Distributori sotto controllo, 2.279 violazioni contestate dalla GdF
La Guardia di Finanza intensifica i controlli sulla filiera dei carburanti: 4.800 interventi, 20 milioni di kg di prodotti energetici sequestrati e 265 persone denunciate
Il caro carburanti non pesa soltanto sulle tasche degli automobilisti. Quando benzina e diesel raggiungono prezzi elevati, aumenta anche il margine economico per chi prova ad aggirare tasse e regole della filiera. Ed è proprio su questo fronte che la Guardia di Finanza ha intensificato i controlli.
Tra marzo e luglio 2026 sono stati effettuati 4.800 interventi su tutto il territorio nazionale, con il sequestro di 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici. Il bilancio comprende inoltre 265 persone denunciate e 6,5 milioni di chilogrammi di carburante indicati come consumati “in frode”.
I controlli hanno riguardato sia l’evasione delle accise sia la trasparenza dei prezzi applicati agli automobilisti. E proprio dalle verifiche sui distributori emerge uno dei dati più significativi: su 3.428 impianti controllati sono state contestate 2.279 violazioni a 937 operatori. Le irregolarità contestate vanno da problemi nell’esposizione dei prezzi fino alla difformità tra quanto pubblicizzato e quanto effettivamente applicato alla pompa.
Carburanti, 20 milioni di kg sequestrati in cinque mesi
Il fenomeno non riguarda soltanto la classica pompa di benzina. Una parte importante dei controlli si concentra molto prima, lungo la catena di trasporto e distribuzione dei prodotti energetici. Tra i sistemi individuati c’è quello dei cosiddetti “designer fuel”, carburanti che vengono fatti circolare utilizzando una classificazione differente da quella reale per ottenere un trattamento fiscale più favorevole.
Il meccanismo descritto prevede che normale gasolio destinato all’autotrazione venga accompagnato da documentazione che lo identifica, per esempio, come olio lubrificante o liquido bio anticorrosivo.
Cambiare il nome sulla documentazione, naturalmente, non cambia ciò che si trova realmente dentro la cisterna. Può però servire a nascondere la vera destinazione del prodotto e aggirare il pagamento delle accise previste per il carburante. In uno degli interventi, i nuclei di Udine e Verona hanno intercettato due tank container provenienti dall’Est Europa e diretti verso il Sud Italia. All’interno si trovavano 64.000 litri di prodotto indicato come olio lubrificante, ma destinato, secondo quanto emerso dai controlli, a essere utilizzato come carburante.
Sempre in Friuli, un’altra operazione ha portato al sequestro di quasi mezzo milione di litri, con un’evasione quantificata in 1,1 milioni di euro per le accise e oltre 500.000 euro per l’IVA. Numeri che aiutano a capire perché i controlli non possano limitarsi ai distributori aperti al pubblico.
Gasolio agricolo, dalle serre fantasma al distributore abusivo
Un altro fronte riguarda il gasolio agricolo agevolato. Questo carburante beneficia di una tassazione ridotta perché destinato a specifiche attività. Proprio la differenza di prezzo può però renderlo appetibile per chi tenta di ottenere il prodotto sfruttando indebitamente le agevolazioni per poi rivenderlo ad altri utilizzatori.
Uno dei casi più rilevanti è stato individuato a Catanzaro. Il sistema contestato si basava su documentazione falsa presentata alla Regione Calabria per simulare l’esistenza e l’attività di grandi serre, giustificando così la necessità di elevate quantità di carburante agricolo.
Il gasolio ottenuto a condizioni agevolate sarebbe stato successivamente rivenduto illegalmente a camionisti e imprese edili. L’operazione ha portato al sequestro di beni per 8 milioni di euro e alla denuncia di 29 persone. Uno schema differente è stato individuato a Gallipoli, dove un deposito commerciale sarebbe stato trasformato in un vero e proprio distributore abusivo. Il carburante agricolo veniva utilizzato per rifornire numerosi mezzi grazie anche alla collaborazione di falsi imprenditori del settore.
In entrambi i casi il principio economico alla base della frode è lo stesso: acquistare o ottenere carburante beneficiando di un regime fiscale agevolato e rivenderlo per utilizzi che non avrebbero diritto a quella tassazione.
Contatori manomessi: il cliente paga più carburante di quello ricevuto
Tra gli episodi descritti, quello scoperto a Pescara interessa particolarmente anche per il funzionamento della frode. In questo caso sarebbero stati manomessi i contatori delle autocisterne utilizzate per la consegna del gasolio da riscaldamento.
Il cliente pagava quindi una determinata quantità di prodotto, ma ne riceveva meno di quanto indicato e fatturato. Tra i destinatari delle forniture figuravano anche enti pubblici. Il carburante rimasto grazie alla presunta manipolazione veniva successivamente recuperato, miscelato con gasolio destinato all’autotrazione e venduto in nero.
Nell’ambito dell’operazione sono state sequestrate auto di lusso per un valore di circa un milione di euro. Non si tratta quindi soltanto di evasione fiscale. Alcuni sistemi permettono di guadagnare contemporaneamente su più fronti: sottraendo prodotto al cliente, evitando la corretta tassazione e rimettendo successivamente il carburante sul mercato illegale.
Depositi clandestini e carburante sottratto dalle autocisterne
La mappa delle operazioni comprende anche sistemi molto meno sofisticati. Ad Acerra, in provincia di Napoli, è stato individuato un deposito clandestino utilizzato per lo stoccaggio di carburante di contrabbando. L’intervento ha portato al sequestro di 80.000 litri.
A Vado Ligure, in provincia di Savona, il meccanismo contestato era ancora differente. Alcuni autotrasportatori avrebbero sottratto carburante durante le operazioni di carico in un deposito fiscale attraverso bypass meccanici applicati alle cisterne, rivendendo successivamente il prodotto a prezzi inferiori.
I 4.800 controlli effettuati tra marzo e luglio mostrano quindi una realtà estremamente articolata: documenti falsi, carburanti agevolati utilizzati illegalmente, contatori manomessi, depositi clandestini e sottrazioni durante il trasporto.
Per l’automobilista, però, il dato da tenere maggiormente d’occhio resta quello relativo alla rete stradale. Su 3.428 distributori sottoposti a verifica sono state contestate 2.279 violazioni a 937 operatori. Un numero elevato di contestazioni che non significa automaticamente che ogni impianto controllato vendesse carburante illegale o truffasse i clienti: le violazioni comprendono infatti irregolarità di natura differente, incluse quelle relative alla corretta esposizione dei prezzi.
In un periodo nel quale benzina e diesel pesano particolarmente sul bilancio degli automobilisti, la trasparenza alla pompa diventa ancora più importante. Controllare il prezzo indicato prima di rifornire e verificare quello effettivamente applicato sull’erogatore e sullo scontrino resta quindi una piccola attenzione che può evitare brutte sorprese.