Tesla dichiara guerra a una società francese: c'è in ballo Cybercab

Tesla ha impugnato UNIBEV per il marchio Cybercab. La controversia arriva con i primi esemplari prodotti al Gigafactory Texas e riaccende il tema del trademark squatting

Tesla dichiara guerra a una società francese: c'è in ballo Cybercab
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Giorgio Colari
Pubblicato il 25 feb 2026

Una battaglia legale ad alta tensione si sta consumando dietro le quinte del debutto del nuovo veicolo autonomo firmato Tesla, sollevando interrogativi cruciali sul futuro della mobilità e sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale nel settore automotive. Il 18 febbraio 2026, proprio mentre il primo esemplare di Cybercab usciva dalla linea produttiva della Gigafactory Texas, la casa automobilistica guidata da Elon Musk ha dato il via a una mossa decisiva: il deposito di un’opposizione formale presso l’USPTO contro la società francese UNIBEV. L’accusa è pesante: frode, malafede e diluizione del marchio legato alla denominazione “Cybercab”, destinata a identificare la nuova frontiera dei robotaxi.

Un contenzioso intricato

Il contenzioso si snoda su una cronologia intricata che rischia di mettere in difficoltà la posizione della società francese. Nonostante UNIBEV abbia registrato il marchio in Francia già il 29 aprile 2024, ben prima dell’annuncio ufficiale di Tesla nell’ottobre dello stesso anno, la richiesta di tutela negli Stati Uniti è stata depositata il 28 ottobre 2024. Un tempismo sospetto: la domanda americana è arrivata appena due settimane dopo la presentazione pubblica della Cybercab e, soprattutto, anticipando di qualche settimana la stessa richiesta presentata da Tesla nel novembre 2024.

Secondo la tesi difensiva della casa californiana, questo sincronismo non sarebbe affatto casuale, ma piuttosto la manifestazione evidente di un caso di trademark squatting. A sostegno di questa accusa, Tesla porta in giudizio elementi che gettano ombre sulla buona fede della controparte: tra questi, la presenza di Jean Louis Lentali, figura di spicco di UNIBEV, tra i follower di profili Instagram riconducibili a Elon Musk e all’universo Tesla. Inoltre, emerge un dato ancor più rivelatore: il portafoglio di marchio di UNIBEV comprende già la registrazione di “Teslaquila” e domande relative a “Cyberquad” e “Cybertaxi”, un chiaro indizio di una strategia mirata a intercettare nomi associati a brand globalmente noti e ad alto valore commerciale.

Una prassi riconosciuta

Tuttavia, la posizione di UNIBEV si fonda su basi legali solide e su una prassi riconosciuta in numerosi ordinamenti internazionali: il principio del primo deposito prevale spesso su quello del primo utilizzo effettivo. Questo significa che, almeno sul piano formale, la registrazione anticipata del marchio da parte della società francese in Francia e negli Stati Uniti conferisce a UNIBEV una posizione di vantaggio legale, indipendentemente dalla maggiore notorietà o capacità comunicativa di Tesla.

Il dilemma per la casa di Elon Musk è evidente: da un lato, la necessità di difendere la propria identità commerciale e la strategia di lancio globale della Cybercab; dall’altro, il rischio concreto che una lunga battaglia giudiziaria possa ritardare la produzione di massa, prevista per aprile 2026, generando incertezza e confusione tra i clienti e gli investitori. In questo scenario, la prospettiva di un accordo extragiudiziale si fa sempre più concreta: secondo diversi esperti di diritto industriale, Tesla potrebbe essere costretta a negoziare una licenza onerosa o persino a pagare per la cessione dei diritti sul marchio a UNIBEV, pur di preservare la continuità del progetto e la forza del brand.

Un monito per tutti

Per l’intero settore automobilistico, la vicenda rappresenta un monito significativo: la tutela preventiva dei marchio a livello globale deve diventare una priorità assoluta, specialmente quando si tratta di prodotti destinati a catalizzare l’attenzione mediatica e a rivoluzionare i paradigmi della mobilità. Il caso Cybercab si trasforma così in un precedente destinato a influenzare le strategie di lancio e di protezione dei diritti di proprietà intellettuale delle case automobilistiche nei prossimi anni.

Nel frattempo, il mercato e gli appassionati di innovazione restano con il fiato sospeso: la domanda che tutti si pongono è se la nuova creatura di Tesla riuscirà a conservare il nome Cybercab o se sarà costretta a cambiare identità prima ancora di iniziare la sua corsa sulle strade del futuro.

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