I taxi senza conducente sono pronti per l'Europa: attivi h24

Waymo lancerà a Londra nel 2026 un servizio di taxi senza conducente con Jaguar I Pace e partner Moove. Pilota ad aprile, lancio a settembre e aggiornamenti normativi

I taxi senza conducente sono pronti per l'Europa: attivi h24
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Giorgio Colari
Pubblicato il 30 gen 2026

Il futuro della mobilità urbana si prepara a una svolta storica: Waymo, la divisione di Alphabet specializzata in veicoli autonomi, annuncia il suo debutto europeo con un progetto pilota che vedrà protagonisti i taxi senza conducente sulle strade di Londra. Questo passo rappresenta non solo un’avanzata tecnologica di rilievo, ma anche una sfida regolatoria e sociale per la capitale britannica, che si candida a diventare un laboratorio vivente per l’innovazione nella mobilità.

Una strategia su tre fasi

Il percorso verso l’implementazione dei robotaxi è scandito da una strategia ben articolata in tre fasi. Nelle prossime settimane, la città ospiterà i primi test su strada, con veicoli dotati di conducenti di sicurezza a bordo per monitorare e valutare le prestazioni dei sistemi autonomi in uno degli ambienti urbani più complessi e dinamici d’Europa. L’obiettivo è chiaro: raccogliere dati fondamentali per comprendere come le tecnologie di guida autonoma si adattino al traffico intenso, alle condizioni meteo variabili e alle esigenze di una metropoli cosmopolita.

La seconda tappa del progetto prevede il lancio di un servizio pilota ad aprile 2026. In questa fase, una flotta di Jaguar I Pace appositamente modificate, gestite in collaborazione con Moove – un attore di primo piano nel settore della mobilità urbana e partner di Uber – inizierà a trasportare i primi clienti. L’ambizione è di raggiungere la piena operatività commerciale entro settembre 2026, offrendo un servizio attivo 24 ore su 24, capace di rivoluzionare il modo in cui londinesi e turisti si spostano all’interno della città.

Invito alla cautela

Il contesto normativo britannico, tuttavia, invita alla cautela. Il governo del Regno Unito adotta un approccio pragmatico, improntato al principio “prima i dati, poi la normativa”. In attesa dell’entrata in vigore dell’Automated Vehicles Act, prevista per la seconda metà del 2027, le autorità stanno lavorando per aggiornare il quadro regolamentare. Il nuovo atto definirà con precisione responsabilità legali, requisiti tecnici e protocolli di sicurezza, elementi indispensabili per garantire che la diffusione dei veicoli autonomi avvenga nel rispetto della sicurezza pubblica e delle esigenze dei cittadini.

Nel frattempo, Londra si prepara a diventare un vero e proprio laboratorio urbano. Le strade della capitale offriranno uno scenario unico per testare la resilienza e l’affidabilità dei sistemi autonomi, soprattutto in presenza di traffico intenso, pedoni imprevedibili e situazioni di emergenza. Non mancano, però, le voci critiche: i sindacati e i rappresentanti dei tassisti esprimono preoccupazione per il possibile impatto occupazionale dei taxi senza conducente, mentre gli esperti di sicurezza richiamano alla prudenza, sottolineando la necessità di evitare un passaggio affrettato dalle prove con supervisione umana alle operazioni completamente autonome.

Esperienza in altre città

L’esperienza maturata in altre città, come San Francisco, mette in evidenza alcune criticità già emerse: i robotaxi hanno mostrato limiti nella gestione di situazioni anomale, come blocchi improvvisi del traffico o manovre impreviste in contesti fuori dall’ordinario. Questi episodi hanno alimentato il dibattito sulla reale affidabilità dei sistemi autonomi e sulla necessità di mantenere un elevato livello di vigilanza e di regolamentazione.

Il progetto londinese si inserisce all’interno di una strategia globale più ampia perseguita da Waymo. Dopo i test programmati a Tokyo a partire da aprile 2025 e il lancio limitato a Miami previsto per gennaio 2026, la società punta a consolidare la propria presenza nei principali mercati mondiali, rafforzando la leadership nell’ambito della guida autonoma. Per Londra, le sfide operative non mancano: la gestione della ricarica dei veicoli elettrici, la manutenzione continua e l’integrazione efficace con il sistema dei trasporti pubblici rappresentano nodi cruciali da sciogliere per assicurare il successo dell’iniziativa.

Dal punto di vista macroeconomico, l’introduzione dei taxi senza conducente potrebbe avere effetti significativi: una possibile riduzione della domanda di auto private, un impatto sui tempi di percorrenza e una potenziale diminuzione della congestione urbana sono solo alcune delle variabili che le autorità e gli operatori del settore dovranno monitorare con attenzione.

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