UK, presto le pompe del diesel verranno sostituite dalle colonnine
UK propone di sostituire la maggior parte delle pompe diesel con colonnine entro il 2030; Italia cresce a 65.992 punti pubblici; Francia supera 150.000 ma manca la ricarica rapida
L’Europa accelera la sua corsa verso la mobilità elettrica, ma la strada per una rete di ricarica capillare, efficiente e davvero competitiva è ancora tutta in salita. Nonostante numeri in costante crescita e strategie differenziate tra i principali Paesi, permangono sfide importanti: dalla qualità delle infrastrutture alla distribuzione territoriale, passando per la necessità di massicci investimenti sulla rete elettrica. Analizziamo il panorama europeo, con un focus su Italia, Francia e Regno Unito, per capire a che punto siamo davvero nella transizione verso una mobilità a zero emissioni.
Come cresce la presenza di infrastrutture di ricarica
Nel nostro Paese, la crescita delle colonnine pubbliche è ormai evidente. Al 31 marzo 2025, in Italia sono stati registrati ben 65.992 punti di ricarica pubblici, con un’accelerazione impressionante: 11.828 nuove installazioni negli ultimi dodici mesi e 1.601 soltanto nei primi tre mesi dell’anno. Questo trend positivo riflette una volontà chiara di recuperare il gap infrastrutturale rispetto agli altri Paesi europei. Tuttavia, non mancano le criticità: la distribuzione geografica resta disomogenea, con alcune aree urbane e del Nord molto più servite rispetto a zone periferiche e del Sud. Inoltre, la prestazionalità degli impianti è spesso variabile, e la presenza di ricarica rapida non è ancora capillare come richiederebbe il mercato.
Guardando oltre confine, il quadro cambia radicalmente. La Francia ha superato, già a novembre 2024, la soglia delle 150.000 colonnine pubbliche, confermandosi leader quantitativo in Europa. Tuttavia, dietro questo dato si cela una fragilità strutturale: circa il 90% di queste infrastrutture non supera i 150 kW di potenza. Ciò significa che solo una minima parte delle colonnine ad alta potenza permette una ricarica ultrarapida, capace di ripristinare l’80% della batteria in meno di mezz’ora. La conseguenza? I tempi di attesa restano elevati, specialmente nei periodi di maggiore traffico, e l’esperienza d’uso rischia di deludere le aspettative di chi sceglie l’auto elettrica per viaggi a lunga percorrenza.
In UK cambia tutto
Un approccio decisamente più innovativo arriva dal Regno Unito, dove si sta puntando sulla riconversione delle stazioni di servizio tradizionali, dove le pompe del diesel saranno sostituite con veri e propri hub di ricarica entro il 2030. L’idea è sfruttare la capillarità delle infrastrutture esistenti, riducendo i costi di installazione e accelerando la penetrazione territoriale della rete di ricarica. Tuttavia, anche questa soluzione presenta ostacoli significativi: dal necessario potenziamento della rete elettrica alle complessità autorizzative, senza dimenticare le resistenze sociali ed economiche dei piccoli esercenti, preoccupati per un possibile calo del fatturato legato alla trasformazione dei servizi offerti.
Nonostante le diverse strategie adottate, le criticità restano comuni a tutti i Paesi. La presenza di una ricarica rapida e affidabile è ormai imprescindibile per rendere la mobilità elettrica realmente competitiva anche sui lunghi tragitti. Tuttavia, questo richiede infrastrutture robuste, gestione intelligente dei picchi di domanda e un impegno costante da parte di tutti gli attori coinvolti: dalle amministrazioni locali agli operatori energetici, dai gestori di rete ai costruttori di veicoli.
I vantaggi della transizione
I vantaggi della transizione sono evidenti: minore dipendenza dai combustibili fossili, riduzione delle emissioni inquinanti, nuove opportunità economiche per imprese e territori. Tuttavia, queste opportunità devono confrontarsi con le legittime preoccupazioni dei consumatori sui costi di utilizzo e delle amministrazioni sulla compatibilità urbanistica delle nuove infrastrutture.
In sintesi, le tre principali strategie europee riflettono priorità differenti: l’Italia investe nella crescita numerica e nella risoluzione delle disparità territoriali; la Francia è chiamata a migliorare la qualità e la velocità delle proprie infrastrutture; il Regno Unito sperimenta il riuso intelligente del proprio patrimonio esistente. Ma un punto è comune a tutti: l’espansione quantitativa deve essere accompagnata da politiche di incentivazione efficaci, standard tecnici condivisi, procedure autorizzative snelle e una forte collaborazione tra tutti gli stakeholder del settore.
Infine, occorre ricordare che la semplice presenza di colonnine pubbliche non è sufficiente. Il vero successo della mobilità elettrica passerà dalla qualità dei servizi, dall’interoperabilità dei sistemi di pagamento, dalla manutenzione costante e dalla resilienza della rete. Solo così l’Europa potrà trasformare la crescita dei punti di ricarica in una reale competitività per l’utente e in una concreta riduzione delle emissioni nel trasporto su strada.