Al Nurburgring con la Mercedes SLS AMG Black Series

Mercedes ha festeggiato i 50 anni di AMG alla 24 Ore del Nurburgring con una parata dei modelli più belli di sempre.

Ho sempre avuto una sorta di “maledizione” per il Nurburgring. Tutte le volte che mi hanno proposto di correrci, o anche semplicemente di andarci, è sempre successo qualcosa che me lo ha impedito. Così non sono mai riuscito a girare all’Inferno Verde. Fino a ora. Mercedes ha festeggiato il cinquantesimo compleanno di AMG proprio sulla pista tedesca in occasione della 24 Ore del Nurburgring. Già non stavo nella pelle sapendo che avrei finalmente sfatato questa strana maledizione ma la sorpresa più grande è stata al mio arrivo quando gli uomini della Stella mi hanno fatto compilare un modulo di scarico di responsabilità per poter scendere in pista con una delle loro vetture.

Per il battesimo al ‘ring in molti scelgono auto poco potenti, compatte e facili da gestire. Io però ho scelto col cuore un’auto sulla quale, altrimenti, difficilmente sarei riuscito a salire, la Mercedes SLS AMG Black Series. Come saprete non si tratta dell’ultimo modello, ma di una versione speciale della già particolarissima Mercedes SLS AMG, la prima auto totalmente progettata da AMG. Anche per questo motivo ho deciso di celebrare con lei il mezzo secolo di vita del marchio di Großaspach che, proprio nelle versioni speciali Black Series ha vissuto un dei propri momenti migliori.

Mentre attendo di scendere in pista per la parata che precede la partenza della 24 Ore ripercorro a mente i suoi dati. Il motore è un V8 da 6.2 litri M159, la massima evoluzione del progetto M156, e sa sviluppare la bellezza di 631 cavalli a 7.400 giri e 635 Nm a 5.500 giri al minuto, 60 cavalli in più rispetto alla sorella minore Mercedes SLS AMG. Proprio da questo progetto deriva anche il motore delle nuove Mercedes-AMG GT3, nonché dei cinque esemplari della Mercedes-AMG GT3 Edition 50, una versione non omologata per le competizioni ma pensata per avere il massimo delle performance.

Rispetto alla normale ali di gabbiano la Black Series è un trionfo di fibra di carbonio, dai pannelli carrozzeria agli interni tutto è pensato per alleggerire la vettura, con l’ago della bilancia che si ferma sui 1.550 chili. Anche l’assetto è totalmente diverso rispetto alle normali SLS: con l’elettronica si possono gestire diverse tarature, ma non pensate di viaggiare comodi. Anche nel suo setup più “morbido”, se così lo si può definire”, la SLS Black Series è un’auto estremamente rigida e precisa. Se poi si imposta la modalità più sportiva l’auto si trasforma quasi in una sportiva da gara. Le sospensioni si induriscono notevolmente e non lasciano il minimo spazio a rollio e beccheggio.

Non si può dunque definirla un’auto da tutti i giorni: la Mercedes SLS AMG Black Series è da sfoderare nelle occasioni speciali, come questa. Dentro all’abitacolo ci sono due sedili da corsa travestiti da sedute “tradizionali”. Le finiture in pelle nascondono uno schienale molto duro e non regolabile: si può solo andare avanti e indietro per arrivare alla pedaliera. Le finiture, tuttavia, sono da vera Mercedes: tutto è curatissimo, dal tunnel in fibra di carbonio ai fianchetti delle portiere in pelle e Alcantara.

Basta un tocco sul pulsante Start per avviare la sinfonia dell’otto cilindri anche se devo dire che, inizialmente, mi sono gustato questa musica solo per poco. Al Nurburgring c’erano 33 gradi e tenere imbrigliato un motore del genere lo porta a surriscaldarsi. Dopo circa mezzora arriva il momento di entrare in pista. Afferro dall’alto la portiera e chiudo le “ali” della sportiva: il corteo parte prima della Hatzenbach e da lì in poi è tutta una successione di curve. Flugplatz, Adenauer Forst, Wehrseifen e così via, in una continua emozione da “prima volta”. Arriviamo poi al Karussel, una delle curve più famose della pista dove alcuni striscioni AMG mi ricordano che il mio giro è quasi finito. Passiamo davanti al rettilineo dove c’è la sbarra per l’entrata del Touristenfahrten e poi usciamo sulla sinistra per tornare al parcheggio.

La cosa che mi ha colpito di più, oltre alla grande inclinazione di salite e discese, è quanto è stretto il tracciato che da lì a pochi minuti i 156 equipaggi iscritti alla 24 Ore avrebbero dovuto affrontare. In alcuni tratti la larghezza è simile a quella di una strada di montagna: pensare di sorpassare qui è da pazzi. Nonostante questo i temerari piloti che hanno corso la 24 Ore del Nurburgring hanno dovuto sorpassare i doppiati anche in queste zone, con anche qualche contatto. Poche ore dopo l’inizio della gara un’Audi R8 ha urtato una Renault Clio proprio in una delle zone più strette ed è stata costretta al ritiro. Come lei molte altre auto hanno avuto problemi: dalla Subaru WRX che ha preso fuoco alle varie auto che hanno perso una gomma, fino ad arrivare alla Hyundai i30 N che, nonostante i contatti che le hanno distrutto il posteriore, è arrivata al traguardo al 50° posto. Sotto alla bandiera a scacchi ha trionfato l’Audi R8 LMS numero 29 davanti alla BMW M6 GT3 numero 98 e all’Audi R8 LMS numero 9. Quinta la prima Mercedes-AMG GT3, la numero 1.

Ci sono state invece altre auto, più fortunate, che nonostante i contatti sono riuscite a continuare con danni più o meno evidenti. Tra le cose che ricorderò di più di questa 24 Ore, oltre al rombo del 6.2 litri delle Mercedes-AMG GT3, c’è un’auto davvero particolare. Si tratta della Opel Manta della squadra Kissling Motorsport. Fin dall’inizio l’ho notata perché con mostri di tecnologia come le GT3 moderne ha ben poco a che vedere. Se ciò non bastasse, per attirare ancor di più l’attenzione, il team ha montato sull’antenna dell’auto una finta coda di volpe: impossibile non notarla. Durante la gara però la stoica Manta è stata protagonista di svariati incidenti e uscite di pista, che hanno portato i meccanici a usare le maniere forti, martellando la carrozzeria come potete vedere nel video qui sotto. Anche per questi piccoli dettagli la 24 Ore del Nurburgring è da vivere almeno una volta e io, finlamente, sono riuscito a togliermi questa soddisfazione.


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