Vuole una wallbox per l’auto elettrica, il preventivo è da 9.400 euro
Una nuova norma svedese consente agli inquilini di chiedere una wallbox pagando l'installazione. Un automobilista ha però ricevuto un preventivo da 100.000 corone
Facilitare la ricarica delle auto elettriche anche per chi vive in un condominio o in affitto è uno dei passaggi necessari per rendere le vetture a batteria accessibili a un numero maggiore di automobilisti. Ma avere il diritto di chiedere l’installazione di una wallbox non significa necessariamente riuscire a farlo spendendo poco.
Lo dimostra quanto accaduto in Svezia a Marcus Hellgren, residente a Örebro. L’automobilista voleva sfruttare le nuove regole entrate in vigore il 29 maggio, che consentono a chi vive in un edificio con più appartamenti di chiedere l’installazione di un punto di ricarica, a condizione di sostenerne personalmente i costi.
Hellgren aveva messo in conto una spesa massima nell’ordine delle 30.000 corone svedesi. Una cifra già importante, ma che era disposto ad affrontare. Quando è arrivato il preventivo, però, la somma richiesta era di ben 100.000 corone, equivalenti indicativamente a circa 9.400 euro.
Il motivo è semplice: nel suo caso non sarebbe stato sufficiente montare una wallbox. Per rendere possibile la ricarica sarebbero necessari anche una nuova alimentazione elettrica, un nuovo quadro e ulteriori componenti.
Wallbox, il preventivo sale a 100.000 corone
Il caso mette in evidenza una delle questioni più delicate quando si parla di ricarica domestica delle auto elettriche negli edifici condivisi. Una wallbox, presa singolarmente, rappresenta soltanto una parte dell’impianto necessario per portare energia fino al parcheggio.
Se l’infrastruttura elettrica esistente è già predisposta e il posto auto si trova nelle vicinanze di un punto di alimentazione adeguato, l’intervento può essere relativamente semplice. Nel caso raccontato, invece, sarebbero necessari lavori molto più estesi.
Il preventivo ricevuto da Marcus è così arrivato a 100.000 corone svedesi, oltre tre volte le 30.000 che aveva immaginato come limite massimo. Una cifra sufficiente a fargli abbandonare, almeno alle condizioni prospettate, l’idea dell’installazione. La questione diventa ancora più significativa perché la nuova normativa è stata introdotta proprio con l’obiettivo dichiarato di rimuovere alcuni degli ostacoli alla ricarica per chi non dispone di un’abitazione indipendente.
Il diritto a ottenere il punto di ricarica, tuttavia, non elimina il problema economico quando l’edificio necessita di interventi importanti.
Perché installare una wallbox può diventare così costoso
Quando si parla di ricarica domestica si tende spesso a concentrare l’attenzione sul prezzo della wallbox, ma il dispositivo montato sulla parete è solamente l’elemento più visibile dell’impianto. Il vero costo può dipendere da ciò che si trova alle sue spalle.
Nel caso svedese descritto, per esempio, non sarebbe sufficiente collegare un caricatore all’impianto esistente. Occorrerebbe realizzare una nuova alimentazione e installare un nuovo quadro elettrico insieme ad altri componenti. È proprio questo aspetto ad aver fatto lievitare la cifra.
La vicenda non significa quindi che installare una wallbox costi normalmente 100.000 corone. Si tratta di un caso specifico, legato agli interventi necessari nell’edificio in questione. Ed è una distinzione importante, perché il costo effettivo di un punto di ricarica può cambiare notevolmente in funzione delle caratteristiche dell’immobile e dell’infrastruttura già disponibile.
La nuova legge svedese divide proprietari e residenti
Le nuove regole sono entrate in vigore in Svezia il 29 maggio e prevedono che i residenti negli edifici plurifamiliari possano richiedere un punto di ricarica, purché siano loro a sostenerne il costo. Sulla carta il principio appare lineare: chi vuole ricaricare la propria auto elettrica può chiedere l’installazione senza obbligare gli altri residenti a pagarla.
Nella pratica, però, stabilire dove finisca l’intervento destinato al singolo automobilista e dove inizi un investimento strutturale dell’edificio può diventare più complicato. È proprio uno dei punti sui quali sono state sollevate critiche. Una stazione di ricarica non è sempre un’installazione completamente indipendente. Può richiedere modifiche all’impianto comune, nuovi quadri, cablaggi o altre opere destinate potenzialmente a rimanere nell’edificio anche in futuro.
Da qui nasce una domanda inevitabile: quali costi devono essere attribuiti esclusivamente al residente che richiede la wallbox?
Il rischio di creare impianti diversi nello stesso condominio
C’è poi un secondo problema, legato alla pianificazione futura. Permettere a ogni residente di realizzare individualmente il proprio punto di ricarica può sembrare la soluzione più immediata, soprattutto quando inizialmente sono poche le persone interessate a un’auto elettrica.
Con l’aumento delle richieste, però, una gestione frammentata potrebbe complicare la realizzazione successiva di un sistema comune. È uno degli aspetti contestati dall’organizzazione svedese dei proprietari immobiliari Fastighetsägarna, che ha espresso perplessità sulle nuove regole.
Il rischio evidenziato è che una serie di installazioni individuali possa rendere più difficile, in un secondo momento, costruire una rete di ricarica condominiale uniforme. La differenza non è secondaria. Installare una singola wallbox e progettare un’infrastruttura capace di alimentare numerosi veicoli sono due problemi differenti, soprattutto quando la potenza disponibile deve essere distribuita tra più punti di ricarica.
Il costo della ricarica può condizionare l’acquisto dell’auto elettrica
Il caso di Örebro evidenzia infine un problema molto concreto per chi sta valutando il passaggio all’elettrico. Prima ancora del prezzo dell’auto elettrica, può diventare decisivo capire dove e a quali condizioni sarà possibile ricaricarla.
Chi dispone di un garage privato già predisposto parte naturalmente da una situazione differente rispetto a chi vive in un grande edificio e utilizza un parcheggio condiviso. Marcus Hellgren aveva previsto di spendere fino a 30.000 corone pur di avere il proprio punto di ricarica. Davanti a una richiesta di 100.000 corone, però, ha giudicato l’investimento troppo elevato.
La vicenda svedese non dimostra che una wallbox costi quasi 10.000 euro, ma mette in evidenza un problema più ampio: il caricatore è soltanto una parte del costo. Quando servono nuove linee elettriche, quadri e interventi sull’infrastruttura dell’edificio, il conto può crescere rapidamente. Ed è proprio in questi casi che il diritto a installare una wallbox rischia di rimanere soltanto teorico: l’autorizzazione c’è, ma il costo necessario per sfruttarla può diventare troppo alto per il singolo automobilista.