Oltre mille auto dell'alluvione del 1970 giacciono ancora sul fondale
A Varazze, a meno di un miglio dalla costa, oltre mille auto affondate dopo l'alluvione del 1970 giacciono sul fondale, trasformate dalla salsedine e dalle colonie marine
Nel cuore del fondale ligure, a circa 50 metri di profondità davanti a Varazze, giace una delle storie più incredibili e dimenticate del dopoguerra italiano: quella delle macchine sommerse. Oltre mille automobili, testimoni silenziosi di un’epoca e di una tragedia, riposano da più di cinquant’anni sotto la superficie del mare, a memoria di un evento che ha segnato per sempre la storia locale e nazionale. Questa insolita discarica sottomarina è il risultato diretto dell’alluvione 1970 che devastò Genova e la sua provincia, un evento catastrofico che mise in ginocchio la città e lasciò dietro di sé non solo danni materiali e vittime, ma anche una problematica logistica di proporzioni mai viste prima.
Una scelta oggi illogica
Il 7 ottobre di quell’anno, le piogge torrenziali trasformarono le strade di Genova in fiumi in piena, travolgendo tutto ciò che incontravano: case, negozi, infrastrutture e, soprattutto, migliaia di automobili. Questi veicoli, irrimediabilmente danneggiati dall’acqua e dal fango, divennero ben presto un problema urgente di smaltimento veicoli. In un’epoca priva delle stringenti normative ambientali che conosciamo oggi, le autorità dovettero trovare una soluzione rapida e pragmatica a un’emergenza senza precedenti.
La scelta ricadde su un’operazione che oggi apparirebbe impensabile: l’affondamento auto in mare. Le vetture vennero dapprima bonificate da oli e carburanti per ridurre l’impatto immediato sull’ecosistema marino, poi caricate su grandi chiatte e trasportate al largo, tra Punta dell’Olmo e il Cottolengo, dove furono lasciate sprofondare nel blu del Tirreno. Testimoni dell’epoca ricordano ancora le immagini di Lancia Flavia blu e Fiat appena immatricolate che venivano ammassate sulle imbarcazioni, pronte a essere consegnate all’abisso.
Oggi le auto sono dei relitti
Oggi, le carcasse di quelle automobili sono quasi completamente inglobate dai sedimenti sabbiosi del fondale ligure. La corrosione dovuta alla salsedine ha trasformato i veicoli in relitti irriconoscibili, ormai privi di ogni funzione originaria. Eppure, nel tempo, queste macchine sommerse hanno assunto un ruolo del tutto inatteso: secondo i racconti dei pescatori locali, le strutture metalliche sono diventate una sorta di barriera artificiale, offrendo rifugio e habitat a una sorprendente varietà di pesci e invertebrati. L’area, infatti, è oggi riconosciuta come un piccolo ecosistema sommerso, in cui la natura ha saputo riconvertire ciò che era nato come rifiuto in una nuova risorsa per la biodiversità marina.
Il paradosso, però, è evidente. Se da un lato il sito rappresenta un esempio di resilienza ecologica, dall’altro non mancano le preoccupazioni circa la possibile persistenza di materiali inquinanti. I dubbi sulla sicurezza ambientale restano: i relitti, pur privati dei liquidi più pericolosi all’epoca del loro affondamento, continuano a essere potenziali fonti di rilascio di sostanze nocive, in particolare metalli pesanti e residui plastici. Gli esperti sottolineano come la vicenda debba essere letta nel suo contesto storico, quando la gestione delle emergenze privilegiava la rapidità d’azione rispetto alle considerazioni ecologiche che oggi guidano ogni intervento.
La questione fa ancora discutere
A distanza di oltre mezzo secolo, la questione rimane aperta e controversa. Recuperare i relitti comporterebbe non solo costi economici ingenti, ma anche il rischio di arrecare ulteriori danni al delicato equilibrio del fondale ligure. D’altro canto, lasciarli indisturbati significa convivere con una minaccia ambientale latente, difficile da quantificare ma impossibile da ignorare. Il caso di Varazze si trasforma così in un emblema dei dilemmi contemporanei: memoria industriale, esigenze dell’economia locale e tutela ambientale si intrecciano in modo indissolubile, riflettendo i profondi cambiamenti avvenuti nella gestione dei rifiuti e nella sensibilità verso la protezione del mare.
Le macchine sommerse di Varazze non sono soltanto relitti del passato, ma anche simboli di un’epoca in cui l’emergenza e la necessità hanno dettato scelte radicali, oggi oggetto di riflessione e dibattito. Questa storia, ancora poco conosciuta, invita a interrogarsi su come le nostre priorità siano cambiate e su quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla tutela degli ecosistemi marini, affinché simili episodi non si ripetano mai più.