F1, il motore della Mercedes è regolare: Wolff va al contrattacco

Controversia tra Mercedes e rivali su aumento del rapporto di compressione a motore caldo. La FIA convoca i costruttori e valuta modifiche ai test per chiarire la situazione

F1, il motore della Mercedes è regolare: Wolff va al contrattacco
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Renato Terlisi
Pubblicato il 3 feb 2026

Il paddock della Formula 1 si infiamma in vista della stagione 2026: Mercedes sta davvero rispettando le regole sul rapporto di compressione oppure sfrutta una scappatoia tecnica? La domanda divide ingegneri, tecnici e appassionati, mentre il nuovo regolamento accende la miccia di una controversia che potrebbe segnare il prossimo campionato. Le accuse arrivano da nomi pesanti come Ferrari, Audi e Honda, convinti che il team di Stoccarda abbia trovato il modo di ottenere un vantaggio illegittimo di circa 15 cavalli — una differenza che in pista si traduce in ben 0,3 secondi a giro — sfruttando l’espansione termica dei materiali per spingere il motore oltre i limiti imposti dalla FIA quando è in funzione.

La risposta del “boss”

Al centro della polemica c’è il nuovo regolamento 2026, che abbassa il rapporto di compressione massimo da 18:1 a 16:1, ma lo fa basandosi su misurazioni a temperatura ambiente. Secondo le rivali, Mercedes — e in misura minore anche Red Bull — avrebbe progettato soluzioni in grado di sfruttare i fenomeni termici: in pratica, il valore di compressione effettivo aumenterebbe durante il funzionamento reale del motore, superando i limiti fissati a freddo. Una pratica che si muove in una vera e propria “zona grigia” dei protocolli di verifica attuali, alimentando dubbi e sospetti tra le scuderie.

Non si è fatta attendere la risposta di Toto Wolff, team principal di Mercedes, che ha respinto ogni accusa con fermezza: la power unit rispetta in pieno le normative e la FIA è stata coinvolta in ogni fase dello sviluppo. Wolff ha colto l’occasione per accusare gli avversari di cercare «scorciatoie giudiziarie» invece di concentrarsi sul miglioramento delle proprie vetture, sottolineando come tutte le procedure di omologazione siano state seguite scrupolosamente.

La FIA vuole vederci chiaro

Nel frattempo, la FIA ha scelto un approccio cauto ma costruttivo, convocando incontri tecnici con tutti i costruttori di motore per affrontare la questione in modo trasparente. Tra le ipotesi allo studio spicca l’introduzione di test che misurino il rapporto di compressione a temperatura operativa, anziché solo in condizioni ambientali standard. Tuttavia, una modifica dei protocolli potrebbe innescare ulteriori ricorsi, specialmente se percepita come una misura ad hoc e non uniforme per tutti i team.

Dal punto di vista tecnico, il nodo cruciale è la definizione stessa di rapporto di compressione e il modo in cui materiali e tolleranze variano con il calore e le pressioni tipiche del funzionamento in pista. Sfruttare questi fenomeni non è certo una novità nella progettazione di un motore di Formula 1, ma i regolamenti sono pensati per impedire che i vantaggi prestazionali vengano ottenuti al di fuori dei limiti misurati a freddo. La questione si fa ancora più delicata se si considera che pochi decimi a giro possono significare pole position, strategie di gara rivoluzionate e un nuovo equilibrio tra i protagonisti del campionato.

Chiarimenti immediati

Proprio per questo motivo, Ferrari, Audi e Honda hanno chiesto con forza chiarimenti immediati, determinati a non lasciare che il campionato prenda il via con il Gran Premio d’Australia senza una posizione chiara della FIA. Nel frattempo, anche Red Bull osserva da vicino gli sviluppi, consapevole che ogni interpretazione dei regolamenti può fare la differenza tra vittoria e sconfitta.

Gli analisti del paddock sottolineano come questa disputa rifletta una delle dinamiche più affascinanti della Formula 1: i regolamenti limitano le aree di sviluppo, ma lasciano sempre margini interpretativi che spingono i team a innovare, cercando ogni possibile vantaggio tecnico. Molti esperti invitano la FIA a introdurre criteri di misurazione più rigorosi e uniformi, così da evitare che la controversia degeneri in battaglie legali capaci di minacciare il calendario sportivo e l’immagine stessa del campionato.

Per ora, l’esito degli incontri tecnici e le eventuali modifiche ai protocolli rimangono in sospeso. Il paddock attende risposte chiare: si tratta di un’interpretazione legittima dei limiti normativi o di una pratica che necessita di interventi chiarificatori? La risposta a questa domanda potrebbe riscrivere le gerarchie della Formula 1, segnando una nuova frontiera nell’eterno confronto tra regolamento e innovazione.

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