Immatricolazioni auto in Italia: siamo sicuri sia tutto ok?

Dati vendita auto. Andrea Baracco: un commento fuori dal coro.

a:2:{s:5:"pages";a:2:{i:1;s:0:"";i:2;s:69:"Mercato Auto Italia: +10,9% a gennaio ma non è un segnale di ripresa";}s:7:"content";a:2:{i:1;s:4203:"
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Come i nostri affezionati lettori sanno, siamo abituati ad un commento sui dati di mercato subito dopo l'uscita dei dati relativi alle immatricolazioni mensili. Questa volta vogliamo provare l'esperimento di parlarne a "bocce ferme".

Andrea_Baracco

Abbiamo invitato l'amico Andrea Baracco, Managing Partner di Baracco Associati e Managing Director a Reteconomy a fornirci un suo parere. Un tentativo di andare al di là dei singoli numeri, per "smouovere" un po' le opinioni rispetto ai soliti titoli Fiat/FCA che polarizzano le notizie.

La lettura dei dati del mercato automobilistico italiano di Gennaio si presta a diverse riflessioni. Sembra chiaro che il mercato andrà verso una dimensione 50-50: suddividendosi equamente tra privati e noleggio.

I fattori sono molteplici, si parte dalla spinta che le società di noleggio a lungo termine che stanno dando al segmento puntando a patite IVA e professionisti ma anche ai privati, al fatto che i carmakers lo considerano un canale più facile da gestire e probabilmente con una migliore marginalità.

A questo aggiungiamo il clima di incertezza del reddito oggi palpabile e che le remunerazioni stanno calando causa l'abbondanza di risorse disponibili e uno scenario a tinte fosche è disegnato.

L’indagine Istat sui redditi appena pubblicata certifica che ci troviamo di fronte alla fine del ceto medio, inteso come categoria impiegatizia dal reddito certo e crescente. Oggi non esiste più.

Pavan Bernacchi, alla guida di Federauto, dovrebbe convincersi che il mercato a due milioni di veicoli resterà una chimera. E’ tempo che suggerisca ai suoi affiliati di pensare al business in modo diverso perché è evidente che il mercato italiano stia affrontando una trasformazione profonda ed epocale che coinvolge tutta la filiera.

Dunque segno positivo a due cifre per questo primo mese dell’anno ma alcuni marchi non ne hanno potuto approfittare. Stupiti dal tonfo di Citroen? Negli ultimi anni ha focalizzato tutti i suoi sforzi sul marchio DS e forse ha trascurato il resto della gamma nei segmenti B-C dove la lotta è davvero continua tra nuovi modelli, restyling e model year. DS è una bella sfida che in Italia e, credo in Europa, faticherà non poco oppure cannibalizzerà il genitore.

Il Premium è un segmento che affascina tutti i costruttori ma è difficile, in mercati maturi e sempre più fluidi, posizionarsi in quell’empireo. Occorre avere tempo, essere molto coerenti – dote che di solito difetta ai brand generalisti - avere molte risorse da investire nei mondi collaterali per colpire l’immaginario e rendere reale quello che sembra inarrivabile. Può essere utile un imprenditore fuori dagli schemi come Elon Musk oppure un robusto heritage. Cromo, design e paillettes sono utili nei mercati emergenti dove i confini tra i segmenti ed i posizionamenti dei brand sono ancora sfumati e indefiniti, ma in Italia gli schemi sono ben definiti.

Sono decenni che il marketing dei brand generalisti vuole entrare nei segmenti Premium e regolarmente fallisce: ricordate la Phaeton oppure la Vel Satis?

Con la nuova Espace, Renault ci riprova trasformando il capostitpite dei monovolume in crossover. Si spera nella magia della parola che oggi affascina ed è talmente abusata che dubito abbia per il consumatore un significato chiaro, preciso. Il fatto che in comunicazione si scriva “crossover” anziché “monovolume” non cambia il posizionamento mentale soprattutto se sedimentato dal 1984.

Come dice il mio amico manager in un’importante società di consulenza: "Queste sono le slides, là fuori c'è il mercato". Ed è tutta un'altra realtà.

Andrea Baracco

Ringraziamo Andrea per aver partecipato alla discussione, sperando che anche voi vogliate aggiungere qualcosa e, perchè no, dandovi appuntamento al prossimo graditissimo ospite.

