Queste navette viaggiano da sole in autostrada: hanno già percorso 40.000 km

Due navette elettriche a guida autonoma percorrono l'autostrada A10 vicino a Parigi: dopo 40.000 km, il progetto prepara il trasporto pubblico senza conducente

Queste navette viaggiano da sole in autostrada: hanno già percorso 40.000 km
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Renato Terlisi
Pubblicato il 25 set 2026

La guida autonoma esce dai circuiti di prova e affronta uno degli ambienti più complessi della mobilità quotidiana: l’autostrada. Sulla A10 a sud di Parigi, due minibus elettrici automatizzati hanno superato complessivamente la soglia dei 40.000 km percorsi trasportando passeggeri lungo un collegamento di 28 km.

Il progetto coinvolge le aree delle Yvelines e dell’Essonne e mette alla prova una tecnologia pensata non per sostituire semplicemente l’automobile privata, ma per creare una nuova forma di trasporto pubblico automatizzato. Il servizio collega il polo multimodale di Longvilliers con la stazione ferroviaria di Massy-Palaiseau, impiegando circa 30 minuti.

Il traguardo raggiunto dopo mesi di sperimentazione rappresenta soprattutto un banco di prova per capire se questi veicoli possano convivere con il normale traffico autostradale.

Radar, telecamere e un’autostrada che comunica

I due mezzi sono stati sviluppati dalla start-up francese Milla e utilizzano radar e telecamere per analizzare continuamente ciò che accade intorno al veicolo. Ma il vero elemento distintivo dell’esperimento è il rapporto tra navetta e infrastruttura. I minibus comunicano in tempo reale con i sistemi intelligenti installati da Vinci Autoroutes lungo il percorso. Non è quindi soltanto il veicolo a osservare la strada: è anche l’autostrada a fornirgli informazioni.

Questa connessione permette alle navette di affrontare situazioni particolarmente delicate per un sistema automatizzato, come l’inserimento nel traffico, il passaggio attraverso i caselli o l’avvicinamento a zone interessate da lavori.

Non siamo però ancora davanti a un servizio completamente privo di presenza umana. A bordo rimane infatti un operatore in posizione di guida, pronto a intervenire in caso di anomalia. L’obiettivo finale del progetto è arrivare invece a una supervisione effettuata interamente da remoto.

Fino a 12 passeggeri per navetta

La sperimentazione non serve soltanto a dimostrare che un mezzo autonomo può percorrere un’autostrada. L’obiettivo è verificare se questa tecnologia possa diventare parte integrante dei collegamenti nelle aree periurbane.

Ogni navetta può trasportare circa 12 passeggeri e il progetto prevede potenzialmente 30 corse quotidiane. Secondo Vinci Autoroutes, ciò consentirebbe di offrire una capacità aggiuntiva nell’ordine di 360 passeggeri al giorno.

I minibus potrebbero così affiancare le linee regionali di autobus express, offrendo un’alternativa all’utilizzo individuale dell’automobile nelle ore di punta e garantendo contemporaneamente un servizio complementare nei momenti della giornata in cui la domanda è più bassa.

L’esperimento punta quindi anche a contrastare il cosiddetto autosolismo, cioè gli spostamenti effettuati da una sola persona a bordo di un’automobile.

L’87% degli utenti è soddisfatto

La risposta dei passeggeri sembra finora positiva. Secondo i dati diffusi sul progetto, l’87% degli utenti coinvolti ha espresso soddisfazione nei confronti del servizio. I 40.000 km percorsi rappresentano però soltanto una tappa. Per trasformare un esperimento di questo tipo in un servizio su larga scala non basta dimostrare che la tecnologia funzioni.

Rimangono da definire il quadro normativo necessario per ridurre progressivamente la presenza umana a bordo e, soprattutto, un modello economico sostenibile per finanziare veicoli, infrastrutture connesse, manutenzione e supervisione remota.

La tecnologia sta quindi affrontando una prova diversa da quella dei robotaxi cittadini: non portare quattro persone per pochi chilometri nel traffico urbano, ma inserire piccoli mezzi collettivi automatizzati nella normale circolazione autostradale. Dopo 40.000 km con passeggeri, l’esperimento francese mostra che questa possibilità non appartiene più soltanto ai prototipi da laboratorio.

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