Francia, migliaia di officine rischiano di perdere l'accesso alle immatricolazioni dal 1° ottobre

Dal 1° ottobre cambiano in Francia le regole di accesso al SIV: la soglia di 200 operazioni annue rischia di penalizzare migliaia di piccole officine

Francia, migliaia di officine rischiano di perdere l'accesso alle immatricolazioni dal 1° ottobre
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Renato Terlisi
Pubblicato il 30 set 2026

Una nuova stretta contro le frodi sulle immatricolazioni rischia di trasformarsi in un problema per migliaia di piccole officine francesi. Dal 1° ottobre 2026 diventano infatti pienamente operativi i nuovi criteri per accedere al SIV, il Sistema di Immatricolazione dei Veicoli utilizzato dai professionisti dell’automotive per effettuare direttamente numerose pratiche amministrative.

Il provvedimento nasce con l’obiettivo di aumentare la sicurezza di un sistema finito negli ultimi anni nel mirino per frodi, attacchi informatici e per il fenomeno delle targhe clonate. Ma uno dei requisiti introdotti dal decreto del 21 luglio sta provocando forti proteste: la soglia delle 200 operazioni annuali.

Secondo un’indagine della FNA, la Federazione Nazionale francese dei professionisti dell’automotive, il 78% degli operatori interpellati non raggiungerebbe quel volume.

Perché cambia l’accesso al SIV

Il SIV è il database centralizzato francese attraverso il quale vengono gestite le immatricolazioni dei veicoli. Dal suo debutto nel 2009 è diventato uno strumento fondamentale anche per officine e concessionari autorizzati che possono svolgere direttamente per i clienti le relative pratiche.

Le nuove disposizioni vogliono limitare l’accesso al sistema per ridurre gli abusi. Il criterio contestato riguarda i professionisti che effettuano meno di 200 operazioni all’anno, insieme al requisito relativo ai tre anni di attività. Per gli operatori già autorizzati era stato previsto un periodo transitorio durante l’estate, ma dal 1° ottobre scatteranno i nuovi criteri. Per chi richiede una nuova autorizzazione, invece, i requisiti devono essere rispettati immediatamente.

Questo non significa che un’officina sotto la soglia debba necessariamente chiudere o che le venga vietato di vendere automobili. Il problema riguarda la possibilità di accedere direttamente al SIV, con conseguenze sulla gestione delle pratiche offerte ai clienti.

Il 78% non raggiunge le 200 operazioni

È proprio la soglia scelta dal governo a preoccupare maggiormente la FNA. Dall’indagine realizzata sulla propria rete emerge che il 78% dei professionisti effettua meno di 200 operazioni annuali, mentre il 52% non avrebbe un’alternativa per garantire lo stesso servizio.

La situazione sarebbe ancora più delicata nelle zone rurali. Qui l’83,7% degli operatori autorizzati e intervistati rimarrebbe sotto la soglia prevista. Il rischio denunciato dalla Federazione è quindi quello di indebolire la rete territoriale, costringendo alcuni automobilisti a percorrere distanze maggiori per raggiungere un professionista ancora autorizzato a gestire le procedure.

La misura potrebbe pesare soprattutto sulle piccole officine indipendenti, per le quali l’immatricolazione rappresenta un servizio complementare all’attività principale e che, proprio per questo, difficilmente raggiungono i volumi delle grandi concessionarie.

La FNA propone di scendere a 100

La Federazione chiede innanzitutto di eliminare il criterio contestato. Qualora il governo decidesse di mantenerlo, propone almeno di dimezzare la soglia portandola da 200 a 100 operazioni all’anno, così da tutelare gli operatori già presenti sul territorio.

La FNA vorrebbe inoltre che il requisito dei tre anni di attività fosse applicato esclusivamente ai nuovi professionisti che chiedono l’autorizzazione. Un’altra soluzione potrebbe essere un accesso specifico ai servizi dell’ANTS, l’Agenzia nazionale francese competente per i documenti, destinato a chi perderà la possibilità di utilizzare direttamente il SIV.

La stretta nasce dunque da un’esigenza precisa: rendere più sicuro il sistema delle immatricolazioni. Ma a pochi giorni dall’entrata in vigore dei nuovi criteri resta aperto il problema degli effetti sulle realtà più piccole. E, secondo i numeri raccolti dalla FNA, non si tratta affatto di una minoranza.

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