Fiat Freemont 2.0 Multijet: il test di autoblog

Fiat Freemont 2.0 Multijet: il test di autoblog

La prova su strada di una vettura come la Fiat Freemont, non può che iniziare con alcune considerazioni cruciali per capire pienamente il significato di questa auto. Quello fra Fiat e Chrysler sembra uno di quei matrimoni “cotti e mangiati”, ma destinati a durare per sempre: il costruttore italiano ha avuto l’onere di assistere la compagnia americana in una ripresa economica e commerciale che si è rivelata più veloce e proficua del previsto; una scommessa vinta fra lo stupore di centinaia di analisti, imbrigliati in numeri che si sono sciolti come neve al sole di fronte all’evidenza: oggi il gruppo Fiat-Chrysler oltre ad apparire solido, promette un’offensiva di prodotti decisamente interessante; veicoli figli di una sinergia che unisce il know-how dei due mega gruppi nei rispettivi campi d’eccellenza.

La Freemont è la vettura giusta al momento giusto per Fiat: un progetto già pronto, farcito con tutte quelle caratteristiche di spaziosità e modularità dell’abitacolo che cercano le famiglie. Caratterizzato da quell’appeal da crossover che tanto piace alla clientela; un mezzo che incorpora le doti di comfort di una tipica americana, alle prestazioni stradali garantite dai motori FPT e dal lavoro svolto dai tecnici Fiat per migliorare l’handling complessivo. Ma il concetto più profondo che si può comprendere osservando quest’auto è un altro: Freemont è la rappresentazione lampante di quanto il marchio Fiat abbia guadagnato in termini di immagine negli ultimi anni.

Non è un mistero l’origine della Freemont; brutalmente la si può definire come una Dodge Journey “rivista, corretta e riconfezionata”. La stessa Journey che il mercato italiano ha accolto e trattato con estrema freddezza. Tuttavia, nonostante un’utenza sempre più smaliziata ed informata, è bastato un piccolo tocco del Lingotto ed una valorizzazione più appropriata del prodotto stesso, per rendere la Freemont estremamente appetibile fra i clienti italiani. Tanto da sorprendere Fiat stessa per la quantità di ordini raccolti e, probabilmente, per l’apprezzamento stesso di pubblico e critica. Segno che, se la sostanza c’era anche prima, la presenza del marchio Fiat sul cofano è stato un fattore determinante nel processo di rilancio di un veicolo intelligente, ma inizialmente incompreso. Ciò significa che il brand Fiat è tornato a fare la differenza, ad essere identificato come un marchio capace di produrre vetture di qualità. Ad esprimere valori in cui il pubblico è tornato ad identificarsi. Un traguardo di indubbio valore; forse il più importante per un’azienda proiettata ad essere fra i leader mondiali nel suo settore.

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Design ed interni: semplice fuori, spaziosissima dentro

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Esattamente come successo con Voyager, Thema, Delta ed Ypsilon, anche per Freemont, Fiat ha deciso di non rimettere mano allo stile della vettura nel processo di re-branding: una scelta che, dal punto di vista della clientela, può essere letta in due modi. Se da un lato la conversione dalla Jurney evoca operazioni commerciali appartenenti ad altri tempi (leggi Fiat Panda = Seat Marbella), dall’altro, e per pura casualità, la cifra stilistica mutuata dall’americana può parlare correttamente italiano: le linee squadrate e regolari di carrozzeria e gruppi ottici sembrano raccogliere l’eredità spirituale di alcune grandi Fiat del passato, come la Croma degli anni ’90, buttando nel dimenticatoio le morbidezze introdotte con l’ultima versione dell’ammiraglia italiana. Di quest’ultima rimane invece la fisionomia da station-wagon e l’anima da grande stradista. Tuttavia l’ammiraglia del Lingotto vanta ora una fisionomia da crossover che stuzzica la mente di molti, specie di quelli che vorrebbero portare la Freemont anche dove l’asfalto manca. Tanto più adesso che sta arrivando la trazione integrale.

Il frontale alto e massiccio dona eleganza all’auto, sottolineandone la presenza stradale: fari e mascherina fanno blocco unico, sottendendo la porzione inferiore del frontale. Quest’ultima vanta una generosa presa d’aria di forma trapezoidale a cui, lateralmente, si affiancano le luci fendinebbia. La fiancata presenta uno stile pulito e senza fronzoli, in cui risaltano i generosi passaruota. All’interno l’atmosfera è da americana: c’è spazio in abbondanza sia nella parte anteriore, caratterizzata da poltrone comode e di ottimo sostegno, sia nella seconda fila, dove trovano comodamente posto tre adulti. Più sacrificata è invece la terza che, oltre a garantire una volumetria per spalle e gambe meno generosa, risulta ovviamente meno accessibile. Ciò non vale per i bambini più piccoli che, complice l’effetto “pullman”, saranno ben felici di prendervi posto. La plancia della Freemont rivolge i comandi del sistema di radionavigazione e di climatizzazione a guidatore e passeggero: entrambi possono raggiungere agevolmente pulsanti e manopole, tutti di facile identificazione.