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Mercato Auto Italia: +10,9% a gennaio ma non è un segnale di ripresa

Mercato Auto Italia Gennaio 2015

Si è chiuso con un totale di 131.385 unità pari al +10,9% il bilancio delle immatricolazioni di gennaio in Italia. Più o meno inalterati anche i rapporti fra italiane, poco più di 37.000 unità ed estere a 94.000 consegne, cresciute rispettivamente dell’11,3% e del 10,7%. Stabile di conseguenza, anche l’equilibrio fra la quota di mercato delle vetture nazionali al 28,4, e delle estere al 71,5%.

Nel dettaglio, sul fronte nazionale Fiat tiene salde le prime cinque posizioni fra le top ten del mese, Panda e 500L in testa con Lancia Ypsilon al quarto posto, mentre Jeep sembra affermarsi rapidamente con 2.554 esemplari in gennaio.

Fra le estere in evidenza Ford che con un balzo del 25,6% ha accorciato a meno di 400 unità le distanze da Volkswagen ancora leader fra le marche di importazione, ma con Golf e Polo in ottava e nona posizione nelle Top Ten dietro la Fiesta, leader nel segmento. Rivitalizzata in gennaio anche la Opel, al quarto posto con 7.259 consegne a +28,6% dietro Renault che continua il suo andamento vivace (7.965 unità) con la Clio al sesto posto fra le più vendute e prima dopo le italiane. Buona, in casa Renault, anche la performance della Dacia, +29,4% a 4.420 unità.

Nell’area delle 6.000 vendite figurano invece Peugeot non particolarmente brillante (+2,8%) e Toyota in crescita del 20,03% e fra le Top Ten al decimo posto con la Yaris a ridosso della Polo. Più in basso, fra le 3 e le 4.000 unità mensili restano sempre solide Kia e Hyundai rispettivamente al +23 e +18,5%.

Solo otto le marche con il segno meno fra cui il -97% di Chevrolet ormai prossima alla scomparsa definitiva decisa dalla GM, mentre colpisce soprattutto il -15,7% di Citroen: il gruppo francese PSA è al momento in via di “ristrutturazione” anche in Italia e resta ora da vedere come reagirà il mercato al posizionamento separato della Citroen DS intesa come area premium della marca. Infine, a proposito di lusso, stazionaria la Audi, ma sempre in testa davanti a Mercedes e Bmw che per di più ha accusato in gennaio anche la flessione della Mini a -11,28%.

I dati del Ministero Trasporti sono freschi di stampa e secondo le associazioni di categoria Anfia (nazionale) e Unrae (marche estere) propongono una lettura “positiva” e “incoraggiante”. Meno incline a visioni ottimistiche, invece, la federazione dei concessionari il cui presidente Pavan Bernacchi ribadisce una volta di più che “si potrà parlare di un vero recupero solo quando i privati, ossia le famiglie, torneranno ad acquistare in modo sostenuto; a questo punto accompagnati da un maggior vigore del popolo delle Partite Iva”.

In effetti, una “crescita” complessiva di 12.920 nuove auto rispetto al gennaio dello scorso anno non può essere considerata un vero segnale di rilancio poiché nella quasi totalità (10.000 unità circa) sono state assorbite dal settore noleggio cresciuto del 54% fino a coprire il 21% del mercato. Al contrario gli acquisti dei “privati” sono scesi al 62,5% rispetto al 68% dello scorso anno e la Panda come auto più venduta in Italia è un indice significativo. In sostanza, e non è certo una sorpresa, la situazione italiana sul fronte del settore auto rimane ancorata ai suoi problemi “fisiologici” ovvero alle immutate difficoltà economiche delle famiglie e tutto il resto.

Rimane dunque in ballo l’interrogativo sul progressivo invecchiamento del parco circolante con circa 11 milioni di auto fino a 15 anni di anzianità che, secondo il presidente dell’Unrae (e AD del gruppo VW Italia), richiede sempre di più da parte del governo “una strategia di rilancio dei temi della sicurezza e dell’ambiente” basata non su inventivi generici ma “sulla detraibilità e deducibilità per famiglie e imprese”.

Sono concetti ripetuti inutilmente ormai da mesi se non da anni insieme ai mancati ricavi per l’erario: anche oggi l’Unrae non ha mancato di ricordare che “il contributo allo Stato sotto forma di IVA si è ridotto lo scorso anno di oltre 1 miliardo di euro rispetto al 2010 a fronte di un fatturato sceso del 25%. Cifre e considerazioni che, a ben guardare, a Palazzo Chigi non figurano neppure.

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