Volkswagen e Stellantis la pensano uguale: servono gli incentivi

I CEO di Volkswagen e Stellantis chiedono al pacchetto Automotive dell'UE etichetta "Made in Europe", bonus CO2 e preferenze negli appalti per rafforzare la produzione europea e ridurre la dipendenza dalle batterie straniere

Volkswagen e Stellantis la pensano uguale: servono gli incentivi
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Giorgio Colari
Pubblicato il 5 feb 2026

L’Europa si trova oggi a un bivio cruciale: restare una semplice piattaforma di consumo o riaffermare il proprio ruolo di potenza manifatturiera. A lanciare l’allarme sono i vertici dei principali gruppi automobilistici del continente, che chiedono all’Unione europea una strategia chiara e strutturale per salvaguardare la produzione europea di automobili. Secondo loro, la risposta passa attraverso strumenti concreti e immediatamente attuabili, pensati per rafforzare la competitività e la resilienza dell’industria continentale.

L’appello dell’industria: difendere il Made in Europe

La voce dei CEO di Volkswagen Group e Stellantis, rispettivamente Blume e Filosa, si è fatta sentire sulle principali testate europee. Entrambi sottolineano come la sopravvivenza del settore passi da una ridefinizione delle priorità politiche ed economiche. Il loro messaggio è chiaro: l’Europa non può più permettersi di essere soltanto un grande mercato di consumo, ma deve puntare con decisione sul Made in Europe. Questo significa adottare politiche che valorizzino la produzione locale, mettendo in campo strumenti che incentivino sia i produttori sia i consumatori a scegliere prodotti europei.

Il nodo delle batterie e la sfida della dipendenza

Al centro della contesa industriale si trovano le batterie per i veicoli elettrici, vero cuore pulsante della mobilità del futuro. Nonostante gli ingenti investimenti realizzati dall’Unione europea negli ultimi anni, il rischio di dipendenza da fornitori extraeuropei rimane alto. Questa vulnerabilità espone il settore automobilistico continentale a rischi geopolitici e di mercato, rendendo urgente una risposta coordinata che rafforzi la filiera interna.

Resilienza e costi: il dilemma europeo

L’appello congiunto di Blume e Filosa nasce da una contraddizione ormai evidente. I consumatori europei chiedono veicoli elettrici a prezzi accessibili, ma la strada più rapida per abbattere i costi è importare componenti a basso prezzo da paesi terzi. Questo meccanismo rischia di indebolire ulteriormente la produzione europea, accentuando la dipendenza dall’estero e riducendo la capacità del continente di affrontare eventuali crisi. Secondo i due amministratori delegati, la risposta non deve essere un ritorno al protezionismo, ma una strategia fondata su criteri trasparenti e condivisi.

Le tre leve della proposta: etichetta, incentivi e appalti pubblici

La proposta avanzata dai leader dell’automotive ruota attorno a tre strumenti fondamentali. Il primo è l’introduzione di una etichetta trasparente che certifichi l’origine europea dei veicoli, fornendo ai consumatori informazioni chiare e affidabili. Il secondo pilastro è rappresentato da incentivi all’acquisto, calibrati per favorire i prodotti locali e sostenere la filiera interna. Infine, la terza leva consiste nell’utilizzo strategico degli appalti pubblici, privilegiando i fornitori che rispettano standard europei elevati. Questi strumenti sono pensati per costruire un ecosistema competitivo, che stimoli l’innovazione senza delocalizzare il valore aggiunto.

Le resistenze: libero scambio, costi politici e filiera integrata

Non mancano però le critiche e le perplessità. I sostenitori del libero scambio temono che tali misure possano generare contenziosi commerciali a livello internazionale e innescare possibili ritorsioni. Altri osservatori mettono in guardia sul costo politico: l’allocazione di risorse pubbliche a sostegno dell’industria deve tradursi in benefici concreti, come nuovi posti di lavoro e una maggiore sicurezza industriale. Inoltre, c’è chi sostiene che una semplice etichetta non sia sufficiente: serve una strategia integrata che coinvolga l’intera filiera, dalla raffinazione delle materie prime fino al riciclo, per evitare soluzioni di facciata.

Il ruolo della Commissione e il pacchetto Automotive

La Commissione europea è al lavoro su un nuovo pacchetto Automotive, con l’obiettivo di bilanciare la sostenibilità ambientale, la competitività industriale e le regole del mercato unico. Le definizioni tecniche relative al Made in Europe dovranno essere rigorose e trasparenti, per evitare discriminazioni e rispettare le normative commerciali internazionali. Il coordinamento tra gli Stati membri sarà fondamentale, poiché gli incentivi nazionali dovranno integrarsi senza compromettere l’integrità del mercato europeo. Nelle prossime settimane, il confronto tra industria, governi e istituzioni continentali sarà decisivo per trasformare le proposte in strumenti operativi efficaci e realmente capaci di rafforzare la posizione dell’Europa nel settore automotive.

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