F1, niente più Aston Martin safety car: Mercedes unico fornitore

Aston Martin non rinnova il ruolo di fornitore delle safety car in F1. Mercedes rimane il fornitore unico dal 2026; la mossa riflette scelte strategiche e sportive

F1, niente più Aston Martin safety car: Mercedes unico fornitore
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Renato Terlisi
Pubblicato il 27 gen 2026

Un cambiamento epocale si profila all’orizzonte del motorsport: dal 2026, la Mercedes AMG GT Black Series sarà l’unica safety car Formula 1, ponendo fine alla partnership che vedeva la britannica Aston Martin alternarsi con la casa tedesca nella gestione della sicurezza in pista. Questa decisione, che segna la conclusione di una collaborazione avviata nel 2021, ha subito suscitato interrogativi tra gli addetti ai lavori e gli appassionati, aprendo una riflessione più ampia sulle strategie di posizionamento globale dei costruttori nel panorama delle competizioni internazionali.

Basta col turnover

Fino ad oggi, la Vantage F1 Edition di Aston Martin e la Mercedes AMG GT Black Series si dividevano l’onore e l’onere di guidare il gruppo durante le fasi di neutralizzazione delle gare di Formula 1. Questa alternanza non rappresentava solo una questione tecnica, ma anche una sfida di immagine e visibilità: entrambe le case automobilistiche beneficiavano di una vetrina mondiale senza eguali, mettendo in mostra le rispettive eccellenze ingegneristiche. Con la scelta di affidare a un solo costruttore la gestione della safety car Formula 1, viene meno quella competizione indiretta che aveva reso la presenza di due marchi una componente interessante anche per il pubblico e per gli sponsor.

Le differenze tra le due vetture, tuttavia, erano ormai diventate troppo evidenti per essere ignorate. La Vantage F1 Edition pagava dazio in termini di prestazioni: circa 60 cavalli in meno e un peso superiore di 100 chilogrammi rispetto alla rivale tedesca. Questi elementi si sono tradotti in una percezione di lentezza, soprattutto da parte dei piloti che, nei momenti cruciali della gara, richiedono la massima reattività e sicurezza dalla vettura di servizio. Non è un caso che il campione del mondo Max Verstappen abbia ironizzato sulla situazione, definendo la vettura inglese una “tartaruga verde” durante alcune procedure di safety car, sottolineando così il gap prestazionale che era ormai sotto gli occhi di tutti.

Massimo riserbo per adesso

Le ragioni ufficiali della scelta non sono state dettagliate nei comunicati diffusi da Aston Martin, che ha preferito mantenere il massimo riserbo sulla questione. Tuttavia, gli osservatori del settore sono concordi nell’individuare nella strategia aziendale e nella gestione delle risorse le motivazioni principali. Concentrarsi sul rafforzamento del programma agonistico, soprattutto in vista dell’arrivo di una figura di spicco come Adrian Newey, sembra essere diventata la priorità assoluta per il team britannico. In un contesto competitivo in continua evoluzione, la visibilità garantita dalla presenza della safety car, pur importante, potrebbe non essere più sufficiente a giustificare l’investimento necessario, soprattutto se rapportata ai potenziali benefici derivanti da una crescita delle performance in pista.

Dal punto di vista della Formula 1, la scelta di un unico fornitore per la safety car Formula 1 comporta indubbi vantaggi in termini di uniformità tecnica e semplificazione logistica. Gestire un solo modello significa poter standardizzare procedure, ricambi e formazione degli addetti, riducendo al minimo le variabili che potrebbero influire sulla sicurezza. Tuttavia, questa uniformità priva il circus di una delle sue componenti più spettacolari e riconoscibili: la possibilità di vedere in azione, sotto i riflettori di tutto il mondo, vetture di marchi diversi e con filosofie costruttive distinte. La FIA, dal canto suo, continuerà a definire le specifiche tecniche indipendentemente dal brand coinvolto, mantenendo come criterio principale la sicurezza dei piloti e degli spettatori.

Per Aston Martin, l’uscita di scena dal ruolo di fornitore della safety car Formula 1 non rappresenta certo un disimpegno dalla massima serie automobilistica. Al contrario, il team britannico conferma il proprio impegno nel progetto agonistico, puntando su investimenti mirati e sull’apporto determinante di Adrian Newey, il leggendario progettista destinato a portare una ventata di innovazione tecnica e organizzativa. Questa mossa può essere letta come un riposizionamento tattico delle risorse, finalizzato a ottenere risultati concreti in termini di competitività sulla griglia di partenza, in un momento storico in cui la Formula 1 si prepara a ridefinire i propri equilibri sia a livello regolamentare che tecnologico.

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