"Il blu sul rosso non si può vedere", l'attacco alla livrea Ferrari
La livrea Ferrari-HP con logo blu su SF-24 e SF-25 scatena critiche da Revolut e apre il dibattito su identità, design e strategie di branding in F1
Nel cuore della stagione 2024-2025 di Formula 1, una questione di design divide appassionati, esperti e addetti ai lavori: la scelta cromatica della livrea della Ferrari. Tutto nasce dalla recente partnership tra la Scuderia di Maranello e il colosso tecnologico HP, un accordo che ha rivoluzionato l’aspetto delle monoposto, scatenando un acceso dibattito che va ben oltre il paddock e si riflette nelle discussioni sui social e nei media di settore.
Il punto di partenza di questa controversia si può sintetizzare nella domanda, tanto semplice quanto emblematica, posta da Antoine Le Nel, responsabile marketing di Revolut: “Come si può mettere il blu su un’auto rossa?”. Un interrogativo che ha trovato ampia eco tra i tifosi della Ferrari, i quali vedono nel rosso non solo un colore, ma un vero e proprio simbolo di identità e tradizione. L’introduzione di elementi grafici blu, fortemente voluti da HP, ha spaccato l’opinione pubblica, mettendo in luce la tensione tra autenticità storica e le esigenze della sponsorizzazione globale.
Modifiche graduali e necessarie
Le modifiche alla livrea sono state introdotte in modo graduale. Sulla SF-24, il logo blu di HP ha fatto la sua comparsa sul cofano motore, accompagnato da dettagli su sfondo bianco posizionati sulle ali. Ma è con la SF-25 che il cambiamento si è fatto più evidente: una banda trasversale bianca spezza il celebre rosso Maranello, creando un contrasto visivo che ha polarizzato le reazioni. Da un lato, c’è chi parla di un vero e proprio tradimento della storia della Scuderia; dall’altro, chi riconosce la necessità di adeguarsi alle dinamiche commerciali che regolano la Formula 1 moderna.
Le critiche non arrivano soltanto dai semplici appassionati. Nel podcast “Business of Sport”, Antoine Le Nel ha espresso apertamente le sue perplessità, sottolineando come in Revolut il design e la coerenza dell’identità visiva siano valori fondamentali. Ha inoltre portato come esempio positivo la collaborazione tra Mastercard e McLaren, un co-branding che, a suo avviso, ha saputo mantenere una forte coerenza estetica senza snaturare l’identità del team.
In difesa della Ferrari
Nonostante le critiche, c’è chi difende la scelta della Ferrari, evidenziando il peso degli accordi internazionali e il ruolo centrale che la Formula 1 ricopre come piattaforma di visibilità globale. Per sponsor del calibro di HP, la presenza del logo sulle monoposto rappresenta un’opportunità unica di esposizione, giustificando investimenti milionari. D’altra parte, per la Scuderia, una partnership con un gigante dell’IT offre non solo risorse finanziarie, ma anche vantaggi strategici in termini di innovazione tecnologica, fondamentali per rimanere competitivi ai massimi livelli.
Tuttavia, la questione va ben oltre la semplice estetica. Secondo molti esperti di comunicazione visiva, la livrea di una monoposto è molto più di una decorazione: è il portatore di valori, storia e promesse di un marchio. Per realtà come la Ferrari, la cui eredità è profondamente radicata nell’immaginario collettivo, anche minimi cambiamenti cromatici possono alterare la percezione dell’identità. Eppure, la pressione delle sponsorizzazioni contemporanee e la necessità di distinguersi su scala globale spingono i team a sperimentare nuove soluzioni grafiche, spesso al limite tra innovazione e rispetto della tradizione.
Le reazioni nei forum
Le reazioni nei forum, sui social e tra gli addetti ai lavori riflettono questa divisione: c’è chi accusa la Scuderia di aver abbandonato il suo DNA, chi invece vede in queste scelte un compromesso inevitabile per sostenere il budget e chi, infine, apprezza il coraggio di rinnovarsi. I designer e i critici hanno analizzato nel dettaglio come la resa dei colori sui materiali compositi e le particolari forme aerodinamiche delle monoposto, come la SF-25, influiscano sull’impatto visivo complessivo.
Il vero nodo resta la tensione tra autenticità e monetizzazione, una dinamica sempre più centrale nel marketing sportivo contemporaneo. Alcuni esperti suggeriscono soluzioni di compromesso, come l’introduzione di livree temporanee per eventi speciali o campagne di comunicazione in grado di spiegare e contestualizzare i cambiamenti agli occhi dei tifosi. In assenza di prese di posizione ufficiali da parte della Ferrari, oltre ai consueti comunicati commerciali, il dibattito promette di rimanere acceso, alimentato da ogni nuova immagine che arriva dai circuiti di tutto il mondo.
Questa vicenda dimostra quanto sia diventata cruciale la design identity nelle strategie delle squadre di Formula 1. In un contesto dove persino l’ingresso di nuovi costruttori come Audi promette di ridefinire equilibri e linguaggi visivi, la capacità di un team di preservare la propria essenza senza rinunciare alle opportunità offerte dal mercato globale sarà sempre più determinante per il successo, sia dentro che fuori dalla pista.