Corre a 73 km/h dove il limite è 30 per portare i farmaci al marito: il giudice non le restituisce la patente

In Francia una donna supera di 43 km/h il limite per recuperare i farmaci del marito in chemioterapia, ma il tribunale conferma la sospensione della patente

Corre a 73 km/h dove il limite è 30 per portare i farmaci al marito: il giudice non le restituisce la patente
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Giulia Darante
Pubblicato il 30 set 2026

Corre a 73 km/h dove il limite è 30 perché deve recuperare alcuni farmaci importanti per il marito malato di cancro e sottoposto a chemioterapia. Una motivazione drammatica che, tuttavia, non è bastata a una automobilista francese per ottenere l’annullamento della sospensione della patente.

La vicenda risale al 20 febbraio 2025 e si è verificata a Bagnoles-de-l’Orne, in Normandia. La donna viene controllata dai gendarmi mentre procede a 73 km/h in una strada con limite di 30: lo scarto è quindi di 43 km/h rispetto alla velocità massima consentita.

Scattano la ritenzione della patente e successivamente una sospensione amministrativa di quattro mesi, oltre alla perdita di quattro punti. La conducente decide però di rivolgersi al Tribunale amministrativo di Caen, sostenendo che dietro quella velocità ci fosse una vera emergenza familiare.

Doveva recuperare i farmaci del marito

La donna lavora presso l’ospedale di Flers e quel giorno, secondo quanto sostenuto nel ricorso, si stava spostando per recuperare medicinali necessari al marito, malato di cancro e sottoposto a chemioterapia.

Nel chiedere l’annullamento della sospensione porta davanti ai giudici diversi elementi. Oltre alle condizioni del coniuge, sottolinea di vivere in una zona rurale scarsamente servita dai trasporti pubblici e di avere bisogno dell’automobile sia per continuare a lavorare sia per accompagnare il marito in ospedale.

La conducente richiama inoltre il proprio impiego ospedaliero e le conseguenze concrete che quattro mesi senza patente avrebbero prodotto sulla vita della famiglia. Argomentazioni che, nonostante la delicatezza della situazione, non convincono il tribunale.

Per i giudici resta una condotta pericolosa

Il Tribunale amministrativo di Caen respinge infatti la richiesta e conferma la legittimità della sospensione. Secondo i giudici, la situazione personale e l’urgenza invocata non eliminano la pericolosità derivante dal superamento del limite.

Nella decisione il comportamento viene considerato un pericolo sia per la conducente sia per gli altri utenti della strada. Nemmeno la precedente condotta della donna o la necessità di utilizzare l’auto per ragioni professionali e familiari sono state ritenute sufficienti per annullare il provvedimento.

La distinzione è importante. Il procedimento davanti al tribunale amministrativo riguardava la sospensione della patente disposta dal prefetto, non l’annullamento dell’accertamento della velocità.

L’emergenza personale non basta

Il caso mette così in evidenza quanto sia ristretto lo spazio per giustificare un importante eccesso di velocità facendo riferimento alle ragioni del viaggio.

Nel sistema francese, un superamento di oltre 40 km/h del limite può determinare l’immediata ritenzione della patente, alla quale può seguire una sospensione amministrativa. L’eventuale contestazione di quest’ultima passa proprio dal tribunale amministrativo.

Essere convinti di trovarsi davanti a un’emergenza, dunque, non attribuisce automaticamente a un automobilista privato le prerogative riconosciute ai mezzi autorizzati. Ed è proprio questa la parte più dura della vicenda: il tribunale non ha negato la gravità della situazione familiare, ma ha ritenuto che non fosse sufficiente a rendere legittimo viaggiare a 73 km/h in una zona 30.

Una decisione severa per una storia umanamente complessa: anche davanti alla necessità di recuperare i farmaci per il marito in chemioterapia, per i giudici la sicurezza degli altri utenti della strada non poteva essere messa in secondo piano.

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