Mosca senza benzina, scattano i limiti ai distributori: code chilometriche

A Mosca tornano i limiti all'acquisto di benzina e si allungano le code ai distributori. La Russia ricorre alle importazioni dopo gli attacchi alle raffinerie

Mosca senza benzina, scattano i limiti ai distributori: code chilometriche
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Giorgio Colari
Pubblicato il 21 ago 2026

La crisi dei carburanti in Russia arriva fino a Mosca. Nella capitale sono tornati i limiti all’acquisto di benzina, mentre davanti ad alcune stazioni di servizio si registrano lunghe code di automobilisti alla ricerca di carburante. Una situazione paradossale per uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, che ha dovuto adottare misure straordinarie per sostenere il mercato interno.

La nuova fase di difficoltà è legata a diversi fattori. Da una parte ci sono gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, dall’altra l’elevata domanda stagionale e le interruzioni dovute alla manutenzione di alcuni impianti. Le carenze, iniziate già nei mesi scorsi, si erano temporaneamente attenuate prima di tornare ad aggravarsi tra la fine di luglio e agosto.

Tornano i limiti alla benzina

Le restrizioni riguardano anche le reti dei principali operatori. Gazprom Neft ha introdotto un limite di 40 litri nelle stazioni automatiche e di 60 litri in quelle tradizionali, mentre Rosneft ha fissato un massimo di 30 litri per veicolo. Tatneft ha imposto un tetto di 50 litri di benzina. Anche Lukoil ha applicato restrizioni a Mosca e nella regione circostante.

Il risultato è visibile direttamente sulle strade. In alcuni casi le code ai distributori si estendono per centinaia di metri e gli automobilisti devono attendere a lungo prima di riuscire a rifornire. Alcune stazioni hanno esaurito la benzina oppure continuano a vendere solamente diesel.

Non si tratta inoltre di un problema circoscritto alla capitale. La seconda ondata di carenze ha interessato diverse regioni russe, costringendo le autorità locali e le compagnie petrolifere a ripristinare misure che erano state progressivamente allentate.

La Russia importa carburante

Mosca ha reagito alla crisi intervenendo su più fronti. Il Governo ha limitato le esportazioni, allentato alcuni requisiti qualitativi e soprattutto iniziato a importare prodotti petroliferi, una decisione significativa per un Paese tradizionalmente autosufficiente sul fronte dei carburanti.

Il vicepremier Alexander Novak ha confermato il ricorso alle importazioni per compensare la riduzione delle disponibilità interne. Tra i Paesi coinvolti nelle forniture vengono indicati India, Bielorussia e Kazakhstan.

Gli attacchi ucraini puntano proprio alle infrastrutture energetiche russe, considerate da Kiev fondamentali sia per le entrate economiche di Mosca sia per sostenere lo sforzo bellico. Le raffinerie rappresentano un obiettivo particolarmente sensibile perché eventuali danni possono ridurre la capacità di trasformare il greggio in benzina, diesel e altri prodotti utilizzabili.

Putin ammette le difficoltà

Anche Vladimir Putin ha riconosciuto l’impatto degli attacchi sul sistema energetico russo, pur escludendo conseguenze considerate critiche. Le autorità avevano già ammesso nei mesi precedenti l’esistenza di problemi nell’approvvigionamento di alcune aree del Paese.

La situazione di Mosca dimostra però quanto la pressione sia aumentata. Le carenze avevano iniziato ad accelerare a maggio, per poi estendersi a gran parte della Russia durante l’estate. Una prima attenuazione delle restrizioni non è bastata a risolvere il problema.

Una crisi difficile da assorbire

Il punto più delicato riguarda la capacità delle raffinerie di tornare rapidamente alla piena operatività. Gli interventi di manutenzione programmata si stanno infatti sovrapponendo ai danni provocati dagli attacchi, mentre la domanda estiva rimane elevata.

Per Mosca diventa quindi essenziale mantenere sufficienti quantità di carburante sul mercato interno. Il ricorso alle importazioni e i limiti imposti alla vendita servono proprio a evitare che le difficoltà di approvvigionamento si trasformino in una crisi ancora più estesa.

Le immagini delle code nella capitale restano comunque particolarmente significative: uno dei maggiori produttori di petrolio del pianeta si trova oggi a dover razionare la benzina nella propria città più importante e, contemporaneamente, acquistare carburante dall’estero per sostenere la domanda interna.

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