Tesla Robotaxi, più di 5 incidenti in un mese: sicurezza sotto accusa

Cinque nuovi incidenti e la revisione di un caso con ospedalizzazione: il Robotaxi Tesla ad Austin mostra un tasso di incidenti superiore ai guidatori umani e suscita critiche su trasparenza e supervisione

Tesla Robotaxi, più di 5 incidenti in un mese: sicurezza sotto accusa
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Giorgio Colari
Pubblicato il 18 feb 2026

Nel cuore del Texas, il debutto dei Tesla Robotaxi ad Austin si sta rivelando tutt’altro che privo di ostacoli. In soli otto mesi di operatività, questi veicoli a guida autonoma hanno accumulato ben 14 incidenti, di cui cinque concentrati nel breve periodo tra dicembre 2025 e gennaio 2026. Una statistica che, se messa sotto la lente, mostra un crash rate pari a una collisione ogni 57.000 miglia percorse, valore che risulta quasi quattro volte peggiore rispetto alle 229.000 miglia percorse in media dagli automobilisti umani prima di incorrere in un incidente. Ma il dato più allarmante non è solo la frequenza dei sinistri, bensì la totale assenza di trasparenza nella gestione delle informazioni e la scarsa propensione di Tesla a condividere dettagli pubblici sulle cause degli eventi.

Una serie di problematiche

Negli ultimi mesi, i Robotaxi hanno evidenziato una serie di problematiche che mettono in discussione l’efficacia e la sicurezza dei sistemi di guida autonoma. Gli ultimi cinque incidenti, avvenuti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, coprono uno spettro di scenari preoccupanti: si va dall’impatto a 17 miglia orarie contro un oggetto fisso in piena linea retta, all’urto a veicolo fermo con un autobus, fino a quattro tamponamenti in retromarcia a velocità minime. Tutti questi eventi si sono verificati con il sistema di guida autonoma attivo e con operatori presenti a bordo, il che solleva dubbi sulle reali capacità di prevenzione degli algoritmi e sull’efficacia della supervisione umana residua.

La gestione della comunicazione da parte di Tesla è stata quanto mai opaca. L’azienda ha scelto di classificare le indagini sugli incidenti come “informazioni commerciali confidenziali”, impedendo così la diffusione di dettagli fondamentali sia al pubblico sia alle autorità di regolamentazione. Un caso emblematico riguarda un incidente avvenuto a luglio, inizialmente riportato come “danno materiale” e solo cinque mesi dopo riclassificato come “lesione lieve con ospedalizzazione”. Un ritardo che non solo getta ombre sulla tempestività delle comunicazioni, ma alimenta anche interrogativi sulla reale affidabilità della rendicontazione fornita dalla casa automobilistica.

Il confronto con i competitor

Il confronto con i principali competitor del settore è impietoso. Waymo, per esempio, ha già percorso oltre 127 milioni di miglia senza la presenza di conducenti di backup, mantenendo tassi di incidenza notevolmente inferiori. Secondo i dati pubblici, il servizio di guida autonoma di Waymo ha portato a una riduzione dell’80% delle lesioni e del 91% dei traumi gravi rispetto alla guida umana. Un risultato che si contrappone drasticamente al quadro tracciato dai Robotaxi di Tesla, i cui veicoli autonomi sembrano invece incorrere in incidenti con una frequenza quasi quadrupla rispetto agli automobilisti tradizionali, segnalando una distanza tecnologica e gestionale ancora significativa.

Particolarmente controversa è stata la decisione di Tesla di lanciare i servizi senza monitor umani a bordo proprio a fine gennaio, pochi giorni dopo una serie di quattro incidenti verificatisi nella prima metà del mese. Una scelta che ha sollevato un coro di critiche da parte di esperti del settore e associazioni per la sicurezza stradale, i quali si chiedono perché ridurre la supervisione proprio nel momento in cui i numeri suggeriscono la necessità di un maggiore controllo. Ancora più grave è il mantenimento del riserbo sui dettagli degli incidenti, che ostacola il lavoro di valutazione dei rischi da parte delle autorità federali e degli enti statali.

Gli addetti ai lavori concordano su un punto: la credibilità della guida autonoma dipende dalla trasparenza e dalla condivisione dei dati. Servono standard condivisi per la pubblicazione degli incidenti e requisiti minimi di supervisione che siano validi per tutte le aziende del settore. Senza queste condizioni, la fiducia del pubblico verso i Robotaxi e, più in generale, verso le tecnologie di guida autonoma, rischia di essere compromessa irrimediabilmente. Il caso Austin rappresenta dunque un banco di prova fondamentale non solo per Tesla, ma per l’intero comparto dell’innovazione automobilistica.

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