L'Italia inizia bene l'anno con 141.980 immatricolazioni: +6,2%

Il mercato auto italiano riparte a gennaio 2026 con +6,2% immatricolazioni: crescita di BEV, PHEV e ibridi ma resta un gap del 19,7% sul 2019. Urgono rimborsi e riforme fiscali

L'Italia inizia bene l'anno con 141.980 immatricolazioni: +6,2%
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Giorgio Colari
Pubblicato il 3 feb 2026

Il mercato italiano dell’auto si trova oggi in una fase di transizione cruciale, segnato da una ripresa che, sebbene evidente rispetto ai mesi precedenti, non riesce ancora a colmare il divario con i livelli registrati prima della pandemia. Gennaio 2026 si è chiuso con 141.980 immatricolazioni, segnando un incremento del 6,2% su base annua, ma restando ancora distante, con un calo del 14,1%, rispetto a gennaio 2019. Questa fotografia riflette un settore in evoluzione, sospeso tra la spinta verso la mobilità sostenibile e le difficoltà strutturali che ne frenano la piena ripresa.

Secondo le stime elaborate da UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), il quadro per il 2026 si mantiene cauto: la previsione non supera 1.540.000 veicoli, un valore che si attesta ben al di sotto, con un -19,7%, rispetto ai numeri pre-pandemia. Una prospettiva che suggerisce come il settore non sia ancora in grado di recuperare completamente il terreno perso negli ultimi anni, lasciando presagire che anche nel biennio 2027-2028 il mercato difficilmente supererà la soglia dei 1,6 milioni di unità annue.

Ascesa delle elettrificate

In questo scenario, la transizione verso una mobilità più sostenibile sta comunque mostrando segnali di accelerazione. Le auto ricaricabili stanno guadagnando terreno, spinte soprattutto dalla crescente attenzione verso la riduzione delle emissioni CO2 e dai vantaggi fiscali legati alle nuove normative. Le vetture BEV (elettriche pure) rappresentano oggi il 6,6% delle nuove registrazioni, mentre le PHEV (ibride plug-in) salgono all’8,7%, trainate anche dalle recenti modifiche alle regole sul fringe benefit per le flotte aziendali. Complessivamente, le ibridi – includendo mild hybrid, full hybrid e plug-in – superano la soglia del 50% delle preferenze, consolidando la loro posizione di leadership nel panorama delle alimentazioni alternative.

Parallelamente, le alimentazioni tradizionali, come benzina e diesel, continuano a perdere quota, evidenziando un cambiamento nelle scelte dei consumatori e una crescente consapevolezza verso le tematiche ambientali. Il risultato di questa trasformazione si riflette anche nei dati sulle emissioni CO2 delle nuove auto, che si attestano ora a una media di 109,5 g/km, in calo del 6,3% rispetto all’anno precedente. Un segnale concreto che il percorso verso la decarbonizzazione del parco circolante italiano è in atto, anche se resta ancora molto da fare per raggiungere gli obiettivi europei.

Dal punto di vista della distribuzione, il mercato mostra ulteriori segnali di cambiamento. La quota di mercato dei privati continua a ridursi, mentre cresce l’incidenza del noleggio a lungo termine e del noleggio breve. Questo fenomeno testimonia una crescente propensione degli italiani a considerare la mobilità come servizio, piuttosto che come possesso, e apre la strada a nuovi modelli di business per case automobilistiche e operatori del settore. Geograficamente, il Nord Est si conferma come l’area più dinamica, con il 30,2% delle immatricolazioni totali, a dimostrazione di una maggiore propensione all’innovazione e all’adozione di nuove soluzioni di mobilità.

Buoni risultati anche senza incentivi

Nonostante questi segnali incoraggianti, il settore deve ancora affrontare alcune criticità strutturali che ne limitano la crescita. In primo piano resta la questione degli incentivi: i concessionari lamentano ritardi nei rimborsi, con oltre 300 milioni di euro ancora da liquidare, una situazione che mette a rischio la loro liquidità operativa e, di conseguenza, la capacità di sostenere nuovi investimenti. Al tempo stesso, produttori e operatori del noleggio chiedono interventi fiscali mirati per ridurre il gap competitivo rispetto agli altri Paesi europei e per accelerare la diffusione di flotte a basse emissioni CO2.

Per i consumatori, invece, le priorità restano legate al prezzo d’acquisto, alla disponibilità e all’efficienza dell’infrastruttura di ricarica, oltre che alla fiscalità aziendale, ancora poco competitiva rispetto ai principali mercati europei. Senza risposte concrete su questi fronti, il rischio è quello di rallentare ulteriormente la crescita di un mercato italiano che, pur mostrando segnali di vitalità, necessita di interventi strutturali per tornare protagonista a livello continentale.

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