La fabbrica Ford che produceva la Fiesta finisce nel mirino di Trump: c'entra la Cina
Lo stabilimento Ford di Almussafes, storico sito produttivo della Fiesta, entra nel mirino dell'amministrazione Trump dopo l'accordo con la cinese Geely
Ha quasi mezzo secolo di storia, più di 4.000 lavoratori ed è stata la casa di alcune delle Ford più conosciute in Europa. Ora lo stabilimento di Almussafes, vicino a Valencia, si trova al centro di una questione che supera ampiamente i confini dell’industria automobilistica spagnola.
L’attenzione dell’amministrazione statunitense nasce dall’accordo tra Ford e la cinese Geely. Quest’ultima acquisirà il 34% della fabbrica attraverso una joint venture, mentre il costruttore americano manterrà il restante 66%. Un’operazione pensata per rilanciare un impianto che negli ultimi anni ha attraversato una fase particolarmente difficile.
Qui nacque la Ford Fiesta
La storia di Almussafes comincia nel 1973, quando Ford decide di costruire un grande impianto nella zona di Valencia. I lavori partono l’anno successivo e nell’ottobre del 1976 nasce la Fiesta, modello destinato a diventare uno dei simboli del marchio in Europa.
La Fiesta rimarrà legata allo stabilimento fino al 2012, ma dalle linee valenciane sono usciti nel tempo numerosi altri modelli, tra cui Escort, Mondeo, Focus, Galaxy, C-Max e Kuga. Attorno alla fabbrica si è inoltre sviluppata un’importante rete di fornitori.
La crisi del 2008 ha segnato uno dei momenti più difficili: dalle oltre 357.000 vetture prodotte quell’anno si passò a 176.000 nel 2009, fino al minimo di circa 130.000 unità nel 2012. Il successivo rilancio portò però Almussafes a sfiorare nuovamente le 400.000 auto annue nel 2015 e 2016.
Dalla crisi all’accordo con Geely
Nel 2022 lo stabilimento spagnolo venne preferito a quello tedesco di Saarlouis per lo sviluppo della futura generazione di elettriche Ford. Il rallentamento dei programmi di elettrificazione ha però cambiato lo scenario.
La fabbrica è rimasta fortemente dipendente dalla Kuga, mentre nel 2025 la produzione è scesa sotto le 100.000 unità, il risultato più basso della sua storia. Ford ha comunque ribadito il ruolo strategico dell’impianto nella trasformazione delle proprie attività europee.
Nel 2026 è arrivata così la nuova prospettiva: oltre alla produzione di un nuovo modello della famiglia Bronco dal 2028, Ford ha stretto l’accordo con Geely per utilizzare Almussafes anche per vetture del gruppo cinese.
Perché Trump guarda alla Spagna
Proprio questa collaborazione ha attirato l’attenzione di Washington. Il segretario ai Trasporti statunitense Sean Duffy ha scritto all’amministratore delegato di Ford, Jim Farley, manifestando preoccupazione per le partnership strette dall’azienda americana con gruppi cinesi.
Secondo la posizione espressa dall’amministrazione Trump, accordi di questo tipo solleverebbero interrogativi sul piano della sicurezza economica, delle catene di approvvigionamento e della crescente presenza delle aziende cinesi nei mercati occidentali.
Nel caso spagnolo, la preoccupazione riguarda proprio la joint venture attraverso la quale Geely entrerà con una partecipazione del 34% nello stabilimento.
Una fabbrica cruciale per Ford
Per Almussafes, tuttavia, l’arrivo di Geely rappresenta soprattutto una possibilità per aumentare la produzione e dare maggiore stabilità a una fabbrica reduce da anni complicati.
L’impianto festeggerà nell’ottobre 2026 il cinquantesimo anniversario dalla produzione della prima Fiesta. Il futuro sarà però molto diverso dal passato: accanto ai programmi Ford, una parte della capacità produttiva servirà infatti alla strategia europea di Geely.
La fabbrica che contribuì a rendere popolare la Fiesta si trova così nel mezzo di una partita industriale e geopolitica tra Stati Uniti, Europa e Cina. Una situazione quasi impensabile quando, cinquant’anni fa, dalle linee valenciane usciva la prima piccola Ford destinata a conquistare il continente.