel: ecco perché il filtro si intasa, come intervenire e quali accorgimenti aiutano a prevenirlo
La comparsa della spia del FAP sul quadro strumenti di un’auto diesel non dovrebbe essere sottovalutata. Segnala generalmente che il filtro antiparticolato sta incontrando difficoltà nel completare correttamente la rigenerazione, con un progressivo accumulo di fuliggine che può aumentare la contropressione allo scarico.
Continuare a utilizzare l’auto senza individuare la causa può portare all’attivazione della modalità di protezione, con conseguente riduzione delle prestazioni. Nei casi più seri possono essere coinvolti anche altri componenti, rendendo la riparazione decisamente più costosa.
Perché il filtro antiparticolato si intasa
Uno dei principali nemici del filtro è l’utilizzo dell’auto prevalentemente per brevi tragitti urbani. Per eliminare la fuliggine accumulata, infatti, il sistema deve raggiungere determinate condizioni di temperatura e completare una rigenerazione.
Spegnere frequentemente il motore durante questo processo può impedirne il completamento. Con il passare dei chilometri, inoltre, nel filtro si depositano ceneri derivanti anche dall’olio motore che, a differenza della fuliggine, non possono essere eliminate attraverso una normale rigenerazione.
Un intasamento anomalo può essere inoltre conseguenza di problemi agli iniettori, alla valvola EGR, al turbocompressore o ad altri componenti. Per questo una spia persistente richiede una diagnosi: limitarsi a tentare ripetutamente una rigenerazione potrebbe non risolvere la causa originaria.
Cosa fare quando compare la spia
Se il filtro non è eccessivamente saturo e il veicolo non presenta altre anomalie, alcuni costruttori prevedono una procedura di rigenerazione durante la marcia. Le modalità cambiano però da modello a modello ed è quindi necessario seguire quanto riportato nel manuale dell’auto.
Quando il problema è più avanzato, l’officina può valutare una rigenerazione attraverso la diagnosi oppure la pulizia del componente. Esistono anche trattamenti che permettono di intervenire senza smontare completamente lo scarico, ma la loro efficacia dipende dal tipo e dalla gravità dell’intasamento.
Il punto fondamentale è distinguere la fuliggine, che può essere bruciata durante la rigenerazione, dalle ceneri incombustibili accumulate progressivamente durante la vita del filtro.
Quando serve una pulizia professionale
Con chilometraggi elevati può rendersi necessario smontare il filtro e sottoporlo a pulizia professionale su un’apposita attrezzatura. Prima dell’intervento è importante verificare che la struttura interna non presenti crepe, fusioni o altri danni che renderebbero inutile il trattamento.
Il lavaggio permette di rimuovere una parte consistente dei depositi che non vengono eliminati dalle normali rigenerazioni. Al termine, la misurazione della contropressione consente di verificare se il filtro abbia recuperato una funzionalità adeguata.
I costi variano sensibilmente in base al veicolo e all’intervento necessario. Una pulizia professionale può comunque risultare molto meno costosa della sostituzione completa, che su alcuni modelli può facilmente superare mille euro.
FAP e DPF non sono identici
I termini FAP e DPF vengono comunemente utilizzati come sinonimi, ma esiste una differenza tecnica. Il DPF (Diesel Particulate Filter) utilizza normalmente temperature elevate dei gas di scarico per bruciare il particolato accumulato.
Il FAP (Filtre à Particules), storicamente associato soprattutto ai sistemi sviluppati dal gruppo PSA, utilizza invece uno specifico additivo che facilita la combustione della fuliggine a temperature inferiori. In entrambi i casi lo scopo rimane quello di trattenere il particolato prodotto dal motore diesel.
Eliminare il filtro non è la soluzione
Rimuovere fisicamente il filtro o disattivarlo attraverso modifiche alla centralina rende il veicolo non conforme alla configurazione omologata e può comportare conseguenze in occasione della revisione e dei controlli. Inoltre aumenta direttamente le emissioni di particolato.
La prevenzione resta quindi la strada migliore. Utilizzare l’olio con le specifiche previste dal costruttore, mantenere efficiente il motore e non interrompere sistematicamente le rigenerazioni aiuta ad allungare la vita del sistema.
Non esiste però una soglia chilometrica valida per tutte le auto: 100.000 o 150.000 km possono rappresentare un riferimento indicativo, ma durata e livello di saturazione dipendono dal motore, dal tipo di filtro e soprattutto dalle condizioni di utilizzo. Quando la spia compare ripetutamente, una diagnosi tempestiva può evitare che un problema relativamente gestibile si trasformi in una riparazione molto più onerosa.