Incentivi auto negati alle auto nuove: 1,6 miliardi per l'industria, 400 milioni ai privati

Il Governo destina 1,6 miliardi dal fondo automotive per il periodo 2026-2030: 1,2 miliardi all'industria e 400 milioni ai privati, senza incentivi per auto nuove

Incentivi auto negati alle auto nuove: 1,6 miliardi per l'industria, 400 milioni ai privati
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Giorgio Colari
Pubblicato il 2 feb 2026

Il nuovo pacchetto da 1,6 miliardi di euro destinato alla transizione del settore automobilistico italiano segna una svolta strategica nella gestione delle risorse pubbliche, ponendo al centro la competitività industriale e l’innovazione tecnologica. Presentato dal ministro Adolfo Urso, il piano si distingue per una distribuzione delle risorse che privilegia nettamente le imprese rispetto ai privati cittadini, con una scelta che punta a rafforzare la filiera produttiva nazionale nel medio-lungo periodo. L’iniziativa, che mobilita complessivamente 1,6 miliardi di euro dal fondo automotive per il quinquennio 2026-2030, si configura come una risposta alle sfide della transizione ecologica, ma solleva anche interrogativi e critiche sulla reale efficacia in termini di rinnovo del parco circolante e coinvolgimento dei consumatori.

Ripartizione delle risorse: priorità all’industria

La ripartizione dei fondi evidenzia la scelta di puntare sulla crescita e la modernizzazione del tessuto produttivo. Dei 1,6 miliardi complessivi, ben 1,2 miliardi, ovvero il 75%, sono destinati all’industria e alla componentistica. Queste risorse saranno suddivise principalmente in due canali: 750 milioni verranno impiegati per progetti di ricerca e sviluppo all’interno degli accordi per l’innovazione, favorendo l’adozione di nuove tecnologie e processi produttivi avanzati. Altri 450 milioni saranno assegnati tramite i contratti di sviluppo, strumenti chiave per finanziare nuovi investimenti produttivi e favorire la competitività internazionale delle aziende italiane.

Il ruolo dei cittadini e delle infrastrutture

Soltanto il 25% delle risorse, pari a 400 milioni di euro, è riservato ai privati cittadini e alle infrastrutture per la mobilità sostenibile. Questa quota sarà distribuita su cinque direttrici principali: incentivi per l’acquisto di colonnine ricarica domestiche, rilancio del leasing sociale per veicoli elettrici, contributi per il retrofit gas – ovvero la conversione di veicoli a GPL e metano –, agevolazioni per ciclomotori e quadricicli elettrici e un ecobonus VCL dedicato ai veicoli commerciali leggeri. L’attenzione alle infrastrutture di ricarica e alla conversione ecologica dei veicoli esistenti riflette una volontà di ridurre le emissioni in modo graduale e sostenibile, piuttosto che puntare su un rinnovo massiccio e immediato del parco auto.

Assenza di incentivi diretti all’acquisto: una scelta che divide

A differenza di quanto avviene in altri Paesi europei, il piano non prevede incentivi diretti all’acquisto di automobili nuove. Si tratta di una decisione consapevole, che mira a rafforzare la capacità produttiva nazionale invece di stimolare la domanda attraverso contributi ai consumatori. Questo orientamento, tuttavia, suscita perplessità tra le associazioni ambientaliste e i rappresentanti dei consumatori, che sottolineano come in altre nazioni il rinnovo del parco auto sia stato accelerato proprio grazie a tali strumenti. Nonostante ciò, viene riconosciuto il valore delle misure su infrastrutture di ricarica e retrofit, considerate soluzioni efficaci per ridurre le emissioni a costi contenuti per gli utenti.

Tempistiche incerte: l’attesa dei bandi

L’effettiva operatività del piano dipenderà dall’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio (DPCM), ancora in fase di elaborazione. Il Governo ha dichiarato la volontà di evitare i ritardi registrati nel 2024, quando i fondi furono erogati con mesi di slittamento, ma una data ufficiale di avvio non è stata ancora comunicata. Di conseguenza, sia le aziende sia i cittadini restano in attesa di conoscere i tempi concreti di pubblicazione dei bandi e di accesso alle risorse, con un’incertezza che potrebbe influenzare la pianificazione degli investimenti e delle scelte di mobilità.

Focus sulle due ruote: riorganizzazione dei fondi

Un capitolo specifico riguarda il settore delle due ruote, fondamentale per la mobilità urbana e il cosiddetto “ultimo miglio”. Un fondo da 30 milioni di euro, inizialmente previsto per ciclomotori e motocicli nel 2026, sarà riformulato e in parte rifinanziato attingendo dalla dotazione destinata ai privati. Questa riorganizzazione comporterà un riassetto degli strumenti di supporto, con possibili impatti sugli scenari di sviluppo e sulle opportunità per i produttori e gli utenti di mezzi a due ruote.

Reazioni: industria soddisfatta, consumatori critici

L’annuncio del nuovo piano ha raccolto l’approvazione del comparto industriale, che vede nella forte quota destinata a ricerca e investimenti una leva decisiva per la transizione tecnologica e la competitività internazionale. Le imprese, tuttavia, chiedono procedure semplificate e calendari certi per poter pianificare investimenti di lungo periodo in modo efficace. Sul fronte opposto, le associazioni dei consumatori e ambientaliste manifestano delusione per l’assenza di incentivi diretti all’acquisto, ma riconoscono l’importanza delle misure che puntano su infrastrutture e retrofit, capaci di favorire una riduzione delle emissioni senza gravare eccessivamente sui bilanci familiari.

Contesto politico e prospettive future

Parte delle risorse del pacchetto proviene da stanziamenti previsti dal piano Draghi del 2022, successivamente ridimensionati nel 2024. Le modalità di ripartizione e le priorità individuate continueranno ad alimentare il dibattito politico, sia in Parlamento sia nelle sedi regionali, sulla strada migliore per accompagnare la transizione della mobilità italiana. Nei prossimi mesi, il decreto attuativo e la pubblicazione dei bandi saranno decisivi per capire se il piano rappresenterà una reale spinta alla modernizzazione del settore o se rischierà di rimanere una somma di annunci, con effetti disomogenei tra imprese e cittadini.

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