Cambio olio ogni 30.000 km? Uno studio mostra cosa accade già dopo 13.000
Un'analisi su un olio motore 0W-20 dopo 13.000 km mostra un calo della viscosità del 17,5% e una riduzione della riserva alcalina: ecco cosa significa
I moderni intervalli di manutenzione possono arrivare a 25.000 o 30.000 km, in alcuni casi persino a 35.000. Una comodità indiscutibile per l’automobilista, che riduce gli appuntamenti in officina, ma cosa succede nel frattempo al lubrificante che continua a lavorare all’interno del motore?
Un’indicazione interessante arriva da uno studio dell’Università di Sofia, nel quale è stato analizzato un olio 0W-20 dopo 13.000 km di utilizzo. I risultati mostrano una situazione meno semplice di quanto potrebbe suggerire il solo chilometraggio: alcuni parametri rimangono in buone condizioni, mentre altri iniziano già a mostrare un deterioramento significativo.
A 13.000 km gli additivi resistono
La prima indicazione è rassicurante per chi teme di dover sostituire l’olio ogni 5.000 o 8.000 km. Dopo 13.000 km, il pacchetto di additivi protettivi risultava ancora ampiamente presente.
Anche i composti antiusura, tra cui lo ZDDP a base di zinco e fosforo, risultavano sostanzialmente integri. Calcio e magnesio, utilizzati come detergenti per contribuire a mantenere pulito il motore, avevano registrato una riduzione di circa il 9%.
Almeno nelle condizioni considerate dallo studio, quindi, sostituire il lubrificante dopo pochissime migliaia di chilometri non sembrerebbe necessario. Il quadro cambia però osservando altri parametri.
La viscosità cala del 17,5%
Il dato più interessante riguarda la viscosità cinematica misurata a 100 °C. L’olio analizzato era passato dagli iniziali 8,5 mm²/s a 7,01 mm²/s dopo 13.000 km, con una diminuzione del 17,5%. Secondo l’analisi, il fenomeno non era dovuto alla diluizione provocata dal carburante, assente nel campione, bensì al cosiddetto shear degradation, cioè il degrado per taglio meccanico.
Le sollecitazioni alle quali viene sottoposto il lubrificante possono spezzare progressivamente le catene polimeriche utilizzate per garantirne il comportamento alle differenti temperature. La conseguenza è una diminuzione della viscosità e quindi, se il processo prosegue, una minore capacità dell’olio di mantenere un adeguato film lubrificante tra le superfici metalliche.
Questo dato suggerisce prudenza nell’estrapolare automaticamente la durata del lubrificante fino a percorrenze molto superiori.
Scende anche la riserva alcalina
Il secondo parametro da osservare è la riserva alcalina, che esprime la capacità del lubrificante di neutralizzare gli acidi prodotti durante il funzionamento del motore. Dopo 13.000 km il valore rilevato era sceso a 3,7 mgKOH/g.
Come riferimento, l’articolo indica per un olio nuovo di questa categoria valori generalmente compresi fra 7 e 9 mgKOH/g. Una progressiva riduzione di questa capacità protettiva può rendere il lubrificante meno efficace nel contrastare i composti acidi e, nel lungo periodo, aumentare l’esposizione dei componenti interni alla corrosione.
Quindi bisogna cambiarlo a 15.000 km?
I risultati rendono interessante una sostituzione intorno ai 15.000 km, anziché spingersi automaticamente verso intervalli molto più lunghi. Ma il dato non dovrebbe essere interpretato come una regola universale valida per qualsiasi automobile.
Lo studio descritto analizza infatti il comportamento di uno specifico lubrificante e mostra cosa gli è accaduto entro 13.000 km; non dimostra da solo che ogni olio sia necessariamente esausto a 15.000 km o che raggiungere 30.000 km provochi sempre un danno.
Motore, specifiche dell’olio, condizioni d’impiego e prescrizioni del costruttore rimangono determinanti. Il risultato più utile è quindi un altro: il chilometraggio da solo non racconta lo stato dell’olio. Anche quando gli additivi sono ancora presenti, viscosità e capacità di neutralizzare gli acidi possono avere già iniziato a cambiare sensibilmente.