Caos Autovelox con 3.800 apparecchi registrati e meno di 1.000 omologati

Il Mit conta 3.800 autovelox registrati su 11.000: la Corte di Cassazione ha annullato multe da apparecchi non omologati. Rischio ondata di ricorsi e caos per i Comuni

Caos Autovelox con 3.800 apparecchi registrati e meno di 1.000 omologati
G C
Giorgio Colari
Pubblicato il 2 feb 2026

La crisi degli autovelox in Italia sta assumendo proporzioni allarmanti, sollevando interrogativi sulla legittimità delle sanzioni, la tenuta dei bilanci comunali e la tutela della sicurezza stradale. Il recente censimento promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto emergere una realtà inquietante: a fronte di circa 11.000 dispositivi installati lungo le strade del nostro Paese, solo una minima parte risulta effettivamente conforme alle normative vigenti. Questo scenario ha innescato un vero e proprio terremoto normativo e amministrativo, alimentando incertezza e malcontento tra cittadini e istituzioni.

Pochi corrispondono all’omologazione

Nel dettaglio, secondo i dati raccolti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, appena il 9% degli autovelox attivi risponde ai criteri di omologazione richiesti dalla legge. Un dato che si traduce in poco più di 1.000 apparecchi regolarmente certificati su un totale di circa 11.000. Il problema non è solo tecnico, ma profondamente giuridico: la recente sentenza della Corte di Cassazione, pronunciata lo scorso aprile, ha stabilito che le multe emesse con dispositivi privi di formale omologazione sono da considerarsi nulle. Un verdetto che ha spalancato le porte a una valanga di ricorsi da parte degli automobilisti, mettendo a rischio la sostenibilità finanziaria di molti comuni italiani.

La vicenda affonda le sue radici nell’autunno scorso, quando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha lanciato una piattaforma telematica, imponendo alle amministrazioni locali l’obbligo di comunicare, entro due mesi, tutti i dati tecnici relativi agli autovelox installati: marca, modello, matricola e relativi decreti di approvazione. In caso di mancata comunicazione nei tempi previsti, i dispositivi avrebbero dovuto essere immediatamente disattivati. Tuttavia, la risposta degli enti locali è stata tutt’altro che soddisfacente: su migliaia di comuni italiani, solo 3.800 hanno effettivamente trasmesso le informazioni richieste, lasciando nel limbo normativo la stragrande maggioranza dei dispositivi.

Situazione di grande incertezza

Questo caos regolamentare ha creato una situazione di incertezza senza precedenti. Le pronunce della Corte di Cassazione hanno stabilito un principio chiaro: le sanzioni elevate tramite strumenti approvati ma non omologati non hanno alcun valore legale. Di conseguenza, migliaia di automobilisti si sono già rivolti agli avvocati per presentare ricorsi, mentre i comuni si preparano ad affrontare una pioggia di richieste di rimborso che rischiano di mettere a dura prova i bilanci municipali.

Il ministro Salvini è intervenuto sulla questione, sottolineando come gli autovelox debbano essere strumenti al servizio della sicurezza stradale e non semplici fonti di introito per le casse comunali. In questa ottica, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta lavorando per completare l’iter di notifica a Bruxelles del nuovo decreto sull’omologazione dei dispositivi, nel tentativo di riportare ordine e chiarezza nel settore.

Il caos è stato denunciato

Nel frattempo, le principali associazioni dei consumatori sono scese in campo per denunciare il caos in atto. Organizzazioni come Codacons e Assoutenti hanno chiesto a gran voce un coordinamento urgente tra Comuni, prefetture e ministero, affinché vengano ristabilite regole certe e trasparenti. Secondo queste realtà, il rischio è duplice: da un lato, se gli automobilisti percepiscono che le sanzioni possano essere annullate, l’effetto deterrente degli autovelox potrebbe svanire, compromettendo la sicurezza stradale; dall’altro, i comuni potrebbero trovarsi sommersi da ricorsi e costretti a rimborsare importi considerevoli, con conseguenze pesanti per la gestione delle risorse pubbliche.

Gli esperti del settore sottolineano l’urgenza di introdurre regole chiare, sistemi di tracciabilità rigorosi e controlli periodici su tutti gli autovelox installati. Solo così sarà possibile ristabilire la fiducia dei cittadini nel sistema e garantire che la tecnologia venga realmente utilizzata per proteggere la collettività, anziché trasformarsi in un mero strumento di imposizione fiscale. Il dibattito è aperto e le soluzioni, per ora, sembrano ancora lontane, ma la posta in gioco è alta: tutelare i diritti dei cittadini, la trasparenza amministrativa e, soprattutto, la sicurezza stradale.

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