Camion EV cinesi, prezzi fino a 100.000 euro più bassi: l’UE rischia di perdere un quarto del mercato

I camion elettrici cinesi possono costare fino a 100.000 euro meno dei rivali europei. Secondo T&E, i marchi stranieri potrebbero conquistare oltre il 25% del mercato entro il 2030

Camion EV cinesi, prezzi fino a 100.000 euro più bassi: l’UE rischia di perdere un quarto del mercato
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Renato Terlisi
Pubblicato il 14 set 2026

Dopo le automobili, la pressione dei costruttori cinesi potrebbe investire con forza anche il mercato europeo dei camion elettrici. Un settore oggi dominato quasi completamente dai produttori del continente, che rappresentano oltre il 95% delle vendite, ma nel quale nuovi concorrenti cinesi e americani stanno preparando un’offensiva importante.

Secondo uno studio di Transport & Environment (T&E), entro la fine del decennio oltre un quarto del mercato europeo dei camion a zero emissioni potrebbe finire nelle mani di produttori stranieri. Il principale vantaggio dei nuovi arrivati non sarebbe soltanto tecnologico: a fare la differenza sono soprattutto i costi.

La sfida diventa particolarmente visibile allo IAA Transportation di Hannover, dove accanto al Tesla Semi sono protagonisti numerosi camion elettrici provenienti dalla Cina.

I camion cinesi costano meno

T&E ha analizzato il costo totale di possesso di un camion elettrico per trasporto a lunga distanza acquistato nel 2026, considerando non soltanto il prezzo iniziale ma anche energia e manutenzione nell’arco di cinque anni.

Per un modello europeo la spesa media stimata raggiunge 363.200 euro, equivalenti a circa 0,63 euro per chilometro. Un camion elettrico cinese comparabile si fermerebbe invece a 320.600 euro, pari a 0,55 euro al chilometro.

La differenza complessiva è quindi di circa 42.600 euro, con un costo totale inferiore del 12%. Per le aziende che gestiscono flotte e percorrono ogni anno decine di migliaia di chilometri, otto centesimi risparmiati per chilometro possono diventare rapidamente una cifra importante. Il divario sul prezzo d’acquisto di alcuni modelli può essere ancora superiore.

Windrose punta anche sulla Francia

Uno dei casi più significativi è quello di Windrose, startup fondata nel 2022. Il suo Global E700 è stato annunciato a circa 195.000 euro, con un prezzo che potrebbe risultare inferiore di quasi 100.000 euro rispetto ad alcuni concorrenti.

L’azienda prevede inoltre di assemblare i propri camion in Francia, una strategia che renderebbe la sfida ancora più diretta per i costruttori europei. Windrose non sarà sola. A Hannover trovano spazio anche SuperPanther con l’eTopas 600 e altri produttori cinesi come BYD, Sany e Dongfeng. Dagli Stati Uniti arriva invece Tesla Semi, che porta la competizione internazionale in un segmento nel quale fino a oggi i marchi europei hanno mantenuto una posizione nettamente dominante.

La risposta dei costruttori europei

Volvo Trucks, Mercedes-Benz, MAN e Renault Trucks non partono però da zero. I grandi costruttori del continente stanno sviluppando camion con autonomie sempre maggiori e sistemi di ricarica ad altissima potenza.

Una delle tecnologie considerate strategiche è il Megawatt Charging System, pensato proprio per fornire enormi quantità di energia durante le soste dei mezzi pesanti. Alcuni nuovi camion europei promettono inoltre autonomie superiori ai 700 chilometri.

Il confronto, quindi, non riguarderà esclusivamente il listino. Per un’azienda di trasporto contano affidabilità, assistenza, tempi di fermo, disponibilità dei ricambi, infrastrutture di ricarica e costo complessivo per chilometro.

In gioco un quarto del mercato

La posizione dei produttori europei rimane oggi estremamente forte, ma l’elettrificazione potrebbe ridisegnare rapidamente gli equilibri. È proprio nella fase di passaggio verso le batterie che i nuovi concorrenti possono tentare di conquistare quote senza dover scardinare decenni di dominio nei camion diesel.

Secondo T&E, per proteggere la competitività industriale europea serviranno soprattutto una diffusione più rapida delle infrastrutture di ricarica e misure mirate per aiutare le flotte a passare ai mezzi a zero emissioni.

La posta in gioco è considerevole: se le previsioni si concretizzassero, entro il 2030 più del 25% dei camion elettrici venduti in Europa potrebbe portare un marchio non europeo.

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