Autovelox, non esiste un “bonus” del 5%: ecco da quale velocità scatta la multa

La tolleranza degli autovelox non autorizza a superare i limiti: ecco come funziona la riduzione del 5%, quando valgono i 5 km/h e quando scatta la multa

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Renato Terlisi
Pubblicato il 28 ago 2026

Quando si parla di autovelox, il famoso 5% viene spesso interpretato come una sorta di margine che consentirebbe di viaggiare leggermente oltre il limite senza conseguenze. In realtà non funziona esattamente così. Il limite da rispettare rimane sempre quello indicato dalla segnaletica, mentre la normativa prevede una riduzione da applicare alla velocità rilevata prima di determinare l’eventuale infrazione.

La regola stabilisce una riduzione del 5% della velocità, con un minimo di 5 km/h. È quindi il valore ottenuto dopo questa correzione, e non quello inizialmente registrato dall’apparecchio, a essere utilizzato per verificare il superamento del limite e individuare la relativa fascia sanzionatoria.

Questo meccanismo vale sia per gli strumenti che misurano la velocità istantanea sia per i sistemi che calcolano quella media, come Tutor, Vergilius e dispositivi analoghi.

Fino a 100 km/h si sottraggono 5 km/h

La distinzione fondamentale riguarda proprio il funzionamento della riduzione. Quando il 5% della velocità misurata risulta inferiore a 5 km/h, viene comunque applicato il margine minimo di 5 km/h. Se un autovelox registra, per esempio, una velocità di 52 km/h, il 5% corrisponderebbe ad appena 2,6 km/h. Non vengono però sottratti 2,6 km/h, bensì 5 km/h. La velocità considerata ai fini dell’accertamento diventa quindi 47 km/h.

La stessa regola viene applicata alle velocità fino a 100 km/h compresi. Proprio a 100 km/h il 5% corrisponde infatti a 5 km/h. Superata questa soglia, invece, la riduzione percentuale diventa superiore al minimo previsto e viene quindi utilizzato il valore del 5%. Questo spiega perché non sia corretto pensare semplicemente di poter aggiungere il 5% al limite indicato sul cartello.

Quando scatta realmente la multa

Con un limite di 30 km/h, la velocità rilevata può arrivare a 35 km/h senza determinare un superamento dopo la correzione: la prima velocità intera sanzionabile è quindi 36 km/h. Con limite di 50 km/h si passa rispettivamente a 55 e 56 km/h, mentre su una strada con limite di 70 km/h la prima rilevazione intera che può portare alla sanzione è 76 km/h.

Seguendo lo stesso criterio, con un limite di 90 km/h la soglia arriva a 96 km/h rilevati. Oltre i 100 km/h entra invece in gioco il calcolo percentuale: con limite di 110 km/h la prima velocità intera rilevata sanzionabile è 116 km/h, mentre con il classico limite autostradale di 130 km/h si arriva a 137 km/h. Sono valori riferiti alla velocità effettivamente rilevata dall’apparecchio e non a quella visualizzata dal tachimetro dell’automobile.

Il 5% cambia anche l’importo della sanzione

La correzione non serve soltanto a stabilire se esiste un’infrazione. La velocità risultante dopo la riduzione determina anche la gravità della violazione prevista dall’articolo 142 del Codice della Strada. Le fasce dipendono infatti dall’entità del superamento: fino a 10 km/h, oltre 10 e fino a 40 km/h, oltre 40 e fino a 60 km/h oppure oltre 60 km/h.

Un esempio chiarisce il meccanismo. Se su un’autostrada con limite di 130 km/h l’autovelox registra 148 km/h, applicando la riduzione del 5% si ottengono 140,6 km/h. Ai fini della sanzione, quindi, il superamento non viene calcolato sui 18 km/h della rilevazione originaria, ma sui 10,6 km/h risultanti dopo la correzione.

Il famoso 5%, dunque, non rappresenta un’autorizzazione a guidare più velocemente. È una riduzione applicata alla misurazione dell’autovelox prima di stabilire se il limite è stato effettivamente superato e quale sanzione deve essere applicata.

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