Auto elettriche sempre più grandi, in Cina cresce il problema dei costi per le strade

In Cina le auto elettriche diventano sempre più grandi e pesanti. Crescono i costi per la manutenzione delle strade mentre diminuiscono le entrate dalle accise

Auto elettriche sempre più grandi, in Cina cresce il problema dei costi per le strade
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Renato Terlisi
Pubblicato il 23 lug 2026

La rapida diffusione delle auto elettriche sta trasformando il mercato automobilistico cinese, ma porta con sé anche nuove sfide per le infrastrutture. Secondo gli ultimi dati del settore, nel primo semestre del 2026 circa il 60% dei nuovi modelli lanciati in Cina supera i cinque metri di lunghezza, mentre alcuni SUV elettrici sfiorano le tre tonnellate di peso.

L’aumento delle dimensioni dei veicoli, unito al progressivo calo delle entrate derivanti dalle accise sui carburanti, sta mettendo sotto pressione il sistema di finanziamento della manutenzione stradale. Uno studio dell’unità di ricerca del Ministero dei Trasporti cinese, ripreso da Bloomberg, stima che ogni anno manchi circa il 50% delle risorse necessarie per garantire la manutenzione ordinaria della rete viaria.

Le auto diventano più grandi e più pesanti

Negli ultimi anni il mercato cinese è cambiato profondamente. Se fino a poco tempo fa tra le vetture più vendute figuravano citycar elettriche compatte, oggi la domanda si è spostata verso SUV e modelli di grandi dimensioni.

Secondo i dati della China Passenger Car Association, le auto sotto i 4,5 metri rappresentano ormai appena il 2% dei nuovi modelli lanciati nel primo semestre del 2026, contro il 13% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Tra gli esempi più rappresentativi c’è la BYD Great Tang, un SUV elettrico a sette posti lungo 5,3 metri e con una massa che può arrivare a 2.970 kg.

A favorire questa evoluzione hanno contribuito diversi fattori: batterie sempre più capienti per aumentare l’autonomia, dotazioni tecnologiche ricche e un sistema fiscale che, eliminando molte delle penalizzazioni tradizionalmente legate ai motori termici, ha reso meno conveniente scegliere vetture di dimensioni ridotte.

Meno accise, più costi per la manutenzione

L’espansione del parco circolante elettrificato ha però effetti anche sui conti pubblici. In Cina la manutenzione delle strade è finanziata in larga parte attraverso le tasse sui carburanti, redistribuite poi alle amministrazioni locali. Con la crescita delle vendite di veicoli elettrici e ibridi plug-in, oggi oltre il 60% del mercato delle auto passeggeri, il gettito fiscale proveniente da benzina e diesel si sta progressivamente riducendo.

Parallelamente aumenta il peso medio delle vetture in circolazione, un fattore che contribuisce ad accelerare l’usura dell’asfalto. Secondo lo studio citato, circa il 40% delle strade locali risulta inserito nei programmi di manutenzione senza disporre dei fondi necessari per gli interventi previsti. Una precedente analisi del 2023 stimava il deficit in circa 300 miliardi di yuan all’anno, pari a circa 44 miliardi di dollari.

La Cina valuta nuove soluzioni fiscali

Per affrontare il problema, il governo cinese ha già iniziato a rivedere alcune agevolazioni dedicate ai veicoli elettrificati. Le agevolazioni sulla tassa di vendita per i NEV (New Energy Vehicle) sono state ridotte, mentre alcune categorie, come le ibride plug-in e le EREV, perderanno completamente determinate esenzioni fiscali.

Parallelamente sono stati introdotti standard più severi sull’efficienza energetica dei veicoli, con l’obiettivo di scoraggiare la realizzazione di modelli eccessivamente pesanti e incentivare l’impiego di materiali più leggeri e soluzioni aerodinamiche.

Tra le ipotesi allo studio figura anche una tassa basata sui chilometri percorsi. Nella provincia di Hainan è già stato avviato un progetto sperimentale che monitora alcuni veicoli tramite sistemi satellitari per valutare possibili modelli di tariffazione.

Anche altri Paesi studiano nuove forme di tassazione

Il dibattito non riguarda soltanto la Cina. Diversi Paesi stanno valutando sistemi alternativi per compensare la riduzione delle entrate fiscali legate ai carburanti. L’Islanda applica già una tariffa calcolata sulla percorrenza annuale, mentre in Nuova Zelanda i proprietari di auto elettriche acquistano una licenza per l’utilizzo della rete stradale.

Anche il Regno Unito ha annunciato l’introduzione di una specifica tassazione per i veicoli elettrici, mentre la Svizzera sta studiando un sistema basato sui chilometri percorsi. La Norvegia, invece, ha scelto di collegare parte della tassazione direttamente al peso del veicolo.

Quali effetti potrebbe avere in Italia

Anche in Italia il tema potrebbe diventare sempre più attuale. Le accise sui carburanti rappresentano una voce importante delle entrate fiscali e la progressiva diffusione delle auto elettriche potrebbe ridurre il gettito disponibile nel corso degli anni. Al momento le vetture a batteria beneficiano ancora dell’esenzione dal bollo per i primi cinque anni su tutto il territorio nazionale, con agevolazioni permanenti in alcune regioni.

Per ora non sono previste tasse chilometriche, ma l’evoluzione del mercato e le esperienze già avviate in altri Paesi potrebbero alimentare il dibattito anche in Europa. La crescita delle dimensioni e del peso delle auto elettriche, infatti, apre una riflessione che va oltre la sola mobilità sostenibile: quella su come finanziare in futuro la manutenzione delle infrastrutture stradali in un contesto sempre meno dipendente dai carburanti tradizionali.

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