Auto elettriche, arrivano i sensori che scoprono chi occupa le colonnine senza ricaricare

A Bolzano arrivano sensori nell’asfalto per controllare gli stalli delle auto elettriche e individuare quelli occupati senza una ricarica in corso

Auto elettriche, arrivano i sensori che scoprono chi occupa le colonnine senza ricaricare
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Giorgio Colari
Pubblicato il 14 ago 2026

Trovare una colonnina libera non significa necessariamente riuscire a ricaricare. Chi utilizza un’auto elettrica si trova infatti sempre più spesso davanti a un problema molto concreto: lo stallo c’è, la colonnina pure, ma il parcheggio è occupato da qualcuno che non sta ricaricando.

Può trattarsi di un’auto a benzina o diesel lasciata nello spazio riservato, ma anche di una vettura elettrica parcheggiata davanti alla colonnina senza essere collegata. A Bolzano si prova ora a contrastare il fenomeno attraverso la tecnologia, con sensori nell’asfalto capaci di verificare in tempo reale cosa sta accadendo negli stalli.

L’iniziativa rientra in un investimento di circa 700.000 euro annunciato da Powy, che prevede anche l’installazione di 35 nuovi punti di ricarica distribuiti in 18 stazioni nel territorio comunale. La parte più curiosa del progetto riguarda però proprio il controllo dei parcheggi. Il sistema non si limita a capire se lo spazio è occupato: incrociando i dati con quelli della colonnina può verificare se il veicolo presente nello stallo sta realmente ricaricando.

Sensori nell’asfalto contro gli stalli occupati

Il principio di funzionamento è relativamente semplice. I dispositivi vengono installati direttamente sotto o in corrispondenza del manto stradale e possono rilevare la presenza di un’automobile. A seconda della soluzione tecnica adottata, questo tipo di rilevamento può utilizzare tecnologie magnetiche, radar o altri sistemi. L’informazione viene quindi trasmessa a una piattaforma digitale che consente di conoscere lo stato dello stallo.

Il vantaggio è evidente: sapere che un parcheggio riservato alla ricarica è occupato non basta. Bisogna capire anche come viene utilizzato. Ed è proprio qui che entra in gioco l’integrazione con la colonnina. Il sistema può confrontare la presenza fisica di un veicolo con lo stato della sessione di ricarica.

Se nello stallo viene rilevata un’automobile ma dalla colonnina non risulta alcuna ricarica attiva, emerge immediatamente un’anomalia. Una distinzione importante perché il problema non riguarda esclusivamente le auto termiche. Anche un’elettrica può occupare impropriamente una postazione se viene utilizzata come un normale parcheggio senza collegarsi alla colonnina.

Perché una colonnina occupata è un problema

Con la crescita del numero delle elettriche, la disponibilità delle infrastrutture diventa sempre più importante. Ma il numero assoluto delle colonnine racconta soltanto una parte della storia. Per l’automobilista conta soprattutto poter utilizzare la postazione quando ne ha bisogno.

Una colonnina perfettamente funzionante ma resa inaccessibile da un veicolo parcheggiato abusivamente equivale, dal punto di vista pratico, a una postazione temporaneamente fuori servizio. Il problema può essere particolarmente fastidioso per chi arriva con poca autonomia residua oppure ha pianificato un viaggio contando su una determinata stazione di ricarica.

A Bolzano l’intervento arriva inoltre in un territorio dove le infrastrutture stanno aumentando rapidamente. Secondo i dati riportati, il Trentino-Alto Adige ha registrato nell’ultimo anno una crescita superiore al 35% delle infrastrutture pubbliche di ricarica. Più aumenta la rete, quindi, più diventa importante utilizzarla in maniera efficiente.

Investimento da 700.000 euro

Il progetto non riguarda solamente i sensori. L’investimento annunciato ammonta a circa 700.000 euro e comprende 35 nuovi punti di ricarica suddivisi tra 18 stazioni. Bolzano dispone già di un’infrastruttura che comprende differenti tipologie di colonnine, dalle soluzioni in corrente alternata alle stazioni HPC ad alta potenza.

L’aggiunta dei sensori introduce però un ulteriore livello di gestione. Non si punta soltanto ad aumentare il numero dei punti disponibili, ma anche a conoscere meglio l’occupazione degli stalli.

In prospettiva, informazioni di questo tipo possono rendere più affidabile l’indicazione della disponibilità di una postazione. Per un automobilista elettrico c’è infatti una differenza sostanziale tra sapere che una colonnina è tecnicamente libera e sapere che anche lo spazio davanti alla colonnina è effettivamente accessibile.

Addio ai furbetti delle colonnine?

I sensori non eliminano automaticamente il problema dei parcheggi abusivi, ma permettono di identificarlo con maggiore precisione. Il punto centrale del progetto è proprio la possibilità di distinguere uno stallo realmente utilizzato per la sua funzione da uno semplicemente occupato.

Con la crescita delle auto elettriche, sistemi simili potrebbero diventare più comuni anche in altre città italiane. Installare nuove colonnine rimane fondamentale, ma garantirne l’effettiva disponibilità potrebbe diventare altrettanto importante. Il caso di Bolzano mostra quindi una possibile evoluzione delle infrastrutture di ricarica: non più soltanto prese e potenza, ma postazioni connesse capaci di capire cosa accade nello spazio circostante.

Per chi guida elettrico il vantaggio sarebbe molto concreto: ridurre il rischio di raggiungere una colonnina indicata come disponibile e scoprire, una volta arrivato, che davanti c’è un’auto parcheggiata che non sta ricaricando.

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