Decisamente di ottimo livello la qualità dei materiali impiegati, così come la cura degli assemblaggi. La plancia è costruita con plastiche molto piacevoli al tatto, che trasmettono un senso di robustezza pur rimanendo abbastanza ricercate. I pannelli portiera sono molto solidi, fatti per durare nel tempo. Estremamente gradevole anche la selleria in pelle del nostro esemplare, morbida e capace di donare all’abitacolo un aspetto sofisticato ed elegante. In questo contesto si distingue per chiarezza di funzionamento e facilità di utilizzo il sistema di radionavigazione: intuitivo e di facile consultazione. Una delle migliori realizzazioni Fiat quindi.

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La guida: peso elevato e baricentro alto non sono un problema

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Al volante la Freemont sfrutta tutto il meglio della sua genetica italo-americana: assorbe brillantemente buche, sconnessioni e dossi garantendo un comfort molto elevato, caratteristica tipica dei modelli provenienti dal mercato a stelle e strisce. Ciò tuttavia non compromette le doti dinamiche della vettura. In particolare, impressiona la tenuta di strada nonostante il peso ed un baricentro alto che remano contro: l’anteriore si dimostra davvero efficace, generando sempre molto grip e trascinando tutta la vettura con precisione. Nonostante un rollio più marcato emerga nelle manovre più violente, l’auto resiste estremamente bene al sottosterzo; una reazione che si genera esclusivamente quando si esagera, senza tuttavia scomporne il posteriore. Notevole la stabilità e la compostezza dell’intera vettura, che infonde molta fiducia nel guidatore. Facilità di utilizzo e sicurezza di marcia assicurati.

Lo sterzo, pur non direttissimo, è comunque sufficientemente preciso e si adatta molto bene all’indole rilassata e rilassante dell’auto. Semmai a mancare è un po’ di raggio di sterzata. Un po’ meno bene i freni, dai quali ci saremmo aspettati un mordente più convincente: nella guida di tutti i giorni vanno più che bene, ma portando la Freemont a limite perdono gradualmente efficienza. Questa crossover tuttavia non è e non vuole essere un mezzo progettato per un utilizzo sportivo. Lo testimonia anche il carattere del motore, il 2.0 Multijet da 170 CV: un’unità che si sposa benissimo con lo spirito dell’auto per silenziosità, regolarità di erogazione della coppia motrice e per l' elasticità. Pur essendo un quattro cilindri tutto italiano, finisce per passare per un propulsore di stampo americano, fatto per lavorare a poco più di un migliaio di giri per limitare consumi ed emissioni. Il range di utilizzo più soddisfacente è certamente quello compreso fra i 1800 ed i 2500 rpm, regime a cui l’auto riprende velocità sempre con un certo vigore.

Guidando con una discreta parsimonia e sfruttando l’abbondante coppia massima si 350 Nm è possibile quasi raggiungere i consumi dichiarati dalla casa: in città si possono tranquillamente percorrere 11/12 km con un litro, per arrivare ai 16/17.5 nella marcia autostradale. Lo Start&Stop, non disponibile, avrebbe aiutato a fare anche meglio nella marcia urbana. In linea con le aspettative anche la capacità di accelerazione e la velocità massima: per arrivare a 100 km/h da fermo, ci vogliono poco più di 11 secondi.

Tuttavia la Freemont non è un’auto che invoglia alla "guida d’attacco": il suo piuttosto è un animo da marciatrice insaziabile ed instancabile, fatta per macinare migliaia di kilometri nel relax assicurato da silenziosità di marcia e comodità delle sue poltrone. Il cambio rimane ben manovrabile e correttamente contrastato, privo di impuntamenti. Semmai a destare qualche critica potrebbe essere la sua posizione, infossata rispetto alla seduta ed allo sterzo. La sua manovrabilità non rappresenta certo un problema, ma è l’unica nota stonata in un abitacolo che vanta decisamente alti valori di ergonomia.

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Anche a trazione integrale

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Con le motorizzazioni 2.0 Multijet 2 da 170 CV e 3.6 benzina V6 da 280 CV, entrambe abbinate al cambio automatico a 6 marce, è possibile avere anche la trazione integrale. Si tratta di un sistema di tipo “on demand” in cui il sistema AWD è dotato di una centralina elettronica che, mediante sensori di slittamento, rileva il grado di aderenza delle quattro ruote e ripartisce coppia motrice all’assale posteriore per migliorare la trazione su fondi a bassa aderenza, terreni accidentati o su asfalto in particolari condizioni di percorrenza di curva.

