Petrolio oltre i 100 dollari, in arrivo un'altra pesanta stangata

Prezzi di benzina e diesel in aumento in Italia: dati nazionali e autostradali, impatto economico stimato e ipotesi di riduzione delle accise usando il surplus IVA

Petrolio oltre i 100 dollari, in arrivo un'altra pesanta stangata
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Giorgio Colari
Pubblicato il 17 mar 2026

I prezzi dei carburanti tornano a salire, confermando un aumento carburante che rischia di pesare in modo significativo sulle tasche degli italiani. Nelle ultime rilevazioni, il costo medio nazionale in modalità self-service si attesta a 1,842 euro al litro per la benzina e 2,071 euro per il diesel, segnando un incremento che, seppur contenuto nell’immediato – appena 0,1 centesimi al litro – si inserisce in un trend che resta decisamente orientato al rialzo. Le principali compagnie hanno già rivisto i listini: Eni ha aumentato di 1 centesimo la benzina e di 4 il diesel, mentre IP ha applicato rincari rispettivamente di 4 e 5 centesimi. In modalità servita, le medie raggiungono 1,975 euro per la benzina e 2,203 per il diesel, mentre sulle autostrade si toccano quasi i 2,179 e 2,388 euro al litro.

Le tensioni non accennano a diminuire

La causa principale di questa impennata va ricercata nelle tensioni geopolitiche internazionali. In particolare, la crisi in Iran e le minacce alla sicurezza dello Stretto di Hormuz – uno snodo cruciale per circa il 20% delle esportazioni mondiali di petrolio – hanno avuto un impatto diretto sulle quotazioni del Brent, che ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Questo aumento delle materie prime si riflette inevitabilmente sul prezzo dei carburanti raffinati e, a cascata, sui prezzi alla pompa in Italia. Gli analisti sottolineano come il mercato resti altamente volatile, con possibili nuove oscillazioni in arrivo nelle prossime settimane.

Le conseguenze di questi rincari non si limitano alle stazioni di servizio. Secondo le stime di Confesercenti, l’impatto complessivo sull’economia italiana potrebbe arrivare a ben 14 miliardi di euro, suddivisi tra 6,9 miliardi per l’aumento dei costi dei carburanti e 7,1 miliardi dovuti alle maggiori spese energetiche. Si tratta di una cifra che grava soprattutto sulle aziende con elevata intensità di trasporto e sulle famiglie a basso reddito, già provate dall’inflazione e dall’incremento generale dei prezzi.

Gli strumenti anti-crisi

Per fronteggiare questa situazione, il Governo sta valutando l’attivazione delle accise mobili, un meccanismo che prevede la possibilità di ridurre temporaneamente le accise sui carburanti sfruttando il maggiore gettito di IVA generato dagli aumenti di prezzo. In questo modo si punta a tutelare i consumatori e le imprese senza compromettere le entrate pubbliche, mantenendo un equilibrio delicato tra protezione sociale e sostenibilità dei conti statali. Non si esclude, inoltre, la possibilità di un coordinamento a livello europeo, dato il carattere sovranazionale degli shock energetici che stanno investendo il continente.

Dal lato dell’industria petrolifera, le posizioni restano contrastanti. Alcuni operatori sottolineano la natura imprevedibile delle fluttuazioni dei mercati globali e l’aumento dei costi di raffinazione, mentre altri difendono la necessità di mantenere margini adeguati per garantire continuità negli approvvigionamenti e sostenere gli investimenti futuri. Nel frattempo, i distributori indipendenti lamentano una compressione dei margini che potrebbe accelerare la concentrazione del mercato, riducendo ulteriormente la concorrenza e penalizzando i consumatori.

Costi impegnativi

Per chi si mette al volante, le strategie per contenere i costi rimangono quelle di sempre: confrontare i prezzi tra diversi impianti, privilegiare il self-service e approfittare di programmi fedeltà che offrono sconti sul carburante. Tuttavia, questi accorgimenti individuali forniscono solo un sollievo parziale rispetto a una dinamica che coinvolge l’intero sistema economico, incidendo sui costi di trasporto merci, sui prezzi di produzione e, in ultima analisi, sui prezzi finali al consumo.

In questo contesto, associazioni di consumatori e operatori del commercio lanciano un appello all’Esecutivo per l’adozione di misure mirate e temporanee, capaci di proteggere i soggetti più vulnerabili e di limitare gli effetti a catena sull’economia reale. Il Governo, da parte sua, continua a valutare tempi e modalità di intervento, con la consapevolezza che una risposta efficace richiede non solo prontezza, ma anche una visione strategica condivisa a livello nazionale ed europeo.

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