Benzina e diesel, l'allarme di Tabarelli: prezzi verso i 2,50 euro al litro

Petrolio, raffinerie e tensioni in Medio Oriente fanno temere nuovi rincari alla pompa: Tabarelli indica una possibile soglia di 2,50 euro al litro

Benzina e diesel, l'allarme di Tabarelli: prezzi verso i 2,50 euro al litro
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Renato Terlisi
Pubblicato il 15 set 2026

Il consiglio arriva in un momento in cui il mercato dei carburanti torna a guardare con preoccupazione al Medio Oriente: andare a fare rifornimento adesso, perché nelle prossime settimane benzina e gasolio potrebbero costare sensibilmente di più. A lanciare l’allarme è Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, secondo cui l’escalation della crisi rischia di spingere i prezzi alla pompa verso quota 2,50 euro al litro.

La situazione internazionale è tornata a pesare sul petrolio. Il fermo dell’oleodotto Est-Ovest dell’Arabia Saudita si aggiunge al controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb da parte degli Houthi e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Sono tre fattori che incidono direttamente sulla sicurezza delle rotte energetiche e commerciali e alimentano l’incertezza sui mercati.

Il petrolio torna a spingere i carburanti

Secondo Tabarelli, il rischio è che l’aumento delle quotazioni internazionali si trasferisca rapidamente sui prezzi dei carburanti. Il problema, spiega il presidente di Nomisma Energia, riguarda sia la benzina sia, soprattutto, il gasolio, per il quale la situazione potrebbe diventare ancora più delicata.

Per capire perché l’impatto possa essere significativo bisogna guardare a come viene formato il prezzo alla pompa. Il costo del carburante non dipende infatti soltanto dal petrolio, ma anche dalla raffinazione e dalla componente fiscale. In uno scenario di forte tensione sulle forniture, quindi, l’aumento delle quotazioni può riflettersi sui listini praticati agli automobilisti.

Tabarelli indica una possibile destinazione particolarmente pesante: 2,50 euro al litro. Non si tratta di un prezzo già raggiunto, ma della soglia verso cui, secondo l’analisi del presidente di Nomisma Energia, potrebbero avvicinarsi i carburanti se la crisi dovesse aggravarsi.

Il nodo delle raffinerie in Europa

A rendere più complesso il quadro c’è anche un problema strutturale europeo. In Europa, sottolinea Tabarelli, c’è carenza di raffinerie, un elemento che può amplificare gli effetti di eventuali difficoltà sul fronte delle forniture.

Il petrolio, infatti, deve essere trasformato in prodotti raffinati prima di arrivare agli automobilisti sotto forma di benzina e diesel. Se la capacità di raffinazione è insufficiente rispetto alla domanda, una nuova fase di tensione può tradursi in ulteriori pressioni sui prezzi dei prodotti finiti.

Per chi deve fare rifornimento, dunque, la prospettiva indicata dall’esperto è quella di un possibile ulteriore aumento dei costi. Da qui l’invito a non rimandare il pieno, soprattutto in vista di un mercato che potrebbe risentire ancora dell’evoluzione della crisi mediorientale.

Trivelle, Tabarelli promuove la mossa del governo

Nel ragionamento di Tabarelli entra anche la politica energetica italiana. Il presidente di Nomisma Energia giudica giusta la scelta del governo Meloni sulle trivelle, ma allo stesso tempo la considera tardiva.

Il tema è quello della disponibilità di risorse energetiche e della necessità di ridurre la vulnerabilità di fronte alle crisi internazionali. L’attuale escalation in Medio Oriente rende ancora più evidente quanto le tensioni sulle principali rotte e infrastrutture petrolifere possano avere conseguenze anche molto lontane dai luoghi in cui si verificano.

Per gli automobilisti italiani, il segnale più immediato resta però quello dei prezzi. Se la pressione sui mercati internazionali continuerà a crescere, il pieno potrebbe diventare ancora più caro e la soglia dei 2,50 euro al litro, indicata da Tabarelli, potrebbe avvicinarsi.

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