India, si va verso accordo sul taglio dei dazi alle auto europee

India e Unione Europea vicine a un trattato che riduce i dazi sulle auto europee importate: impatti per mercato, produttori locali e luxury brand

India, si va verso accordo sul taglio dei dazi alle auto europee
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Giorgio Colari
Pubblicato il 27 gen 2026

Il panorama dell’automotive globale si prepara a una svolta epocale: dopo anni di barriere commerciali quasi insormontabili, India e Unione Europea sono pronte a ridefinire i propri rapporti attraverso un accordo di libero scambio che promette di riscrivere le regole d’accesso al secondo mercato automobilistico più grande e dinamico al mondo. Con oltre 4,4 milioni di vetture vendute ogni anno e una crescita prevista fino a 6 milioni di unità entro il 2030, il mercato indiano rappresenta un terreno fertile e ancora largamente inesplorato per i costruttori occidentali.

Attualmente la presenza è marginale

Attualmente, le auto europee soffrono una presenza marginale in India, limitata a meno del 4% delle vendite totali, a causa di dazi d’importazione che oscillano tra il 70% e il 110%. Una barriera che, fino ad oggi, ha scoraggiato sia i marchi generalisti sia quelli di lusso dal puntare con decisione su Nuova Delhi. Tuttavia, tutto potrebbe cambiare con l’entrata in vigore dell’atteso accordo tra India e Unione Europea: il nuovo quadro prevede una riduzione immediata dei dazi al 40% per le vetture importate con un valore superiore ai 15.000 euro, con un ulteriore abbassamento fino al 10% nei prossimi anni. Questo taglio, se confermato, potrebbe aprire le porte a circa 200.000 auto europee a combustione ogni anno, dando il via a una nuova era di competitività e scelta per il consumatore locale.

L’accordo, anticipato da fonti specializzate per il 26 gennaio 2026, va ben oltre la mera dimensione commerciale. Per i costruttori europei rappresenta una risposta strategica alla crescente pressione esercitata dalla concorrenza cinese, offrendo un’opportunità di diversificazione delle esportazioni in un contesto di incertezza globale. Per i clienti indiani, invece, si profila una gamma più ampia di modelli tra cui scegliere, dalla praticità delle utilitarie alle suggestioni delle supercar firmate Ferrari e Lamborghini. La conseguenza diretta? Un inevitabile effetto calmierante sui prezzi e un netto miglioramento della qualità dei servizi post-vendita, grazie alla presenza di operatori internazionali sempre più competitivi.

Non sarà un percorso semplice

Ma la strada verso una piena apertura del mercato indiano non sarà priva di ostacoli. L’accordo, infatti, prevede una protezione temporanea per i veicoli elettrici, che resteranno esclusi dalle agevolazioni tariffarie per almeno cinque anni. Una misura pensata per tutelare i produttori locali come Mahindra e Tata, ma che rischia di rallentare il trasferimento tecnologico proprio nel segmento a più alto potenziale di crescita. Il comparto elettrico, infatti, è quello che sta vivendo la trasformazione più rapida e rappresenta il futuro della mobilità globale. Bloccare l’accesso alle tecnologie europee potrebbe, quindi, avere effetti collaterali non trascurabili sulla competitività e sull’innovazione del settore nazionale.

A queste dinamiche si aggiungono le preoccupazioni di natura economica e sociale. La riduzione dei dazi comporterà inevitabilmente una perdita di gettito fiscale per le casse dello Stato indiano e una pressione crescente sulle industrie automobilistiche tradizionali, già alle prese con una concorrenza interna agguerrita. Non a caso, i sindacati e le associazioni della manifattura locale hanno espresso timori concreti circa le possibili ripercussioni sull’occupazione e sulla tenuta della catena del valore nazionale. Un dilemma che impone una riflessione approfondita sulle modalità di implementazione dell’accordo e sugli strumenti di tutela da adottare a favore delle imprese e dei lavoratori indiani.

Una valenza ampia

Dal punto di vista geopolitico, l’intesa assume una valenza ancora più ampia. Rafforzando i legami tra India e Unione Europea, l’accordo di libero scambio si propone come un contrappeso strategico all’influenza crescente della Cina, contribuendo a ridisegnare gli equilibri nel più importante mercato indiano in via di sviluppo. Nei prossimi mesi, l’attenzione sarà tutta rivolta alla definizione dei dettagli operativi: dai contingenti alle specifiche tecniche, fino agli incentivi per gli investimenti locali, ogni scelta sarà determinante per capire se questa apertura potrà davvero rivoluzionare il settore automobilistico indiano e favorire una crescita sostenibile e condivisa.

 

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