Scovata discarica abusiva con auto storiche in una cava di pietra

A Modica una cava di pietra dismessa è stata trasformata in una vasta discarica abusiva con carcasse automobili, fusti di olio esausto e rifiuti pericolosi. Denunciato il proprietario, avviata la bonifica e le analisi sulla falda acquifera

Scovata discarica abusiva con auto storiche in una cava di pietra
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Giorgio Colari
Pubblicato il 17 feb 2026

Un intervento delle forze dell’ordine ha svelato una situazione allarmante nel cuore della provincia di Modica, dove una vasta area, estesa per oltre 4.000 metri quadrati, è stata trasformata in una discarica abusiva di dimensioni preoccupanti. L’operazione, condotta dal Commissariato di Polizia locale con il supporto di Vigili del Fuoco, ARPA, Polizia Provinciale e amministrazione comunale, ha portato al sequestro di una cava di pietra dismessa, ora tristemente famosa per essere diventata il punto di raccolta illegale di materiali altamente inquinanti e pericolosi per l’ambiente e la salute pubblica.

Il blitz

Il bilancio del blitz è inquietante: decine di carcasse automobili, motocicli e autocarri ridotti a semplici scheletri metallici, disseminati tra fusti di olio esausto, residui sanitari e montagne di plastiche deteriorate. Il responsabile, un uomo di 56 anni, è stato denunciato per gestione illecita di rifiuti pericolosi e speciali, con l’accusa di aver trasformato la zona in una vera e propria bomba ecologica nascosta dalla vegetazione fitta che circonda l’area.

Ciò che preoccupa maggiormente gli esperti e le autorità è il rischio concreto di contaminazione della falda acquifera sottostante. I liquidi provenienti dalle carcasse e dai contenitori di sostanze tossiche – tra cui carburante, olio motore e residui di batterie – possono facilmente infiltrarsi nel terreno, raggiungendo le riserve idriche che alimentano sia l’agricoltura locale sia gli usi urbani. Il pericolo per la qualità dell’acqua e per la salute pubblica è elevato, motivo per cui l’ARPA ha immediatamente avviato una serie di analisi approfondite sui campioni di suolo e acqua prelevati sul posto, con l’obiettivo di mappare la presenza di contaminanti e stimare l’entità del danno ambientale.

Una problematica diffusa

L’episodio mette in luce una problematica diffusa nel settore automotive: la mancanza di una rete capillare di punti di raccolta per veicoli fuori uso favorisce fenomeni di abbandono e smaltimento illecito. Secondo la normativa italiana, infatti, i veicoli giunti a fine vita devono essere affidati esclusivamente a centri autorizzati, dove vengono sottoposti a trattamenti specifici per la rimozione e il corretto smaltimento delle componenti più pericolose. Tuttavia, la pratica – purtroppo ancora diffusa – di trasformare terreni privati in discariche clandestine comporta non solo gravi rischi ambientali, ma anche pesanti sanzioni penali e amministrative, oltre a generare un impatto sociale significativo.

Non va sottovalutato, inoltre, l’effetto che queste attività illegali hanno sul mercato dei ricambi usati. Le filiere parallele e non autorizzate di demolizione immettono sul mercato pezzi di ricambio privi dei necessari controlli di qualità e sicurezza, mettendo a rischio gli acquirenti e minando la credibilità del settore. Un problema che riguarda da vicino sia gli operatori professionali sia i privati cittadini, sempre più esposti a frodi e rischi legati all’acquisto di componenti non certificati.

Le conseguenze

Le conseguenze di questa situazione sono tangibili anche per la popolazione residente nelle aree limitrofe. I cittadini hanno espresso forte preoccupazione per i rischi igienico-sanitari e per i cattivi odori che si sprigionano dalla discarica abusiva, chiedendo a gran voce un intervento immediato da parte delle autorità. La risposta non si è fatta attendere: è stata ordinata la bonifica dell’intera area, da realizzare attraverso procedure specializzate e con il coinvolgimento di personale formato e impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti pericolosi.

Sul fronte investigativo, le indagini sono tutt’altro che concluse. Gli inquirenti stanno lavorando per risalire alla provenienza dei veicoli abbandonati e per identificare eventuali altri soggetti coinvolti nella gestione della discarica. L’obiettivo è quello di ricostruire la filiera illegale e prevenire il ripetersi di episodi simili, tutelando il territorio di Modica e la salute dei suoi abitanti.

Questa vicenda rappresenta un vero e proprio campanello d’allarme: la tutela dell’ambiente e della salute pubblica passa anche attraverso il rispetto delle regole nel settore automotive e la collaborazione tra istituzioni, operatori e cittadini. Solo così sarà possibile contrastare in modo efficace il fenomeno delle discariche abusive e garantire un futuro più sicuro e sostenibile per il territorio.

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