Il sofisticato sistema elettronico regola il trasferimento di coppia attraverso l’utilizzo del giunto a controllo elettronico ECC (Electronically Controlled Coupling). Operando solo su richiesta, il meccanismo AWD, minimizza l’attrito causato sul motore. La sua centralina si interfaccia anche con l’ESP e il sistema di controllo di trazione. Il dispositivo AWD non sostituisce il controllo di trazione: interviene solo in situazioni in cui varia la trazione tra i due assi (per esempio, quando le ruote anteriori sono sul ghiaccio mentre quelle posteriori sull’asfalto asciutto o su ripide salite). Invece, in caso di aderenza differente sui due lati della vettura, entra in azione l’ESP. In molteplici condizioni di guida esso è passivo e la trazione è trasmessa solamente alle ruote anteriori.

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Considerazioni finali

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La Fiat Freemont è una vettura che impari ad apprezzare giorno per giorno, kilometro dopo kilometro. Probabilmente non è capace di scatenare quel “colpo di fulmine” che generano alcune auto vendute a prezzi simili. Quella per Freemont di contro è una stima che matura in relazione ai suoi contenuti, al suo rapporto qualità/prezzo ed alla sua modularità. Ti conquista piano piano, rivelandoti di volta in volta aspetti della sua anima che la rendono un prodotto estremamente concreto e tipicamente in linea con quello che ci si aspetta da una Fiat nel 2012. Ed alla fine scopri che Fiat Feemont e meno Dodge Journey di quanto pensi…

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Prezzi

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Fiat Freemont 2.0 Multijet 140 CV Freemont 25.920 euro
Fiat Freemont 2.0 Multijet 170 CV Freemont 27.430 euro
Fiat Freemont 2.0 Multijet 140 CV Urban 27.430 euro
Fiat Freemont 2.0 Multijet 170 CV Urban 28.940 euro
Fiat Freemont 2.0 Multijet 140 CV Lounge 29.430 euro
Fiat Freemont 2.0 Multijet 170 CV Lounge 30.940 euro
Fiat Freemont 2.0 Multijet 170 CV 4×4 Aut. Urban 32.440 euro
Fiat Freemont 3.6 280 CV 4×4 Aut. Urban 32.440 euro
Fiat Freemont 2.0 Multijet 170 CV 4×4 Aut. Lounge 34.440 euro
Fiat Freemont 3.6 280 CV 4×4 Aut. Lounge 34.440 euro

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Pregi e Difetti

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Piace
-Spaziosità
-Comportamento dinamico
-Confort
-Modularità dell’abitacolo
-Finitura
Non piace
-Assenza Start&Stop
-Posizione del cambio

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Scheda tecnica

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Fiat Freemont, 2.0 Multijet 170 CV 16v

Motore: 4 cilindri in linea
Diametro x corsa (mm): 83 x 90.4
Cilindrata (cm3): 1956
Livello ecologico: Euro 5
Rapporto di compressione: 16.5
Potenza max CE: kW (CV) a giri / min: 125 (170) @ 4000 giri / min
Rapporto potenza/tara (KW/t): 64,14
Coppia max CE, Nm a giri / min: 350 @ 1750 - 2500 giri / min
Alimentazione: Iniezione diretta Common Rail MultiJjet 2
Cambio: manuale a 6 rapporti
Sterzo: idraulico a pignone e cremagliera
Diametro di sterzata/min tra marciapiedi (m): 11,6
Freni anteriori: a disco da 302 mm (ventilati),
Freni posteriori: a disco da 305 mm
Sospensioni anteriori: a ruote indipendenti tipo McPherson con barra stabilizzatrice
Sospensioni posteriori: ruote indipendenti Multilink con bracci oscillanti, barra stabilizzatrice, molle ad elica e ammortizzatori telescopici

Dimensioni esterne
Passo (mm): 2890
Lunghezza / larghezza (mm): 4888 / 1878
Altezza (mm): 1691 o 1745 (con barre portapacchi)
Carreggiata anteriore / posteriore (mm): 1571 / 1582
Sbalzo anteriore / posteriore (mm): 989 / 1009
Volume bagagliaio(dm3): da 145 (a cintura) a 1461 (a padiglione)
Peso a vuoto (kg): 1874
Peso max rimorchiabile frenato (kg):1100
Serbatoio carburante (litri): 77,6

Prestazioni
Velocità massima (km/h): 195
Accelerazione (s) 0-100 km/h: 11
Consumi (l/100 km) Ciclo urbano / extraurbano / combinato: 8,3 / 5,3 / 6,4
Emissioni CO2 (g/km): 169

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