Chery, possibile accordo con JLR per produrre auto in UK

Il Regno Unito sta esplorando una partnership con Chery per usare capacità inutilizzate di Jaguar Land Rover: produzione a Liverpool, possibile rilancio del Freelander e focus sui veicoli elettrici per il mercato europeo

Chery, possibile accordo con JLR per produrre auto in UK
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Giorgio Colari
Pubblicato il 2 feb 2026

La prospettiva di una nuova base produttiva europea per Chery nel Regno Unito sta catalizzando l’attenzione del settore automobilistico e delle istituzioni. In un periodo di forti trasformazioni per l’industria britannica post-Brexit, la possibile partnership tra il colosso cinese e Jaguar Land Rover si configura come un’occasione di rilancio, ma anche come una sfida densa di implicazioni strategiche. Il cuore della trattativa ruota attorno allo stabilimento di Halewood, alle porte di Liverpool, un impianto dalla lunga storia che potrebbe essere destinato a diventare il nuovo hub europeo per la produzione di veicoli elettrici.

Le infrastrutture industriali britanniche, oggi in parte sottoutilizzate, rappresentano un nodo cruciale per il futuro del settore. In questo scenario, la proposta di collaborazione tra Chery e Jaguar Land Rover si inserisce come risposta concreta alle esigenze di rinnovamento della filiera produttiva nazionale. Lo stabilimento di Halewood, con una capacità potenziale di circa 205.000 veicoli l’anno, si presta idealmente ad accogliere la produzione di una nuova generazione di automobili a basse emissioni, sfruttando la piattaforma T1X di origine cinese e rilanciando il marchio Freelander in una veste completamente rinnovata.

Cresce la presenza sul mercato

Il contesto internazionale è caratterizzato da una crescente penetrazione di Chery nei mercati occidentali: solo lo scorso anno, la casa automobilistica cinese ha immesso nel Regno Unito oltre 5.500 unità, superando addirittura le vendite dello storico marchio Jaguar. Questo dato non solo testimonia la competitività dei nuovi attori globali, ma sottolinea anche la necessità, per l’industria britannica, di stringere alleanze strategiche in grado di garantire innovazione, occupazione e continuità produttiva.

Il piano industriale ipotizzato prevede la produzione di veicoli elettrici, ibridi plug-in e modelli dotati di autonomia estesa, tutti accomunati da una forte attenzione alla sostenibilità e all’efficienza energetica. Il rilancio del marchio Freelander attraverso queste nuove motorizzazioni rappresenterebbe non solo un’operazione di marketing, ma anche un passo deciso verso la transizione ecologica del settore automotive britannico. La sinergia tra know-how locale e tecnologie avanzate cinesi potrebbe generare un impatto positivo sull’intera filiera, favorendo la crescita di fornitori e servizi collegati.

Il governo è interessato

Dal punto di vista istituzionale, il Governo britannico guarda con interesse alla proposta. Il ministro delle imprese Peter Kyle ha sottolineato come, in presenza di una sotto capacità produttiva, la collaborazione con partner esteri come Chery risponda a una logica di razionalità economica. Produrre direttamente nel Regno Unito consentirebbe infatti di ridurre i dazi europei applicati ai veicoli elettrici, ottimizzare la logistica e accedere alle reti di fornitura locali, con benefici tangibili in termini di tempi di commercializzazione e costi di produzione.

Tuttavia, la trattativa solleva anche dubbi e resistenze. I sindacati e le associazioni di categoria chiedono garanzie stringenti sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulla tutela dei diritti dei lavoratori, mentre crescono le preoccupazioni relative alla sicurezza delle infrastrutture, al controllo della proprietà intellettuale e alla salvaguardia dei fornitori britannici. La questione della sicurezza strategica assume un ruolo centrale, soprattutto alla luce delle recenti tensioni geopolitiche e della necessità di preservare il know-how tecnologico nazionale.

Il rilancio di Liverpool

Per la città di Liverpool, l’arrivo di Chery e il rilancio dello stabilimento di Halewood potrebbero rappresentare una svolta economica significativa. Nuovi investimenti, opportunità di impiego e la possibilità di posizionarsi come polo avanzato per la produzione di veicoli elettrici aprono scenari di crescita, ma pongono anche la necessità di una regolamentazione attenta che protegga gli interessi locali e garantisca una distribuzione equa dei benefici.

Al momento, la negoziazione tra le parti resta in una fase esplorativa. Nei prossimi mesi sono attesi sviluppi e dichiarazioni ufficiali che potrebbero definire in modo più chiaro le condizioni dell’accordo e le prospettive per il settore automobilistico britannico. L’esito della trattativa rappresenterà un banco di prova cruciale non solo per il Governo, ma anche per la capacità dell’industria nazionale di attrarre investimenti e innovazione in un contesto globale sempre più competitivo.

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